MILANO –L’allargamento del conflitto con la discesa in campo degli Houthi a sostegno dell’Iran spaventano i mercati, con le Borse che ripartono tutte in calo ma poi recuperano e chiudono in positivo. Ad alimentare i timori degli investitori anche la ricostruzione del Financial Times, secondo cui il presidente starebbe valutando di “impadronirsi” del petrolio iraniano, con la possibilità di conquistare l’isola di Kharg, transito dell’80% del greggio del paesi. Pesanti gli indici asiatici con Tokyo in calo del 2,79% in chiusura. Risale anche il petrolio, con il Brent a quota 115 dollari e il Wti poco sopra quota 100 dollari al barile.
Milano chiude in positivo grazie a Ferrari
A piazza affari accanto alle utility spicca Ferrari (+4,1%), in evidenza insieme a Terna (+3,4%), Eni (+2,6%), Enel (+2,8%) e Saipem (+3,1%). Sul fronte opposto st (-2%) e Mps (-0,9%) che continua a scontare le tensioni sulla governance. Giù anche Leonardo (-1,7%) appesantita dalle indiscrezioni sui vertici. Fuori dal paniere principale, poi, spicca il doppio capitombolo bff (-54,9%) e trevi (-34%). L'oro spot è in lieve rialzo a 4.531 Dollari l'oncia (+0,8%) e il gas ttf ad Amsterdam è tornato a 54,8 euro al megawattora (+1,3%). Sul valutario, l'euro in deciso calo a 1,145 dollari (-0,5%).
Europa positiva in chiusura, Parigi +0,92%, Londra +1,61%
Borse europee positive nel finale. Parigi guadagna lo 0,92% a 7.772 punti, Londra l'1,61% a 10.127 punti, Francoforte l'1,18% a 22.562 punti e Madrid lo 0,99% a 16.969 punti
Btp: spread chiude in calo a 94 punti, rendimento sotto il 4%
Chiusura di seduta in calo per lo spread tra btp e bund. Alle ultime battute della giornata il differenziale di rendimento tra il btp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si attesta a 94 punti base, tre in meno rispetto ai 97 punti del closing precedente. In netto calo il rendimento del btp decennale benchmark, che ha segnato un'ultima posizione al 3,98% dal 4,07% della chiusura di venerdì.
Europa positiva nel finale con Wall Street, Milano +0,85%
Borse europee positive nel finale insieme ai listini Usa. Milano e Francoforte guadagnano lo 0,85%, Londra fa meglio (+1,5%), mentre Parigi sale dello 0,8% e Madrid dello 0,65%. In luce i petroliferi Subsea 7 (+3,77%) TotalEnergies (+3,43%), Bp (+2,5%), Eni (+2,45%), Saipem (+2,4%) e Shell (+2,1%).
Fmi: Italia e Regno Unito particolarmente esposte per dipendenza gas
"In Europa, lo shock sta facendo riemergere lo spettro della crisi del gas del 2021-22, con paesi come l'Italia e il Regno Unito particolarmente esposti a causa della loro dipendenza dall'energia elettrica prodotta a gas, mentre Francia e Spagna sono relativamente protette grazie alla loro maggiore capacità nucleare e di energie rinnovabili". È l'analisi che fa il Fondo monetario internazionale sul modo in cui la guerra in Iran e Medioriente sta influenzando i settori dell'energia, del commercio e della finanza.
"Al contrario, i paesi esportatori di petrolio del Medioriente, di alcune parti dell'Africa e dell'America Latina che riescono ancora a portare i propri barili sul mercato hanno la prospettiva di una posizione fiscale ed esterna più solida grazie ai prezzi più elevati. I produttori le cui esportazioni sono limitate o ridotte - compresi diversi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo - possono aspettarsi un rialzo molto minore. Anche dopo la ripresa dei transiti, premi di rischio più elevati e incertezza potrebbero frenare gli investimenti e la crescita", spiega Fmi.
Powell (Fed): “Aspettative di inflazione ben ancorate, raggiungeremo il 2%”
Le aspettative di inflazione restano ben ancorate. Lo ha detto il presidente della Fed Jerome Powell, ribadendo l'impegno della banca centrale a raggiungere l'obiettivo di un'inflazione al 2%.
Listini europei positivi con Wall Street, Milano +0,7%
Listini di Borsa positivi in Europa dopo l'avvio in cauto rialzo delle borse Usa, con Wall Street in crescita dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,2% circa. La migliore è Londra (+1,2%), seguita da Milano (+0,7%), Parigi (+0,5%), Francoforte (+0,35%) e Madrid (+0,3%). Sale a 95,3 punti il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi, con il rendimento annuo italiano in calo di 5,7 punti al 3,99%, quello tedesco di 5,5 punti al 3,03% e quello francese di 6,7 punti al 3,76%. In rialzo il greggio (Wti +2,93% a 102,57 dollari al barile e Brent +2,54% a 115,43 dollari al barile) mentre scende il gas (-0,47% a 54,27 euro al MWh) dopo l'ottimismo ostentato dal presidente Usa Donald Trump sui negoziati in corso con l'Iran.
Petrolio, Bent e Wti in rialzo
I timori per un conflitto prolungato nel Golfo alimentano ancora la corsa del petrolio. Al momento i futures su maggio del Brent salgono del 2,5% a 115,4 dollari mentre il Wti guadagna +3% a 102,6 dollari.
Wall Street apre in rialzo
Wall Street apre positiva. Il Dow Jones sale dello 0,91% a 45.580,18 punti, il Nasdaq avanza dello 0,87% a 21.131,44 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,89% a 6.426,20 punti.
Bce: dazi usa ricadono al 95% su imprese e famiglie americane
L'inasprimento dei dazi da parte degli stati uniti sta incidendo solo marginalmente sui prezzi applicati dagli esportatori esteri, mentre l'onere principale ricade su imprese e consumatori americani. E' quanto emerge da un'analisi della Banca Centrale Europea diffusa in anteprima del bollettino economico atteso per giovedì. Secondo lo studio, appena il 5% dei maggiori costi legati alle tariffe viene trasferito ai produttori stranieri, mentre il restante 95% è assorbito lungo la filiera distributiva interna agli stati uniti e, in ultima istanza, dai consumatori.
L’inflazione tedesca schizza al 2,7% a marzo
A marzo, in base alla stima preliminare, il tasso di inflazione in Germania è balzato al 2,7% su base annua, in aumento rispetto all'1,9% di febbraio e in linea con le previsioni di mercato. Si tratta del livello più alto dal gennaio 2024. L'indice dei prezzi al consumo è stato trainato da un'impennata del 7,2% dei prezzi dell'energia, che ha posto fine a 26 mesi di cali, sullo sfondo del conflitto in corso in Medio Oriente. Su base mensile l'inflazione ha registrato un +1,1% dal +0,2% del mese precedente, in linea con le aspettative.
L'inflazione dei servizi si è mantenuta stabile al 3,2%, mentre l'inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è rimasta al 2,5% e l'inflazione alimentare è scesa dall'1,1% allo 0,9%.
Anche l'indice dei prezzi armonizzato, attentamente monitorato dalla Bce, è salito al 2,8%, il livello più alto degli ultimi 14 mesi, mantenendo entrambi gli indicatori al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Bce.
Bnp Paribas supera soglia 3% Bff Bank, “nessuna influenza su gestione”
Bnp Paribas supera la soglia del 3% in Bff Bank. La quota deriva da "diverse transazioni effettuate sul mercato Mta di Borsa Italiana e 'over the counter' da parte di Bnp Paribas SA (divisione Securities Services) e dalla sua controllata Bnp Paribas Financial Markets", si legge in una nota. La soglia è stata superata alla data del 18 marzo scorso. Per cui, a tale data, Bnp Paribas detiene, "a livello di gruppo, il 3,64% del totale delle azioni emesse/del totale dei diritti di voto" di Bff Bank.
"L'acquisto di tali titoli è in linea con il normale svolgimento delle nostre attività di trading e non implica né l'intenzione di attuare una strategia specifica, né la volontà di esercitare un'influenza specifica sulla gestione di Bff Bank", spiega quindi Bnp Paribas.
Bce: costo dazi Usa ricade su imprese e consumatori americani
I costi dei dazi ricadono principalmente sulle imprese e sui consumatori statunitensi mentre solo il 5% dei costi è sostenuto dalle imprese straniere. È quanto si evince da uno studio della Bce. Gli studiosi rilevano che a seguito di una serie di aumenti tariffari imposti dagli Stati Uniti, "sia i prezzi (al netto dei dazi) sia i volumi delle merci importate sono diminuiti. Da gennaio a novembre 2025, l'aliquota tariffaria effettiva prevista è aumentata significativamente dal 3% a oltre il 18%".
Da parte loro, gli esportatori verso gli Stati Uniti "stanno assorbendo solo una piccola parte dei costi legati all'aumento dei dazi". Nel complesso, secondo i calcoli dell'Eurotower, un aumento del 10% dei dazi comporta solo un aumento dei prezzi del 9,5%. L'impatto stimato dei dazi sui volumi delle importazioni è invece "notevole" visto che un aumento del 10% dei dazi comporterebbe un calo del 37% dei volumi delle importazioni. "Se ci concentriamo solo sulle categorie di prodotti che continuano a essere scambiate con l'applicazione dei dazi, il coefficiente stimato diminuisce notevolmente, pur rimanendo economicamente rilevante a -0,43.Ciò significa che un aumento del 10% dei dazi comporterebbe un calo del 4,3% dei volumi delle importazioni".
La rupia indiana torna in calo, 95,22 sul dollaro, nuovo minimo storico
La rupia indiana è tornata in calo toccando un nuovo minimo storico nei confronti del dollaro nonostante l'apertura al rialzo di stamattina dovuta, secondo diversi osservatori, a un provvedimento della banca centrale. Stando a quanto riporta l'agenzia di stampa indiana Pti, la rupia è scesa per la prima volta a quota 95,22 nei confronti del dollaro: un calo di 160 centesimi che avviene sullo sfondo dei prezzi del petrolio in salita a causa della guerra in Medio Oriente.
Stamattina, la rupia aveva invece aperto in crescita di 128 centesimi sulla moneta americana dopo la decisione della banca centrale indiana di ridurre a 100 milioni di dollari la posizione netta aperta che le banche potranno mantenere sul mercato valutario onshore a partire dal 10 aprile, cosa che secondo alcuni osservatori potrebbe portare alla vendita di dollari.
Moody's, se chiuso a lungo Hormuz gas potenzialmente a 100 euro
Moody's allerta che "un'interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora". L'agenza di rating in un report ricorda che "l'Ue ha importato circa 10 miliardi di metri cubi di Gnl dal Qatar nel 2025, pari a circa il 2% delle sue importazioni totali di gas e al 3% della domanda di gas dell'Ue".
"Con lo stoccaggio di gas attualmente al di sotto della media a lungo termine, il rischio principale è rappresentato da un rallentamento delle immissioni in stoccaggio durante l'estate, che lascerebbe le scorte al di sotto dei livelli richiesti in vista della stagione invernale", evidenzia Moody's nell'indicare che "l'esposizione a una carenza di approvvigionamento è concentrata in Italia e Belgio, poiché il Qatar rappresentava rispettivamente il 4% e il 16% delle importazioni totali di Gnl di questi Paesi nel 2024, il che implica potenziali e significativi deficit di approvvigionamento interno in assenza di volumi sostitutivi".
Invece, "l'esposizione della Spagna al Gnl del Qatar è modesta, pari a circa il 2% delle sue importazioni di Gnl, mentre Germania e Francia non hanno importazioni dirette dal Qatar. Il Regno Unito importa il 6% del suo Gnl dal Qatar, ovvero il 2% delle sue importazioni totali di gas".
Bff Bank crolla in Borsa (-49%) dopo commissariamento
Bff Bank crolla a Piazza Affari dopo la notizia che Bankitalia ha nominato Raffaele Lener e Francesco Fioretto in qualità di commissari in temporaneo affiancamento al consiglio di amministrazione per "coadiuvarlo nel rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile e nella gestione delle azioni rimediali nel comparto creditizio afferente al business del factoring e del sistema di controlli interni, già avviate dalla Banca". Il titolo Bff Bank in questo momento dimezza il proprio valore (-49,21%) a quota 1,620 euro per azione.
Il private banking record nel 2025, masse a 1.417 miliardi
Il private banking chiude il 2025 con masse in gestione record pari a 1.417 miliardi di euro, in crescita del 12,7% rispetto al 2024. Secondo quanto emerge, dalla fotografia scattata dall'ufficio studi dell'associazione italiana Private Banking (Aipb), il dato più significativo che emerge dall'analisi allargata al quadriennio 2022-2025 è la continuità del settore.
La raccolta netta è, infatti, rimasta sempre positiva raggiungendo nell'ultimo anno i 58 miliardi di euro, il livello più alto registrato dal 2015. Questa capacità di attrarre nuovi patrimoni anche nelle fasi più volatili ha permesso al Private Banking di consolidare il suo primato, arrivando a gestire oggi il 47% della ricchezza finanziaria (raccolta indiretta) delle famiglie italiane.
Gas in lieve rialzo
l valore dell'indice IGI (Italian Gas Index) per il 30 marzo è pari a 55,47 euro al megawattora, in lieve rialzo rispetto al 29 marzo attestatosi a 55,24 euro al megawattora. L'indice, calcolato giornalmente dal Gestore dei Mercati Energetici - GME, fornisce uno strumento di interpretazione e valutazione delle dinamiche osservate sui mercati del gas in Italia e si propone come un riferimento trasparente e replicabile dagli operatori, per operazioni di hedging e/o per contratti di fornitura
Mercati ancora in negativo
Le Borse europee proseguono la seduta in terreno negativo mentre si inasprisce la guerra in Medio Oriente. L'attenzione si concentra sui prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio e del gas. Gli investitori temono un aumento dell'inflazione e la possibilità che le banche centrali decidano di intervenire con il rialzo dei tassi d'interesse.
Avvio in calo per Francoforte (-0,39%), Madrid (-0,18%) e Parigi (-0,17%). Poco mossa Londra (-0,04%).
Le Borse europee partono deboli
Nei primi scambi a Londra l'indice Ftse 100 si aggira sulla parità a +0,05% e 9.973,45 punti, a Francoforte il Dax perde lo 0,4% a 22.220,68 punti, a Parigi il Cac40 cede lo 0,14% a 7.681,65 punti e a Madrid l'Ibex35 lo 0,2% a 16.804,04 punti. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib segna -0,32% a 43.240,16 punti.
Germania, Ifo prevede aumento inflazione per guerra
L'inflazione in Germania è destinata a risalire dopo essere scesa brevemente al di sotto dell'obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, a causa della guerra in Iran che fa aumentare i costi energetici e aggiunge pressioni sui prezzi in generale, secondo gli economisti. L'Ufficio federale di statistica pubblicherà oggi una stima preliminare dell'inflazione di marzo. A febbraio, la crescita dei prezzi al consumo era scesa al di sotto del 2%, offrendo una breve tregua alle famiglie tedesche.
In precedenza, gli economisti si aspettavano un'inflazione media di poco superiore al 2% quest'anno. Tuttavia, l'Istituto di politica macroeconomica (Imk) prevede ora che il tasso salirà a oltre il 2,5% nella prima metà dell'anno a causa del conflitto. Anche la banca centrale tedesca ha avvertito che l'inflazione potrebbe aumentare significativamente verso il 3% nel breve termine.
L'impatto del conflitto in Medio Oriente è già visibile presso le stazioni di servizio tedesche, dove i prezzi della benzina e del diesel sono diventati comuni, superando i 2 euro al litro. Gli economisti avvertono che lo shock dei prezzi del petrolio potrebbe diffondersi più ampiamente nell'economia, ad esempio attraverso l'aumento dei costi di trasporto che si ripercuote sui prezzi dei prodotti alimentari. L'Istituto Ifo prevede che l'inflazione raggiungerà un picco di circa il 2,5% nel breve termine, a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio e del gas, per poi diminuire nuovamente. Se il conflitto non dovesse durare più di qualche mese, secondo l'Imk, l'impatto complessivo sull'inflazione potrebbe rimanere limitato.
Tokyo chiude in forte calo
La Borsa di Tokyo termina la prima seduta della settimana in netto ribasso, sui timori di un allargamento del conflitto in Medio Oriente, con l'incertezza sull'esito dei negoziati tra Stati Uniti e l'Iran, e il prezzo del petrolio che si mantiene stabile sopra i 100 dollari al barile. Il listino di riferimento Nikkei segna una flessione del 2,79%, a quota 51.885,85, segnando una perdita di quasi 1.500 punti. Sul mercato valutario lo yen si mantiene debole sul dollaro, a 160,20, e sull'euro a 184,50.