Esteri

Gaza, l’operatrice di Save the children: “Vogliamo avere il tempo di crollare anche per un attimo”

Gaza, l’operatrice di Save the children: “Vogliamo avere il tempo di crollare anche per un attimo”

Dopo aver perso il marito all’inizio dell’offensiva israeliana, Shurouq ha dovuto imparare a resistere insieme alla sua bambina mentre documentava le sofferenze della sua gente. Sfollata per otto volte, solo all’ultimo ha lasciato Gaza City

2 minuti di lettura

“Non voglio medaglie. Non voglio applausi. Voglio un cessate il fuoco immediato e duraturo. Voglio il lusso di potermi accasciare, di crollare anche solo per un momento. Di piangere. Di urlare. Di dire addio come si deve”. Non ci crede ancora Shurouq, operatrice di Save the children di Gaza City. Mentre si inizia a parlare di scambi di prigionieri e di camion di aiuti che finalmente dovrebbero tornare ad entrare lei spera solo che sia finito il tempo delle bombe, degli sfollamenti continui, di una vita da riporre in buste da portare via in fretta, con una bimba di tre anni appena che di suo padre non ricorderà neanche il volto. E’ stato ammazzato all’inizio dell’offensiva, quando la bambina aveva a stento undici mesi.

“Stavamo facendo colazione insieme quando sono partiti i bombardamenti – racconta - Siamo corsi al piano terra, io tenevo la sua mano in un braccio e la nostra bambina nell’altro. In due secondi tutto è cambiato. Da accanto a me, si è spostato davanti a noi. Ha aperto le braccia, e poi il mondo è diventato grigio e rosso. Il suo corpo è diventato il nostro scudo”. E lei non ha avuto il tempo di elaborare il lutto perché ha dovuto imparare a prendere più cose possibile e scappare, a cercare un rifugio, sopravvivere. Le è toccato farlo per almeno otto volte in 21 mesi, tentando di resistere, rimanere a Gaza City o tornarci appena possibile, poi è stata costretta a mollare tutto: “la tomba di mio marito, le macerie della nostra casa, e la città dove sono cresciuta, ho riso, amato e vissuto i momenti più belli della mia vita”.

A Gaza è successo praticamente a tutti, più e più volte. “Per molti – dice – sfollamento è solo una parola. Ma qui è un’esperienza che coinvolge tutto il corpo. Non è una valigia e un nuovo inizio. È fuoco. È paura. È fuggire con solo l’essenziale, se si è fortunati ad averlo. Le cose più semplici, come i vestiti estivi di mia figlia, diventano tesori insostituibili. I mercati sono vuoti. Le frontiere chiuse. E quel poco che c’è è spesso irraggiungibile: troppo raro, troppo costoso o troppo lontano”.

La quotidianità, spiega, è un’impresa diventata più difficile settimana dopo settimana, mese dopo mese: “Le infrastrutture stanno crollando. I servizi igienici sono scarsi e si diffondono infezioni respiratorie, diarrea, malattie della pelle e meningite. La ricerca mattutina dell’acqua potabile è diventata una routine, come respirare”.

Per Save the children, Shurouq lavora come esperta multimediale, documenta le sofferenze dei bambini, gli sforzi delle loro famiglie o di chi se ne prenda cura, “cerco di aiutare il mio popolo mentre anch’io ne faccio parte. Per questo porto il peso non solo di dare voce a chi non ne ha, ma anche delle storie, degli sguardi, del dolore, delle domande senza risposta: “Cosa dobbiamo fare ora? Dove andiamo?”.E ogni mattina, la parte del giorno che lei più amava e adesso è un quotidiano incubo, deve affrontare “scene che mi spezzano un po’ di più ogni giorno”. Bambini che dormono sui marciapiedi, con la testa su cuscini accanto a strade piene di liquami. Famiglie senza nulla, nemmeno un telo da chiamare tenda, all’addiaccio che rimangono in attesa di un un miracolo. “Ma i miracoli non arrivano. La maggior parte di questi bambini e delle loro famiglie soffre di fame estrema; molti sono fuggiti dalla carestia – solo per ritrovarsi in un incubo diverso”.

Adesso le notizie dai palazzi sembrano far sperare quanto meno in una pausa dall’orrore. “Voglio essere onesta: dopo due anni, sono esausta. Non sono la donna forte che il mondo ama celebrare nei titoli. Non sono una supereroina. Sono una donna che ha perso il marito, il compagno, la casa, il passato”. Ed ha dovuto imparare a resistere. Per sé,

I commenti dei lettori