Gli Houthi yemeniti hanno annunciato in un messaggio ad Hamas di aver sospeso i propri attacchi contro Israele e contro le navi nel Mar Rosso, alla luce del cessate il fuoco in vigore nella Striscia di Gaza. Secondo i media palestinesi, in una lettera indirizzata alle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, i ribelli sciiti filoiraniani hanno scritto: "Seguiamo da vicino gli sviluppi. Dichiariamo che, qualora il nemico riprendesse la propria aggressione su Gaza, torneremo alle nostre attività militari nel cuore dell'entità sionista e reimporremo il blocco alla navigazione israeliana nel Mar Rosso e nel Mar Arabico"
Onu: “A Gaza portato cibo a un milione di persone”
A un mese dal cessate il fuoco a Gaza, le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie legate all'Onu hanno fornito cibo a più di un milione di persone. Lo ha annunciato l'inviato per gli affari umanitari dell'Onu, Tom Fletcher. "I centri di alimentazione sono stati riaperti - ha aggiunto - e i servizi ospedalieri stanno curando un numero maggiore di pazienti. Sono inoltre riprese le vaccinazioni fondamentali".
Idf arrestano diversi coloni in Cisgiordania
Le IDF hanno arrestato diversi coloni della Cisgiordania che hanno dato fuoco a veicoli e camion palestinesi, nonchè a una fabbrica e a terreni agricoli a Beit Lid, vicino alla città palestinese di Tulkarem, nella Cisgiordania settentrionale.
L'esercito israeliano ha dichiarato che le sue forze sono state inviate nella zona dopo che i media palestinesi hanno riferito che alcuni giovani residenti in cima alla collina hanno lanciato un attacco incendiario contro i camion di un caseificio locale vicino a Beit Lid. L'attacco avrebbe interessato anche la fabbrica, terreni agricoli, capannoni metallici e diverse tende appartenenti a famiglie beduine. Quattro palestinesi sono rimasti feriti nell'attacco.
"Le IDF condannano fermamente ogni forma di violenza che distolga comandanti e soldati dai loro doveri operativi di protezione dell'area e di conduzione di attività antiterrorismo. Gli individui arrestati sono stati trasferiti alla Polizia israeliana per ulteriori accertamenti", si legge nella dichiarazione.
Funzionario israeliano: “Nessun accordo su esilio per miliziani Hamas”
"Non esiste una soluzione concordata per quanto riguarda i terroristi a Rafah". Lo ha affermato a Times of Israel un funzionario israeliano in merito all'indiscrezione di Ynet secondo cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il consigliere statunitense per il Medioriente Jared Kushner avrebbero concordato che ai 100-200 miliziani di Hamas nascosti nei tunnel di Rafah sarà consentito di andare in esilio.
Crosetto: “Valutare ritiro Unifil o nuova presenza Onu”
"Cordiale e costruttivo incontro con il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le Operazioni di Pace, Lacroix. Al centro del dialogo, il ruolo essenziale delle Nazioni Unite nell'attuale scenario internazionale e la necessità di un multilateralismo rinnovato, capace di rafforzare l'efficacia delle missioni di pace e delle iniziative di stabilizzazione. La missione Unifil rappresenta un pilastro fondamentale per la stabilità e la sicurezza dell'intero Medio Oriente. Occorre pertanto valutare con attenzione modalità e tempi di un eventuale ritiro o, in alternativa, la possibilità di assicurare una nuova e solida presenza internazionale che ne raccolga l'eredità e ne garantisca la continuità". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto su X.
Ministro Dermer rassegna le dimissioni
Il ministro per gli Affari strategici di Israele Ron Dermer ha presentato la sua lettera di dimissioni al primo ministro Benjamin Netanyahu. Nella lettera, Dermer afferma di aver promesso alla sua famiglia, entrando nel governo nel dicembre 2022, che avrebbe ricoperto l'incarico solo per due anni. Il ministro dichiara di aver prolungato il suo mandato due volte con la benedizione della sua famiglia: "La prima volta per collaborare con Netanyahu per rimuovere la minaccia esistenziale rappresentata dalle capacità militari nucleari dell'Iran e la seconda volta per porre fine alla guerra a Gaza alle condizioni stabilite da Israele e per riportare a casa i nostri ostaggi". "Questo governo sarà ricordato sia per l'attacco del 7 ottobre sia per la sua gestione della guerra su sette fronti durata due anni", spiega Dermer. "Non so cosa mi riserva il futuro, ma una cosa la so per certo: in tutto ciò che farò, continuerò a fare la mia parte per garantire il futuro del popolo ebraico". Dermer, nato negli Stati Uniti, è considerato il consigliere più stretto di Netanyahu e si è occupato di un'ampia gamma di questioni diplomatiche, tra cui i rapporti con gli Stati Uniti, le trattative per il rilascio degli ostaggi durante la guerra di Gaza e le relazioni di Israele con i vicini paesi arabi. Secondo una fonte citata da Times of Israel Dermer, pur lasciando il governo, continuerà a occuparsi di alcune questioni, come gli sforzi per ampliare gli Accordi di Abramo, e agirà come inviato speciale di Netanyahu.
Hezbollah sfida governo libanese: “Provate a disarmarci"
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha sfidato il governo libanese a disarmare la milizia sciita e ha avvertito che il disarmo previsto dal cessate il fuoco con Israele non riguarda il dispiegamento di guerriglieri a nord del fiume Litani. Qassem ha anche avvertito che gli attacchi israeliani quasi quotidiani nel Libano meridionale "non possono continuare". "Tutto ha un limite", ha detto Qassem in un discorso televisivo in cui ha ribadito che Hezbollah non cederà le armi necessarie per l'autodifesa.
Abbas a Macron: “Ribadiamo l’impegno per riforme ed elezioni in Palestina”
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha riaffermato a Parigi, durante l'incontro con Emmanuel Macron, il proprio "impegno a portare avanti riforme all'interno dell'Autorità palestinese", comprese "l'organizzazione di elezioni presidenziali e legislative". "Rinnoviamo qui davanti a voi il nostro impegno per le riforme", ha dichiarato Abbas al termine del colloquio con il presidente francese.
Macron ha precisato che le elezioni dovrebbero svolgersi "un anno dopo il passaggio alla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza", quella che prevede il disarmo di Hamas. I due leader hanno inoltre annunciato la creazione di un comitato congiunto incaricato di redigere la Costituzione del futuro Stato palestinese, che la Francia ha da poco riconosciuto ufficialmente.
Abu Mazen: “Hamas diventi partito se accetta i due Stati”
Il Presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha affermato che il movimento islamista palestinese Hamas non avrà alcun ruolo politico a Gaza, che non governerà quel territorio, ma che potrebbe trasformarsi in un partito politico a condizione di accettare i principi della nuova Costituzione e le regole internazionali, soprattutto il principio dei due Stati.
"Non escludiamo nessuno dalla politica a condizione che tutte le parti assumano la legittimità palestinese, la natura democratica e non militarizzata dello Stato palestinese, nonchè i principi del trasferimento pacifico del potere e il rifiuto della violenza", ha dichiarato Abbas in un'intervista pubblicata dal quotidiano 'Le Figaro'.
Macron a Israele: “Annessione Cisgiordania è linea rossa”
Emmanuel Macron ha assicurato oggi, in una conferenza stampa congiunta a Parigi con il presidente palestinese Abu Mazen, che i progetti di annessione della Cisgiordania da parte di Israele "rappresentano una linea rossa", compresa l'annessione "di fatto" attraverso la colonizzazione.
Questi progetti - ha sottolineato il presidente francese rivolto ad Abu Mazen - "rappresentano, se saranno realizzati, una linea rossa alla quale reagiremo in modo forte con i nostri partner europei". "La violenza dei coloni e l'accelerazione dei progetti di colonizzazione - ha continuato il presidente francese - raggiungono nuovi picchi, che minacciano la stabilità della Cisgiordania e costituiscono violazioni del diritto internazionale".
Francia invierà 100 militari per missione Ue a Gaza
Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che il suo Paese rafforzerà il sostegno alle forze palestinesi per la presa di Gaza con "più di un centinaio di poliziotti" attraverso le missioni dell'Unione europea per il controllo dei valichi di frontiera. "La stabilizzazione di Gaza passa attraverso il dispiegamento delle forze di sicurezza e di polizia dell'Autorità palestinese per garantire l'ordine e la sicurezza quotidiana, in collegamento con i meccanismi discussi alle Nazioni Unite", ha dichiarato Macron dopo aver ricevuto al palazzo dell'Eliseo il Presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
Il Presidente francese ha anche indicato che con Abbas hanno deciso di avviare "un comitato congiunto per il consolidamento dello Stato palestinese" che lavorerà su questioni giuridiche, costituzionali e istituzionali. Una delle sue principali missioni sarà la stesura della nuova Costituzione, per la quale il Presidente palestinese ha già preparato un primo progetto.
Abu Mazen esorta “tutti i paesi” a riconoscere lo Stato di Palestina
Il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, ha lanciato oggi un appello da Parigi a "tutti i paesi che non hanno riconosciuto lo stato di Palestina a farlo". In una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, dopo essere stato ricevuto all'Eliseo, Abu Mazen si è rivolto "al popolo israeliano", affermando che "il futuro è nella pace e non nella guerra". Al "popolo palestinese" ha detto che "il cammino della libertà è più vicino che in passato".
Macron: “Ue reagirà se Israele annette Cisgiordania”
I progetti di annessione "parziale o totale" della Cisgiordania da parte di Israele, compresi "de facto" attraverso la colonizzazione, "costituiscono una linea rossa alla quale reagiremo fortemente con i nostri partner europei se saranno attuati". Lo ha assicurato il Preisdente francese, Emmanuel Macron, al Presidente palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
"La violenza dei coloni e l'accelerazione dei progetti di colonizzazione raggiungono nuovi record che minacciano la stabilità della Cisgiordania e costituiscono violazioni del diritto internazionale", ha denunciato il Presidente francese in una dichiarazione alla stampa dopo il suo incontro all'Eliseo con Abbas.
Macron ad Abu Mazen: “Priorità ad elezioni libere nei Territori”
Emmanuel Macron ha ripetuto oggi al presidente palestinese Abu Mazen, ricevuto all'Eliseo, la "priorità" - per Parigi - dell'organizzazione di elezioni nei territori palestinesi. "La Francia - ha detto Macron al termine dell'incontro con Abu Mazen - non vuol vedere Hamas riprendere il controllo della striscia di Gaza". La nostra "priorità - ha continuato - va all'organizzazione di elezioni presidenziali libere" nei territori palestinesi. Macron ha anche sottolineato "l'importanza della riforma dei libri scolastici che deve escludere" dai testi "qualsiasi discorso di odio" e "l'abolizione del sistema di pagamento" in favore delle famiglie dei palestinesi uccisi dall'esercito israeliano o dei prigionieri palestinesi. Questo fondo, creato negli anni Sessanta e accusato da Israele di "fomentare il terrorismo" è stato abrogato da Abu Mazen lo scorso febbraio.
Macron e Abu Mazen: “Comitato congiunto per Costituzione dello Stato di Palestina”
I Presidenti di Francia e Anp, Emmanuel Macron e Mahmoud Abbas (Abu Mazen) hanno annunciato stasera all'Eliseo "un comitato congiunto" per redigere la Costituzione dello Stato di Palestina.
Macron e Abu Mazen ribadiscono “condanna assoluta antisemitismo”
Emmanuel Macron ha ringraziato stasera il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, per la sua condanna "senza ambiguità" dell'antisemitismo.
Parlando in una conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese, appena ricevuto all'Eliseo, Macron ha detto che la Francia e lo Stato palestinese che Parigi ha riconosciuto a settembre, "ribadiscono la loro condanna assoluta e senza equivoci" dell'antisemitismo in tutto il mondo e "respingono qualsiasi strumentalizzazione della causa palestinese".
Macron: “Ancora 100 milioni dalla Francia per aiuti a Gaza”
Emmanuel Macron ha annunciato oggi che la Francia "contribuirà ancora una volta con 100 milioni di euro" nel 2025 al sostegno in favore di Gaza. Parlando in una conferenza stampa congiunta con Abu Mazen, dopo aver ricevuto il presidente dell'Autorità palestinese all'Eliseo, Macron ha detto che "a Gaza, la priorità va all'emergenza umanitaria": "A tale proposito - ha continuato - la Francia contribuirà ancora una volta con 100 milioni di euro alla risposta umanitaria per il 2025". "Consegne di merci umanitarie d'emergenza saranno effettuate, si tratterà di diverse centinaia di tonnellate di complementi alimentari e di medicine, oltre ad attrezzature mediche", ha precisato Macron.
Attacco coloni mascherati in Cisgiordania, feriti 4 palestinesi
Decine di coloni mascherati hanno attaccato una zona industriale di Beit Lid, vicino a Tulkarem, in Cisgiordania, dando fuoco a mezzi agricoli e campi e ferendo quattro palestinesi. Lo riportano l'agenzia di stampa palestinese Wafa e l'esercitano israeliano.
L'Idf ha riferito di essere intervenuto in seguito in un'area di Baron, dove gli assalitori si erano rifugiati, e di essere stato attaccato a sua volta, riportando danni a un veicolo militare. L'esercito e la polizia hanno poi arrestato diversi civili israeliani.
Media: “Israele e Usa trovano compromesso sull’esilio dei miliziani di Hamas”
Israele e Stati Uniti avrebbero raggiunto un accordo di compromesso per consentire l'esilio dei 100-200 combattenti di Hamas ancora nascosti nei tunnel di Rafah, sul lato israeliano della cosiddetta "Linea Gialla". Lo riferisce Ynet, citando un membro del gabinetto di sicurezza israeliano, secondo cui l'intesa sarebbe stata definita tra il premier Benjamin Netanyahu e Jared Kushner, consigliere e genero del presidente statunitense Donald Trump.
Il piano, tuttavia, resta bloccato perché nessun Paese ha finora accettato di accogliere i miliziani. L'Ufficio del premier israeliano non ha rilasciato commenti. Per settimane, Netanyahu aveva ribadito che non avrebbe concesso un passaggio sicuro ai membri di Hamas ancora nascosti nei tunnel al confine con Gaza.
Media Usa: “Troppe sfide minacciano il piano Trump”
Il piano in 20 punti del presidente Donald Trump ha raggiunto un primo risultato importante: la tregua a Gaza, con un parziale ritiro delle truppe israeliane lungo la Linea Gialla, il rilascio della maggior parte degli ostaggi da parte di Hamas e un incremento degli aiuti umanitari nella Striscia. Attuata la Fase Uno, grandi incognite restano invece sui punti successivi, la cosiddetta Fase Due, che riguarda le questioni più prettamente politiche e di sicurezza e lascia uno scenario incerto per il futuro dell'enclave.
Delle molteplici difficoltà che il piano e i suoi sponsor internazionali si trovano ad affrontare ne ha scritto Politico, in un lungo articolo che trae linfa dalle riflessioni di funzionari coinvolti e documenti presentati il mese scorso durante un simposio di due giorni organizzato per il Comando Centrale Usa e i membri del Centro di coordinamento militare civile di recente creazione in Israele per la gestione di Gaza, al quale sono stati invitati in 400, comprese Ong, aziende private e think tank.
Nel pezzo si evidenziano i diversi piani che si intersecano e le grandi sfide che si stanno già prospettando, con i relativi timori di fallimento. Se da una parte l'arena mediorientale è un teatro estremamente complesso, attraversato da dinamiche e tensioni pluridecennali che rendono molto difficoltoso trovare un punto di compromesso tra i vari attori coinvolti, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico l'attuale amministrazione Usa deve fare i conti con scelte di politica interna che mal si sposano con un simile scenario.
Al Jazeera: “Hamas cerca ultimi corpi di ostaggi a Gaza City”
Le Brigate Qassam, insieme alla Croce Rossa, hanno ripreso la ricerca dei corpi degli ostaggi israeliani nel quartiere di Shejaia, quartiere di Gaza City. Lo riporta Al Jazeera.
Mancano ancora all'appello quattro ostaggi i cui resti sono ancora a Gaza: si tratta di Meny Godard, del sergente maggiore dell'Idf Ran Gvili, di Dror Or e del cittadino thailandese Sudthisak Rinthalak
Abu Mazen a Parigi conferma “nessun ruolo nel governo ad Hamas”
Abu Mazen, in visita a Parigi, ha confermato in un'intervista a Le Figaro che "Hamas non avrà alcun ruolo di governo a Gaza". Il presidente palestinese ha ribadito alcuni degli impegni presi negli ultimi mesi nel quadro degli sforzi internazionale per riportare la pace a Gaza e consolidare la fragile tregua fra Israele e Hamas.
In particolare, Abu Mazen ha escluso "qualsiasi ruolo di Hamas nel governo a Gaza" ed ha aggiunto che le "forze di sicurezza" palestinesi, che "hanno seguito programmi di formazione in Egitto e in Giordania", sono pronte ad essere dispiegate in coordinamento con una forza multinazionale prevista dal piano di pace americano.
Abu Mazen ha aggiunto di essere disponibile ad organizzare "elezioni generali, presidenziali e politiche, nell'anno che seguirà la fine della guerra", senza confermare in modo esplicito che tali appuntamenti saranno fissati per il 2026. Il presidente palestinese ha precisato di lavorare con l'Egitto "alla formazione di un comitato amministrativo palestinese di transizione che supervisionerà temporaneamente la gestione dei servizi e delle installazioni pubbliche a Gaza"
Hezbollah: “Sud insanguinato travolgerà il Libano, non si può continuare così”
"Se il sud del Libano sanguina, il sangue travolgerà tutto il Paese. La situazione non può continuare così". Lo ha dichiarato il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, nel suo discorso in occasione del "Giorno del Martire", citato da Ynet.
Riferendosi all'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano e i recenti attacchi delle Idf, il leader del movimento sciita ha sottolineato che "dopo l'attuazione dell'accordo, tutte le strade sono aperte a un dialogo positivo e a una cooperazione basata sulla forza e sull'indipendenza del Libano". Qassem ha inoltre ribadito: "Proteggeremo la nostra terra, il nostro popolo e il nostro onore. Non rinunceremo alle armi che ci permettono di difenderci".
Idf: “Eliminato militante che aveva attraversato la Linea Gialla nel sud di Gaza”
I soldati dell'Idf hanno eliminato un militante che aveva oltrepassato la linea gialla e si era avvicinato alle forze operative nella Striscia di Gaza meridionale, "rappresentando una minaccia immediata". Lo ha riferito il portavoce dell'esercito israeliano, aggiungendo che "le forze dell'Idf del Comando Sud sono dispiegate nell'area in conformità con il quadro dell'accordo di cessate il fuoco e continueranno ad agire per rimuovere qualsiasi minaccia immediata".
Da Ankara pronti 2mila militari per la missione a Gaza
Il governo turco sta lavorando a una missione militare che interverrà a Gaza e agirà all'interno di un contingente internazionale per il mantenimento della pace nella Striscia. A rivelarlo è Middle East Eye, secondo cui gli Stati Uniti stanno portando avanti una mediazione con Israele per permettere a un battaglione di 2 mila militari turchi di agire a Gaza al fianco di soldati di altri Paesi per stabilizzare l'area e garantire il disarmo di Hamas. Le fonti citate parlano di mille militari dell'esercito accompagnati da elementi del genio, artificieri, esperti di logistica e forse marina "che agiranno all'interno di un coordinamento internazionale"
Unicef: “Israele nega l’arrivo a Gaza di siringhe per vaccinare i bambini e biberon”
Israele nega l'ingresso a Gaza di beni essenziali, tra cui siringhe per vaccinare i bambini e biberon, impedendo così alle agenzie umanitarie di raggiungere le persone bisognose nel territorio devastato dalla guerra. Lo denuncia l'Unicef, che, alla vigilia di una campagna di vaccinazione di massa per i bambini, afferma di dover affrontare serie difficoltà nel far arrivare a Gaza 1,6 milioni di siringhe e frigoriferi ad energia solare per conservare le fiale di vaccino. Le siringhe sono in attesa di sdoganamento da agosto, ha aggiunto il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia. "Sia le siringhe che i frigoriferi sono considerati da Israele un prodotto a duplice uso (con possibili applicazioni sia militari che civili) e stiamo riscontrando grandi difficoltà nel far passare le autorizzazioni e le ispezioni per questi articoli, ma sono urgenti", ha dichiarato il portavoce dell'Unicef Ricardo Pires
Media: Usa progettano 25mila alloggi su lato israeliano di Gaza
L'amministrazione Trump punta a costruire "alloggi temporanei per circa 25.000 persone" dentro la Linea Gialla, la parte della Striscia di Gaza controllata da Israele, destinata ai palestinesi che non abbiano legami con Hamas dopo una verifica da parte dello Shin Bet israeliano. Lo riporta The Atlantic, citando un funzionario americano e uno israeliano. Il piano, denominato "Comunità Sicure Alternative", sorgerebbe su terreni molto probabilmente di proprietà palestinese. Un alto funzionario dell'amministrazione Trump ha confermato al giornale che verrà costruita almeno una comunità pilota, vicino a Rafah.
Israele ha sottolineato che ai palestinesi ammessi nei complessi residenziali non sarà consentito attraversare la Linea Gialla per tornare nel territorio controllato da Hamas, aggiungono le fonti.
I critici del progetto temono che le Comunità Sicure Alternative consolidino la divisione in due della Striscia con la Linea Gialla come confine. (
Dopo 20 anni lascia il portavoce dell'Idf in arabo Adraee
Dopo vent'anni di servizio, Avichay Adraee, portavoce in lingua araba dell'Idf, ha annunciato il suo ritiro dall'esercito israeliano. Lo riportano i media israeliani. Entrato nell'ufficio del portavoce militare nel 2001, Adraee è divenuto nel 2005 il volto ufficiale dell'Idf verso il mondo arabo, noto per i suoi messaggi e video diffusi attraverso le reti televisive e i social in lingua araba. Durante la sua lunga carriera ha gestito periodi di guerra e tensioni regionali, divenendo una figura riconosciuta anche nei Paesi vicini. Negli ultimi due anni è stato il volto degli avvisi di evacuazione ai civili di Gaza e in Libano, ma anche Yemen e Iran, prima dei bombardamenti israeliani. L'avvicendamento dovrebbe avvenire nei prossimi mesi
Crosetto: “Addestreremo agenti palestinesi ma non a Gaza”
"C'è un limite che non dobbiamo superare ed è la sicurezza dei nostri carabinieri. Siamo disponibili a fornire carabinieri per addestrare le future forze di sicurezza palestinesi quando tutto sarà finito. Non lo faremo a Gaza né a Rafah ma in un luogo esterno per garantire la sicurezza dei nostri carabinieri". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto durante la presentazione del nuovo calendario dei Carabinieri a Roma
Hamas: “La legge israeliana sulla pena di morte è criminale e razzista”
Hamas ritiene l'approvazione in prima lettura da parte della Knesset, il parlamento israeliano, della legge per la pena di morte per i terroristi "un'estensione dell'approccio razzista e criminale del governo sionista e un tentativo di legittimare l'uccisione di massa organizzata dei palestinesi". Lo afferma la fazione islamica in una dichiarazione ripresa dalla tv qatarina al Araby. Il movimento invita la comunità internazionale, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani a "condannare questa pericolosa legislazione, imporre sanzioni deterrenti all'entità sionista canaglia e a fare pressione affinché la ritiri"
Media: “Le 10 condizioni Usa al Libano contro Hezbollah”
Gli Stati Uniti hanno dettato dieci condizioni al governo libanese, legando il sostegno economico e politico al disarmo del movimento filo-iraniano Hezbollah e all'avvio di un nuovo ordine politico nel paese. Lo riferiscono fonti di Beirut citate dai media panarabi, dopo la visita di una delegazione americana guidata da John Hurley, vice segretario al Tesoro per l'intelligence finanziaria e la lotta al terrorismo. Tra le condizioni poste figurano la chiusura di tutte le sedi della società finanziaria al-Qard al-Hassan, legata a Hezbollah, il controllo dei porti e dell'aeroporto di Beirut, la chiusura dei valichi illegali con la vicina Siria, la sorveglianza delle società di cambio e di trasferimento di denaro, la lotta alle transazioni in contanti e la fine del coinvolgimento di Hezbollah nelle istituzioni pubbliche. Washington chiede inoltre il monitoraggio dei flussi di denaro provenienti dall'estero e, soprattutto, il completo disarmo di Hezbollah entro tempi brevi, non superiori a sessanta giorni, come segnale di rottura con l'influenza iraniana nella regione. Un gesto considerato simbolico ha accompagnato la missione americana: la delegazione ha escluso dai propri incontri il presidente del Parlamento Nabih Berri, leader del movimento Amal e storico alleato di Hezbollah. Un'esclusione che, secondo osservatori libanesi, rappresenta un avvertimento diretto a Berri: o si distanzia dal partito armato o rischia di essere coinvolto nelle future sanzioni. La visita giunge a pochi giorni da quella del leader siriano Ahmad Sharaa alla Casa Bianca, inserita nella nuova strategia regionale statunitense volta a isolare l'Iran e a ridefinire gli equilibri mediorientali con il sostegno di Turchia, Arabia Saudita e Qatar
Media: “Sempre più probabile una divisione di fatto di Gaza”
Una divisione di fatto della Striscia di Gaza tra un'area controllata da Israele e un'altra governata da Hamas è sempre più probabile. Lo riferisce la Reuters sul proprio sito, citando diverse fonti che sottolineano come gli sforzi per far avanzare il piano di pace di Donald Trump siano in stallo. Funzionari europei a conoscenza diretta degli sforzi per attuare la fase successiva del piano hanno inoltre dichiarato che la ricostruzione della Striscia sembra destinata a limitarsi alla zona oltre la Linea Gialla controllata da Israele. Ciò potrebbe portare ad anni di separazione, hanno avvertito. Secondo 18 fonti, tra cui sei funzionari europei e un ex funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui, senza un forte impegno da parte degli Usa per uscire dall'impasse, la Linea Gialla potrebbe diventare il confine che dividerà Gaza a tempo indeterminato
Israele: “Oltre mille persone ai funerali del soldato Goldin”
Oltre un migliaio di persone si sono radunate al cimitero militare di Kfar Saba, a nordest di Tel Aviv, per i funerali del tenente Hadar Goldin, la cui salma è stata restituita a Israele due giorni fa, undici anni dopo la sua uccisione nella Striscia di Gaza durante l'operazione Margine Protettivo. La polizia ha chiuso diverse strade principali della città fino al primo pomeriggio. Goldin, 23 anni al momento della morte, era un ufficiale della brigata Givati e nel 2016 l'Idf lo ha riconosciuto come caduto con lo status di prigioniero e disperso
Soldati Idf sulle loro missioni a Gaza: “Se vuoi sparare senza freni, puoi”
La guerra a Gaza è stata condotta in molti casi senza vincoli legali, in una situazione di caos in cui a dettare legge non erano la formazione militare dei soldati e i codici operativi, ma il capriccio dei singoli, il sospetto che diventava minaccia senza evidenze. «Se vuoi sparare senza freni, a Gaza puoi farlo» racconta Daniel, comandante di un’unità corazzata nel documentario "Breaking the ranks” andato in onda ieri sera sulla televisione inglese Itv e anticipato dal Guardian, in cui a parlare sono diversi militari dell’Idf, alcuni facendosi identificare, altri sotto anonimato
Knesset, Ben Gvir distribuisce dolcetti dopo il primo sì alla legge sulla pena di morte
Knesset, Ben Gvir distribuisce dolcetti dopo il primo sì alla legge sulla pena di morte
Media: “Verso una base militare Usa in Israele al confine con Gaza”
Gli Stati Uniti stanno progettando di istituire una grande base militare in Israele, vicino al confine di Gaza, che sarà utilizzata dalle Forze internazionali che opereranno all'interno della Striscia per mantenere il cessate il fuoco, riportano Ynet e Shomrim. Secondo le due testate israeliane, si prevede che la struttura ospiterà diverse migliaia di soldati, con un costo stimato intorno ai 500 milioni di dollari. Un funzionario della sicurezza ha dichiarato ai media che la mossa costituisce un cambiamento significativo per Israele, che tradizionalmente ha cercato di ridurre al minimo il coinvolgimento internazionale nei territori sotto il suo controllo, e sottolinea la determinazione di Washington ad assumere un ruolo attivo a Gaza e nel conflitto
Gli Houthi annunciano lo stop agli attacchi contro Israele e le navi nel Mar Rosso
I ribelli Houthi dello Yemen hanno annunciato di aver cessato gli attacchi contro Israele e il traffico marittimo nel Mar Rosso. È quanto si legge in una lettera senza data indirizzata alle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas, e pubblicata online dal gruppo. "Stiamo monitorando attentamente gli sviluppi e dichiariamo che se il nemico riprenderà la sua aggressione contro Gaza, torneremo alle nostre operazioni militari nel cuore dell'entità sionista e ripristineremo il divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso e nel Mar Arabico", si legge nella lettera firmata dal maggiore generale Yusuf Hassan al-Madani, capo di stato maggiore dell'esercito Houthi