Guerra in Iran. Ghalibaf: “Riaprire Hormuz è impossibile”. Il segretario della Marina Usa lascia

Guerra in Iran. Ghalibaf: “Riaprire Hormuz è impossibile”. Il segretario della Marina Usa lascia
Casa Bianca: “Non c'è una scadenza tassativa per l’Iran, decide Trump sulla tregua”. Teheran sequestra 2 navi gestite da Msc. Una è di proprietà del gruppo italo-svizzero, l’altra di una compagnia greca ma noleggiata da Msc. Pentagono: “Per ripulire Hormuz dalle mine servono sei mesi”
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I guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. L’altra è la portacontainer Epaminondas, di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc. L'Iran “ha respinto le condizioni statunitensi per i negoziati”, fa sapere la tv di Stato di Teheran, aggiungendo che Trump “ha esteso unilateralmente” il cessate il fuoco. Per il consigliere iraniano Ghalibaf la proroga Usa è uno "stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa". Il vicepresidente Vance ha annullato il suo viaggio in Pakistan

Usa, lascia il segretario della Marina

Il Segretario della Marina statunitense, John Phelan, lascerà l'incarico "con effetto immediato", ha annunciato il Pentagono, senza fornire spiegazioni per l'improvvisa uscita. Phelan "lascia l'amministrazione con effetto immediato", ha dichiarato il portavoce Sean Parnell in un comunicato stampa, aggiungendo che sarà sostituito ad interim dal Sottosegretario Hung Cao.

Casa Bianca: “Non c'è una scadenza tassativa per l’Iran, decide Trump sulla tregua”

Donald Trump non ha fissato una scadenza tassativa per la proposta all'Iran: sarà lui a dettare la tempistica del cessate il fuoco. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, definendo "inesatta" l'ipotesi di un cessate il fuoco della durata di 3-5 giorni

Casa Bianca: “Aspettiamo la risposta dell'Iran, stiamo strangolando la loro economia”

"Aspettiamo la risposta iraniana": con il blocco "stiamo strangolando la loro economia". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che Donald Trump vuole una risposta unitaria da Teheran

Casa Bianca: “Per Trump il sequestro delle due navi non viola il cessate il fuoco”

Donald Trump non considera il sequestro di due navi da parte dell'Iran una violazione del cessate il fuoco. Lo ha chiarito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ad una domanda diretta di Fox News ha risposto: "No, perché non sono navi americane e non sono navi israeliane, sono imbarcazioni internazionali". Poi ha aggiunto: gli iraniani "non controllano lo Stretto di Hormuz, quello a cui assistiamo è pirateria"

Teheran: “Da Trump notizie false, nessuna giovane era stata condannata a morte”

La magistratura iraniana ha dichiarato che le affermazioni del presidente Donald Trump, secondo cui l'Iran avrebbe annullato le esecuzioni di otto donne, si basavano su notizie false, aggiungendo che nessuna delle donne era effettivamente condannata a morte. Lo scrive Iran International. "Nessuna di queste donne era in attesa di esecuzione, quindi la loro condanna non poteva essere revocata", ha affermato la magistratura in un comunicato. Ha accusato Trump di "cercare di fabbricare successi a partire da notizie false"

Libano, due giornaliste ferite in un raid israeliano nel sud

Due giornaliste libanesi, Amal Khalil e Zainab Faraj, sono rimaste ferite in un raid israeliano sulla città di Tiry, nel sud del Libano. Lo riferiscono i media di Beirut, secondo cui l'esercito israeliano ha temporaneamente impedito ai soccorritori di raggiungerle. Il personale della Croce Rossa libanese è riuscito a recuperare Faraj e a portarla in un ospedale a Tebnine sotto "fuoco ostile", mentre i soccorritori stanno ancora cercando di raggiungere Khalil

Erdogan: “La guerra inizia a indebolire l’Europa”

La guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran "comincia a indebolire l'Europa". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un colloquio telefonico con il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier. "La guerra nella nostra regione sta iniziando a indebolire l'Europa, e se non affronteremo questa situazione con un approccio che dia priorità alla pace, i danni causati dal conflitto saranno molto maggiori", ha detto Erdogan secondo una dichiarazione dell'ufficio del leader turco

Pezeshkian: “Noi sempre per il dialogo, vostra malafede è il principale ostacolo”

"La Repubblica Islamica dell'Iran ha sempre accolto e continua ad accogliere il dialogo e l'accordo. La malafede, l'assedio e le minacce sono i principali ostacoli a un negoziato autentico. Il mondo è testimone delle vostre ipocrite e vuote parole e della contraddizione tra le vostre affermazioni e le vostre azioni". Lo scrive il presidente iraniano Masoud Pezeshkian su X, allundendo evidentemente - ma senza citarli - agli Stati Uniti

Fonti dell’intelligence Usa: “L’Iran ha ancora più capacità militari di quanto dica la Casa Bianca”

Dopo settimane di bombardamenti, l'Iran conserva più capacità militari di quanto la Casa Bianca e il Pentagono dichiarino pubblicamente. E' quanto riporta Cbsnews citando diverse fonti Usa informate sull'intelligence, precisando che circa la metà degli arsenali di missili balistici e i loro sistemi di lancio erano ancora intatti all'inizio del cessate il fuoco l'8 aprile scorso. Inoltre, circa il 60% delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione è intatto, compresi i motoscafi veloci usati per gli attacchi. Per quanto riguarda le forze aree sono state significativamente colpite, ma non decimate, dice un'altra fonte dell'emittente sottolineando che due terzi sarebbero ancora operativa dopo la massiccia compagna di bombardamenti di Usa e Israele. L'emittente cita anche una dichiarazione scritta consegnata al Congresso dal capo dell'agenzia di intelligence militare, il generale James Adams, in cui si afferma che "l'Iran conserva migliaia di missili e droni d'attacco che possono ancora minacciare gli Usa e le forze dei suoi partner in tutta la regione, nonostante la riduzione delle sue capacità"

Trump: “Le otto giovani non saranno giustiziate, ringrazio l'Iran”

"Ottime notizie! Sono appena stato informato che le otto donne manifestanti che avrebbero dovuto essere giustiziate questa sera in Iran non verranno più uccise". Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth sottolineando che "quattro saranno rilasciate immediatamente, mentre quattro saranno condannate a un mese di carcere". "Apprezzo vivamente che l'Iran, e i suoi leader, abbiano accolto la mia richiesta e abbiano annullato l'esecuzione prevista", ha messo in evidenza. Il presidente aveva chiesto ieri a Teheran di rilasciare le otto donne iraniane prossime a essere giustiziate per impiccagione

Pentagono: “Per ripulire Hormuz dalle mine servono sei mesi”

Per ripulire lo Stretto di Hormuz dalle mine potrebbero volerci sei mesi ed è improbabile che l'operazione venga intrapresa prima della fine della guerra. Lo ha detto il Pentagono al Congresso, secondo quanto riporta il Washington Post

Ghalibaf: “Il blocco Usa è una violazione del cessate il fuoco, la riapertura di Hormuz è impossibile”

L'Iran insiste: il blocco navale degli Stati Uniti rappresenta una violazione del cessate il fuoco e dunque lo Stretto di Hormuz non può essere riaperto. In un post su X, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf scrive: "Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato dal blocco navale e dal sequestro dell'economia mondiale e se l'avventurismo bellico dei sionisti su tutti i fronti viene fermato".
"L'apertura dello Stretto di Hormuz non è possibile con una palese violazione del cessate il fuoco", scandisce Ghalibaf, che nei giorni scorsi aveva guidato la delegazione di Teheran ai negoziati di Islamabad. Stati Uniti e Israele, conclude, "non hanno raggiunto i loro obiettivi con l'aggressione militare, non li raggiungeranno nemmeno con l'intimidazione: l'unica via è l'accettazione dei diritti della nazione iraniana".

Media: “Per la compagnia dell'Epaminondas l'equipaggio è sano e salvo”

La società di gestione della nave portacontainer Epaminondas, battente bandiera liberiana, è stata "avvicinata e bersagliata da colpi d'arma da fuoco sparati da una cannoniera con equipaggio" mentre attraversava lo stretto di Hormuz a circa 20 miglia nautiche dalla costa dell'Oman. Lo scrive la Ap sul suo sito, secondo cui la società Technomar ha dichiarato che tutto l'equipaggio è "sano e salvo" e che non sono stati segnalati feriti, ma che le ispezioni preliminari hanno indicato danni al ponte di comando. "La Technomar rimane in stretto contatto con l'equipaggio e le autorità competenti. La nostra priorità rimane la sicurezza e il benessere del nostro equipaggio, mentre collaboriamo con tutte le parti interessate per garantirne la continua incolumità e indagare sull'incidente", ha affermato la società. Non ha fornito ulteriori dettagli, ma ha dichiarato che maggiori informazioni saranno diffuse "quando ci saranno sviluppi significativi"

La Marina militare: “Pianificato l'invio di quattro navi a Hormuz”

"La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un'unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi.
Ovviamente noi non andiamo da soli, andiamo all'interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l'Olanda e il Belgio". Così il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto a Cinque Minuti, in merito ad un'eventuale missione nello Stretto di Hormuz

Media: “L'Iran non ha in programma colloqui con gli Usa venerdì”

L'agenzia di stampa Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie rivoluzionarie Islamiche, riferisce che l'Iran non ha preso alcuna decisione in merito a colloqui con gli Stati Uniti per venerdì, smentendo il presidente Donald Trump che al New York Post aveva affermato in mattinata che un secondo round di colloqui con l'Iran sarebbe stato possibile entro venerdì. Lo scrive Iran International.

Pasdaran: “Msc Francesca collegata a Israele, Epaminondas non aveva permessi'”

Il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche ha identificato le due navi sequestrate nello Stretto di Hormuz, affermando che la Msc Francesca è "collegata a Israele", mentre la Epaminondas era sprovvista dei "permessi necessari" e aveva "manomesso i sistemi di navigazione". Lo riporta l'emittente iraniana Irib su Telegram, ripresa dal Guardian.

Hezbollah rivendica lancio drone contro postazione Israele nel sud del Libano

Hezbollah ha rivendicato il lancio di un drone contro una postazione israeliana nel sud del Libano, nel villaggio di Bayada. Il gruppo libanese ha dichiarato che l'attacco è stato una rappresaglia per le violazioni israeliane del cessate il fuoco di 10 giorni entrato in vigore venerdì scorso. L'esercito israeliano ha affermato che Hezbollah sta violando il cessate il fuoco, aggiungendo che il gruppo filoiraniano ha lanciato "un velivolo ostile" contro i soldati israeliani che operano nel Libano meridionale. Secondo l'Idf, il velivolo è stato intercettato dall'aviazione israeliana e non ha attraversato il confine di Israele.

Ghalibaf difende i pasdaran: “Un muro di ferro contro i nemici dell'Iran”

Le Guardie rivoluzionarie sono una fonte di "orgoglio e onore" per il Paese, e un "muro di ferro" contro i nemici. Così si è espresso il capo del Parlamento e guida della delegazione iraniana a Islamabad nel negoziato dell'11 aprile, Mohammad Bagher Ghalibaf in un messaggio diffuso oggi, in occasione dell'anniversario della fondazione del corpo. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Irna. Le affermazioni di encomio di Ghalibaf arrivano dopo quelle del presidente Pezeshkian, mentre nelle ultime ore erano emerse notizie di fratture con i pasdaran nella gestione delle trattative con Washington, sulla fine del conflitto.

Il governo tedesco non incontrerà Reza Pahlavi a Berlino

Il governo tedesco non incontrerà Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano, durante la sua visita a Berlino prevista per giovedì. L'esecutivo "non vede alcun motivo per avviare un dialogo con lui", ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius, sottolineando che Pahlavi è "un privato cittadino, che naturalmente rappresenta o è sostenuto da un movimento". Berlino ribadisce che "il popolo iraniano deve poter decidere liberamente sulla propria leadership", mentre, nonostante le riserve, continua a considerare il governo iraniano un interlocutore sul piano internazionale. "Nella politica internazionale ci sono situazioni in cui è necessario mantenere contatti anche con sistemi cui non si riconosce legittimità, per favorire processi politici e ridurre tensioni o conflitti", ha aggiunto Kornelius.
Un portavoce del ministero degli Esteri ha precisato che la Germania mantiene ancora relazioni diplomatiche con Teheran, "nei limiti di quanto attualmente possibile", ed è "in costante contatto con la società civile iraniana", in particolare nei settori dei diritti umani, della ricerca e della cultura. Durante la sua visita, Pahlavi incontrerà invece esponenti della politica estera del Bundestag, tra cui il presidente della commissione Esteri Armin Laschet e deputati di altri gruppi parlamentari. Il confronto servirà a discutere la situazione politica in Iran e le prospettive future del Paese. Pahlavi, che vive in esilio negli Stati Uniti, si definisce una "figura nazionale unificante", ma resta una figura divisiva all'interno dell'opposizione iraniana: alcuni lo sostengono, mentre altri lo criticano anche per le sue posizioni favorevoli a Israele. Il padre fu deposto durante la rivoluzione del 1979.

Media Iran: “Teheran non ha ancora una posizione ufficiale sulla tregua”

Teheran non ha finora preso una posizione ufficiale sull'estensione della tregua annunciata da Donald Trump. Lo rende noto l'agenzia iraniana Tasnim. L'Iran, si legge, sta esaminando vari aspetti della decisione del presidente Usa.

Trump: “Buone notizie, colloqui possibili già da venerdì”

"Buone notizie" su un eventuale secondo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti, possibile già da venerdì, sono state annunciate dal New York Post, che ha scambiato alcuni messaggi di testo con il presidente Donald Trump. Fonti pakistane hanno rivelato al quotidiano che gli sforzi di mediazione con Teheran hanno rilanciato la possibilità che un nuovo round di colloqui si tenga già nelle prossime "36-72 ore". "E' possibile!", ha risposto Trump via messaggio alla richiesta di commento del New York Post.

Macron: “Morto soldato Unifil ferito nei giorni scorsi”

Un secondo soldato francese dell'Unifil è morto in seguito alle ferite riportate nell'attacco avvenuto sabato nel sud del Libano. A darne notizia è il presidente Emmanuel Macron.
"Il caporale-capo Anicet Girardin del 132esimo reggimento di fanteria cinotecnica di Suippes, rimpatriato ieri dal Libano dove era stato gravemente ferito da combattenti di Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle sue ferite. E' morto per la Francia", scrive il capo dell'Eliseo su X. "La Nazione, che domani renderà omaggio al sergente maggiore Florian Montorio mortalmente colpito durante la stessa imboscata, saluta con emozione la memoria del caporale-capo Anicet Girardin e il suo sacrificio. Rivolge inoltre i suoi pensieri più sinceri e la sua profonda compassione alla sua famiglia, ai suoi cari, nonchè alle famiglie degli altri feriti. Rende omaggio all'impegno esemplare delle nostre forze armate nell'ambito dell'Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano", aggiunge.

Trump: “Nuovi colloqui possibili già venerdì”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ritiene "possibile" che i colloqui con l'Iran si tengano già venerdì. Lo riporta il New York Post.

Islamabad sempre blindata, in attesa di eventuali colloqui

La capitale del Pakistan si è svegliata sotto un rigido dispositivo di sicurezza, in un clima di attesa per i negoziati tra Stati Uniti e Iran, segnato dalla proroga indefinita della tregua annunciata dal presidente americano Donald Trump e da nuove minacce militari provenienti da Teheran. Nonostante l'assenza delle delegazioni di alto livello, che non sono giunte in città dopo il rifiuto iraniano di negoziare sotto il blocco navale statunitense, le autorità pakistane hanno mantenuto sigillata la cosiddetta "zona rossa" e gli accessi all'hotel Serena, sede prevista del primo round di colloqui. "Non ci sono stati cambiamenti nello stato di sicurezza; i perimetri restano come ieri", ha dichiarato il portavoce della polizia di Islamabad, Sharif Ullah, mentre il ministero dell'Interno non ha ancora disposto la rimozione delle barriere nell'area diplomatica, in stato di allerta da domenica. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha ribadito l'impegno di Islamabad nel ruolo di mediatore, dopo che Trump ha deciso di estendere il cessate il fuoco su richiesta della leadership pakistana. "Spero sinceramente che entrambe le parti continuino a rispettare la tregua e possano concludere un accordo di pace globale durante il secondo round di colloqui previsto a Islamabad", ha affermato Sharif in un post pubblicato su X. Il clima di cauta apertura diplomatica contrasta però con i toni dei pasdaran, che hanno avvertito che risponderanno con "colpi devastanti, oltre ogni immaginazione" a qualsiasi nuova aggressione. Teheran ha ribadito che non parteciperà a nuovi negoziati finché proseguirà il blocco dei suoi porti.

Media Israele: “Hezbollah lancia missile contro Idf in sud Paese”

Un portavoce dell'esercito israeliano ha riferito che Hezbollah ha lanciato un drone contro le forze israeliani operanti nel Libano meridionale. Lo riporta la testata israeliana Channel 12. "Il velivolo è stato intercettato dall'aeronautica e non ha oltrepassato il confine israeliano. Non è scattato alcun allarme, come previsto dal protocollo", ha dichiarato il portavoce. "Si tratta di una palese violazione dell'accordo di cessate il fuoco. L'Idf continuerà ad agire per bonificare l'area sotto il loro controllo e per eliminare le minacce ai cittadini dello Stato di Israele e alle sue forze".

La portacontainer Epaminondas sequestrata da Teheran è gestita da Msc

di Massimo Minella

Anche la portacontainer Epaminondas è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc, sono due al momento le navi coinvolte per la compagnia di Aponte.

Axios: “Da Trump 3-5 giorni all'Iran per una proposta”

Donald Trump sta concedendo alle fazioni in conflitto in Iran un breve arco di tempo, "altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco", per unirsi di fronte a una proposta coerente. Lo riporta Axios citando alcune fonti americane, secondo le quali la tregua non è tempo indeterminato. I negoziatori di Trump ritengono che un accordo sia ancora raggiungibile, ma temono di non avere nessuno in Iran che abbia l'autorità di dire sì. "Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all'interno dell'Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde", ha riferito un funzionario ad Axios.

Aoun: “Mantenere la pace civile è la linea rossa invalicabile”

"A nessuna parte sarà consentito ostacolare l'attuazione delle misure di sicurezza o minare la stabilità. Mantenere la pace civile in questa fase della storia del nostro Paese è una linea rossa invalicabile". Lo ha affermato il presidente libanese Joseph Aoun, durante una riunione di alto livello sulla sicurezza, chiedendo una più rigorosa applicazione delle misure governative a Beirut e in tutto il Paese, unitamente a un maggiore dispiegamento di forze militari e di sicurezza.

Beirut: “Chiederemo a Israele la proroga per la tregua di un mese”

Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco durante i colloqui con Israele che si terranno domani a Washington. Lo ha riferito una fonte ufficiale all'Afp. "Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco, il rigoroso rispetto dell'accordo e la cessazione dei bombardamenti e delle operazioni di distruzione israeliane nelle aree in cui sono presenti", ha dichiarato. Da parte sua il presidente Joseph Aoun ha dichiarato che "sono in corso contatti per prorogare il cessate il fuoco", che scade domenica, per altri dieci giorni.

Parlamento iraniano: "Occhio per occhio, petroliera per petroliera"

"Occhio per occhio, petroliera per petroliera": lo ha affermato Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione Esteri e Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, citato dall'emittente libanese Al Mayadeen, in un riferimento alle due navi mercantili sequestrate dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz. "Così come la nostra risposta al nemico durante i 40 giorni di guerra è stata decisa e forte, non rimarremo in silenzio di fronte ai pirati, 'soci di Epstein'. Non saranno in grado di trasformare il gioco, in cui hanno perso, in una vittoria", ha aggiunto.

Herzog augura successo ai colloqui: “Sogno di andare a Beirut”

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha augurato "grande successo" alle squadre negoziali attese domani a Washington per un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, esprimendo il "sogno" di poter un giorno "guidare direttamente fino a Beirut" e visitarla. In un discorso davanti ai diplomatici stranieri, in occasione della Festa dell'Indipendenza, il capo di Stato ha salutato "le squadre che si riuniranno, si spera, domani a Washington, augurando loro grande successo nel perseguire la pace tra Israele e Libano". "Ma per raggiungere questo obiettivo - ha aggiunto - Israele deve garantire la sicurezza dei suoi confini". "Israele è ansioso di collaborare con tutti voi per contribuire a plasmare un Medio Oriente in cui tutti i nostri figli e le nostre figlie possano ereditare opportunità anzichè paura, ereditare le promesse del domani, e non i conflitti di ieri", ha proseguito davanti alla platea. Tra i presenti anche gli ambasciatori di Emirati e Bahrein con i quali Israele ha stretto relazioni diplomatiche con gli Accordi di Abramo nel 2020. "Il mio sogno è quello di salire in macchina e guidare direttamente fino a Beirut, per visitare quella splendida città, per stringere amicizia con la brava gente del Libano, coloro che condividono con noi la preghiera per un futuro migliore", ha affermato Herzog.

Una delle due navi sequestrate dai Pasdaran è gestita dal gruppo italo-svizzero Msc

dalla nostra inviata a Islamabad Gabriella Colarusso e Massimo Minella

I guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. La Msc è stata fondata da un italiano, l'armatore di origini campane Gianluigi Aponte. Il manager aveva da poco trasferito la proprietà della Msc ai figli.

L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran, accusa la Msc Francesca e l'altra nave sequestrata, la greca Epaminodes, di aver "operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio la sicurezza marittima". Ma contro la Francesca gli iraniani muovono un'accusa in più definendola legata "al regime sionista", l'espressione che usano per indicare Israele. La moglie di Aponte, Rafaela Diamant-Aponte, co-fondatrice del gruppo Msc, è una imprenditrice italo-svizzera di origini ebraiche, nata ad Haifa nella Palestina mandataria, da cui è emigrata quando era ancora adolescente.

Il gruppo Msc opera in tutto il mondo.

Ambasciatore iraniano in Pakistan incontra il primo ministro Sharif

L'ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam ha incontrato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif a Islamabad, poche ore dopo che la Casa Bianca aveva acconsentito a prorogare la tregua con Teheran. Lo riporta la Cnn, che cita l'ufficio del primo ministro pakistano. Moghadam ha chiesto a Sharif "di discutere della situazione regionale in corso e degli sforzi di pace". Nella tarda serata di ieri, Sharif aveva ringraziato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver "accettato gentilmente" la richiesta, aggiungendo che Islamabad avrebbe "continuato i suoi sinceri sforzi per una soluzione negoziata del conflitto".

Jorgensen: “Crisi energia sarà lunga; mesi o anni difficili”

L'attuale crisi energetica è destinata ad avere effetti a lungo. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l'Energia, Dan Jorgensen, nella conferenza stampa di presentazione di Accelerate Eu, il piano europeo contro la crisi energetica causata dalla guerra in Iran. "Dobbiamo essere chiari e diretti nel descrivere il tipo di crisi che stiamo vivendo. Non si tratta di un lieve aumento dei prezzi a breve termine. Questa è una crisi probabilmente grave quanto quelle del 1973 e del 2022 messe insieme. Ciò significa che ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili, a seconda, ovviamente degli sviluppi in Medio Oriente", ha detto Jorgensen ribadendo che, anche nello scenario migliore, la situazione "rimane grave". "Se ipotizziamo che domani arrivi la pace, ci vorranno ad esempio due anni, forse anche di più, perché il Qatar ricostruisca le proprie infrastrutture di produzione e trasporto del gas. Questo significa che i prezzi del Gnl sul mercato mondiale non si stabilizzeranno, né diminuiranno, nei prossimi due anni", ha precisato il commissario europeo. "Per il petrolio, la situazione è leggermente diversa. Probabilmente ci aspettiamo che la capacità produttiva possa essere aumentata abbastanza rapidamente, anche se le infrastrutture sono state distrutte, ma ci vorranno comunque dalle due alle quattro settimane. E poi, ovviamente, c'è il tempo necessario per vendere i prodotti in Europa. Quindi, anche lo scenario migliore si preannuncia piuttosto negativo per i prossimi mesi, e gli effetti si faranno sentire per anni", ha proseguito. Nello scenario peggiore, che dipende dagli sviluppi della situazione geopolitica, "si parlerebbe di conseguenze di vasta portata e diffuse per la nostra economia nel suo complesso", ha concluso Jorgensen.

Iran: “Uccisi miliziani separatisti al confine col Belucistan”

"Alcuni membri del gruppo separatista Jaish al-Adl (Esercito di Dio) sono stati uccisi durante un'operazione condotta dalle forze di sicurezza nella città di Rask, nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchestan". Lo ha riferito la televisione di Stato citando un comunicato delle forze stesse. "Il gruppo operativo di questi terroristi è stato smantellato ed è stato sequestrato un ingente quantitativo di armi ed esplosivi", ha aggiunto il comunicato. Jaish al-Adl è una milizia sunnita jihadista baluchi che ha sede in Pakistan e ha ripetutamente condotto attacchi contro le città di confine nella provincia iraniana del Sistan-Baluchestan.

Iran: "Andremo a Islamabad se sarà nell'interesse nazionale"

L'Iran non intende abbandonare i mezzi diplomatici per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti e vi ricorrerà quando si verificheranno le condizioni necessarie, ha dichiarato Esmail Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica. "La diplomazia è uno strumento per garantire gli interessi e la sicurezza nazionale, e agiremo quando riterremo che si siano create le condizioni necessarie e logiche per utilizzare questo strumento al fine di promuovere gli interessi nazionali e consolidare i risultati ottenuti dal popolo iraniano nel contrastare gli obiettivi nefasti del nemico", ha dichiarato Baqaei, secondo quanto riportato dal ministero degli Esteri di Teheran. "L'Iran non ha violato nessun impegno sulla partecipazione al secondo round di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, poichè il Paese non ha mai dichiarato che vi avrebbe preso parte", ha aggiunto il portavoce.

Pasdaran, sequestrate le 2 navi colpite a Hormuz

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato le due imbarcazioni precedentemente colpite da armi da fuoco nello Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, ripresa da Sky News Uk, le due navi erano "non conformi" e sono state identificate come la nave portacontainer Msc Francesca e la Epaminondas. Le due nave ha aggiunto che sono state "scortati fino alla costa iraniana". Tasnim ha inoltre affermato che le navi avevano "messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione".

Bbc: “Terza nave attaccata a Hormuz”

Una terza nave da carico è stata attaccata mentre tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dalla società di intelligence marittima Vanguard a BBC Verify. La nave, la MSC Francesca battente bandiera panamense, è stata presa di mira a circa sei miglia nautiche al largo delle coste dell'Iran mentre si dirigeva verso sud, uscendo dallo Stretto per entrare nel Golfo di Oman. La MSC Francesca è una portacontainer gestita dalla Mediterranean Shipping Company S.r.l., con sede a Sorrento, in Italia. Sebbene la nave stessa sia registrata a Panama e di proprietà della Kangiles Seas Corporation SA, essa opera sotto l'egida del Gruppo MSC.

Media: “Almeno 2 petroliere iraniane hanno superato il blocco in settimana”

"Almeno due petroliere iraniane a pieno carico sono salpate dal Golfo Persico e hanno superato un blocco navale statunitense questa settimana, nell'ambito di una flottiglia che ha aggirato le navi da guerra e trasportato circa nove milioni di barili di petrolio sul mercato". Lo ha riferito Tasnim, citando Bloomberg. Nel frattempo, Tasnim ha citato l'agenzia britannica per la sicurezza marittima (Ukmto) secondo cui una seconda nave mercantile è stata colpita oggi dalle forze iraniane. Le autorità e i media iraniani non hanno ancora rilasciato commenti ufficiali sugli incidenti.

Ft, almeno 34 petroliere legate a Teheran hanno aggirato blocco Usa

Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita il gruppo di monitoraggio Vortexa, almeno 34 petroliere collegate all'Iran hanno eluso il blocco statunitense dall'inizio del provvedimento. Secondo il rapporto, 19 delle imbarcazioni sono uscite dal Golfo Persico attraverso il blocco, mentre 15 vi sono entrate dal Mar Arabico dirigendosi verso l'Iran. Sei delle petroliere in partenza trasportavano petrolio greggio iraniano, per un carico totale di circa 10,7 milioni di barili. Sulla base di un prezzo ipotizzato di 10 dollari rispetto al petrolio Brent, si stima che le spedizioni possano aver generato un fatturato di circa 910 milioni di dollari. Il petrolio iraniano viene solitamente venduto a prezzo scontato perché soggetto a sanzioni.

Capo Idf, pronti a tornare a combattere su tutti fronti

Le forze armate israeliane restano in stato di massima allerta e sono pronte a tornare a combattere su tutti i fronti. Lo ha affermato il capo di Stato Maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, durante la cerimonia di premiazione in occasione della Festa dell'Indipendenza. "Dall'inferno del 7 ottobre, abbiamo lavorato per ristabilire la nostra forza militare attraverso combattimenti continui", ha sottolineato, guardando alle guerre con Iran e Libano, al momento congelate grazie a fragili cessate il fuoco. "In questo momento, le forze armate mantengono un elevato livello di allerta e prontezza operativa, pronte a tornare immediatamente e con forza in combattimento in tutti i settori", ha assicurato Zamir.

Telefonata Araghchi-Tajani su ultimi sviluppi regionali

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Secondo quanto riportato sul canale Telegram del capo della diplomazia di Teheran, c'è stato uno "scambio di opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relativa al cessate il fuoco e ai negoziati".

Trump contro Wsj: “Nessuno mi considera fesso”

Donald Trump contro il Wall Street Journal, che - ha affermato il tycoon - "ha perso la retta via". Il presidente degli Stati Uniti attacca "un idiota nel comitato editoriale del Wall Street Journal, di nome Elliot Kaufman", che "di me scrive che sono stato preso per un 'fesso'". "Certamente non la pensa così l'Iran! Né nessun altro", ha scritto il tycoon nelle ultime ore in un lungo post su Truth in cui fa riferimento all'editoriale di due giorni fa intitolato 'Gli iraniani prendono Trump per un fesso'. "Davvero? Per 47 anni hanno ucciso la nostra gente e molti altri e si sono approfittati di ogni presidente, ad eccezione di me", ha proseguito Trump nel messaggio insistendo sul fatto che "lo Stretto di Hormuz è bloccato e completamente sotto il controllo degli Usa" e che "si dice l'Iran stia perdendo 500 milioni di dollari al giorno". "Tutta la loro Marina è in fondo al mare, l'Aeronautica è andata, le loro difese aeree e i radar sono stati spazzati via", ha incalzato, tornando anche sulle operazioni dello scorso giugno. "I loro laboratori nucleari e le zone di deposito sono stati distrutti - ha aggiunto - I loro leader sono morti". Per Trump la Repubblica islamica è una "catastrofe economica appesa a un filo". Non mancano nel lungo post critiche all'ex presidente Barack Obama e ad "altri presidenti", accusati di "non aver fatto nulla per fermarli". Il tycoon conclude scrivendo di "immaginare Rupert Murdoch abbia detto" di scrivere l'editoriale "in questo modo perché il Wsj ha perso la retta via" ed è "solo un altro foglio politico in declino".

Ukmto, spari contro cargo che lasciava l’Iran

Nuovo incidente nello Stretto di Hormuz: colpi d'arma da fuoco sono stati sparati contro una nave mercantile che stava lasciando l'Iran a circa 15 km a ovest delle coste della Repubblica islamica. Lo ha riferito l'Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto) su X, precisando che il cargo è ora fermo. L'equipaggio è sano e salvo e non si segnalano danni alla nave, ha aggiunto. In precedenza l'Ukmto ha riportato una segnalazione di un mercantile attaccato da una motovedetta iraniana mentre si trovava a una trentina di km dalle coste dell'Oman, subendo danni significativi al ponte.

Teheran: “Non abbiamo mai dato l'ok al secondo round di colloqui”

"L'Iran non ha violato alcun impegno riguardo alla partecipazione al secondo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, poiché il Paese non ha mai dichiarato che vi avrebbe preso parte": lo ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. "Se giungeremo alla conclusione che recarci a Islamabad per i colloqui sarà nell'interesse nazionale, ci andremo, ma finora non abbiamo preso alcuna decisione in merito", ha sottolineato in un'intervista alla Bbc. "Gli Stati Uniti non hanno mostrato alcuna buona volontà o serietà nei colloqui e hanno cambiato ripetutamente la loro posizione", ha sottolineato, aggiungendo che "l' attuale blocco statunitense dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz è un atto aggressivo e continua tuttora".

Media, houthi riprenderanno attacchi nel Mar Rosso

I ribelli Houthi yemeniti dovrebbero riprendere gli attacchi contro le navi nel Mar Rosso. Lo riporta Ynet News citando i media libanesi. Una "fonte militare ben informata" a Sanàa ha detto al quotidiano libanese Al-Akhbar che "la dimostrazione di forza americana nel Mar Rosso non continuerà". La stessa fonte ha aggiunto di prevedere "un ritorno degli attacchi", simili a quelli precedentemente perpetrati contro portaerei e navi da guerra statunitensi nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, durante un periodo in cui gli Houthi affermavano di agire a sostegno di Gaza.

Pasdaran: “Abbiamo dito sul grilletto, se ci attaccano avranno una lezione”

"In risposta alle ripetute minacce del presidente degli Stati Uniti e dei comandanti dell'esercito aggressivo e terroristico di quel Paese, avvertiamo che le nostre potenti forze sono da tempo in stato di massima prontezza e terranno il dito sul grilletto, in modo che in caso di aggressione o azione contro l'Iran". Lo ha dichiarato il portavoce del Comando di Khatamolanbia, Ebrahim Zolfaghari. "In caso di aggressione, le forze iraniane attaccheranno immediatamente gli obiettivi prestabiliti e impartiranno un'altra lezione agli aggressivi Stati Uniti e al regime sionista assassino di bambini, in modo più severo di prima", ha aggiunto, secondo quanto riportato da Tasnim.

Teheran: “Usa tolgano il blocco e noi negozieremo a Islamabad”

"Gli Stati Uniti devono cessare la loro 'violazione del cessate il fuoco' prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati". Lo ha affermato l'ambasciatore iraniano all'Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera. "Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad - ha aggiunto - L'Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l'aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l'Iran è pronto anche a quella".

Pasdaran: colpita una portacontainer nello stretto di Hormuz

L'Iran ha applicato "la legge marittima a una nave portacontainer che ha ignorato gli avvertimenti". Così Tasnim, l'agenzia di stampa iraniana affiliata ai Pasdaran, ha riportato la notizia di un attacco da parte di una motovedetta dei Guardiani della rivoluzione a un mercantile che si trovava nello Stretto a una trentina di km dall'Oman. "Le forze armate iraniane hanno aperto il fuoco contro una nave portacontainer dopo che questa aveva ignorato ripetuti avvertimenti, causando danni significativi all'imbarcazione", ha aggiunto Tasnim. L'Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto), riportando la segnalazione del cargo, ha sostenuto che non ci sia stata comunicazione via radio con la motovedetta dei Pasdaran.

Impiccato un uomo in Iran: “Era una spia del Mossad”

Un uomo è stato giustiziato in Iran con l'accusa di essere stato una spia del Mossad. Lo riporta l'agenzia Tasnim. "Mehdi Farid, figlio di Amanollah, è stato impiccato per aver collaborato intensamente con il servizio di spionaggio terroristico del Mossad, in seguito di un processo e della conferma della sentenza definitiva della Corte Suprema", si legge in una nota. Farid "era responsabile della sezione amministrativa del comitato di Difesa non militare di una delle organizzazioni sensibili del Paese e aveva stabilito un contatto con il servizio di spionaggio terroristico del regime israeliano tramite il cyberspazio", spiega il comunicato ufficiale.

Trump: “Con Hormuz aperto non ci sarebbe accordo con Teheran”

"L'Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l'ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente 'salvare la faccia". Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth. "Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: Signore, l'Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente", aggiunge Trump, "ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l'Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!".

Wall Street Journal: Trump non vuole riprendere la guerra

Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Teheran. Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l'Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno.
Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l'Iran finchè non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno.

Dagli Emirati Arabi al Kuwait: i giacimenti nella lista degli obiettivi dei pasdaran

Nella lista dei potenziali obbiettivi dei pasdaran annunciata da Mousavi vi sono diversi Paesi. Negli Emirati Arabi Uniti si citano “i giacimenti petroliferi di Zouk Al-Ula, a Ruwais, la quarta raffineria più grande al mondo, e Habshan, uno dei più grandi impianti di trattamento del gas del Medio Oriente”. In Arabia Saudita a essere presi di mira sarebbero “Ghawar, il più grande giacimento petrolifero onshore al mondo, e Abqaiq, il più grande impianto di trattamento e stabilizzazione del greggio al mondo”. In Kuwait toccherebbe a “Burgan, il secondo giacimento petrolifero più grande del mondo, e le raffinerie di Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi, il cui attacco significherebbe tagliare l'arteria principale delle esportazioni petrolifere del Kuwait”. In Qatar si guarda agli "impianti del complesso di Ras Laffan; un attacco a questo complesso significherebbe la distruzione di un investimento di 6 miliardi di dollari, una cifra equivalente all'importo totale dei beni iraniani congelati in quel paese". Infine il Bahrein, con "il giacimento petrolifero di Abu Safa e la raffineria di Sakhir, che ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è stato anche un centro chiave dell'aggressione americana contro l'Iran durante la Guerra di Ramadan".

Le guardie della rivoluzione ai Paesi del Golfo: “Se aiutano gli Usa diranno addio al petrolio”

I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno aggiornato la lista dei possibili obbiettivi nel Golfo Persico, se dovesse riprendere la guerra: non più siti militari americani, ma impianti di produzione energetica. Ad annunciarlo è stato il comandante della forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Seyyed Majid Mousavi, in un "messaggio alla nazione iraniana" riportato dall'agenzia Fars. "Se i paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente", ha ammonito. Alcuni paesi della costa del Golfo "hanno permesso che il loro territorio fosse utilizzato dai nemici dell'Iran e ora, se questo sostegno dovesse continuare, la loro linfa vitale economica sarebbe messa in grave pericolo", ha ammonito.

Il segretario Onu: proroga della tregua è un passo verso la de-escalation

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha commentato con favore la decisione del presidente americano Donald Trump di estendere il cessate il fuoco in Iran. "Questo è un passo importante verso la de-escalation e la creazione di uno spazio cruciale per la diplomazia e la costruzione della fiducia tra Iran e Stati Uniti", ha sottolineato Guterres in una dichiarazione ufficiale.
Guterres ha invitato tutte le parti a "costruire su questo slancio" e ad "astenersi da" azioni che potrebbero minare il cessate il fuoco.

Ira di Trump per l’editoriale del Wsj: “Nessuno mi ritiene un babbeo”

Donald Trump non ha gradito un editoriale del Wall Street Journal che lo dipinge con "babbeo" gabbato dagli iraniani. In un post su Truth, il presidente americano ha definito "un idiota" l'autore dell'articolo, Elliot Kaufman, e attaccato direttamente l'editore Rupert Murdoch. Il Wsj "ha appena scritto un editoriale intitolato: Gli iraniani considerano Trump un fesso. Davvero? Per 47 anni hanno ucciso i nostri cittadini, e molti altri, e hanno approfittato di ogni Presidente, tranne me, e che cosa gli ho dato io? Un Paese in macerie!", ha scritto. "La loro intera Marina è sul fondo del mare, la loro Aeronautica non esiste più, le loro difese antiaeree e i loro radar sono stati spazzati via, i loro laboratori nucleari e le aree di stoccaggio sono stati annientati in una buia sera di giugno dai nostri grandi bombardieri B2; i loro leader sono morti, incluso il generale Soleimani, il loro genio del male che ha distrutto la vita di tanti con le sue bombe artigianali piazzate ai bordi delle strade; lo Stretto di Hormuz è bloccato e totalmente controllato dagli Stati Uniti, senza che alcuna nave possa dirigersi verso i porti iraniani si dice che stiano perdendo 500 milioni di dollari al giorno per questo", ha elencato.
Trump ha poi preso di mira il suo predecessore Barack Obama che avrebbe "dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti", mentre "altri presidenti non hanno fatto nulla per fermarli". Eppure, "nonostante tutto questo, c'è un imbecille" al Wall Street Journal "che scrive che io sarei stato preso per un 'allocco'. L'Iran di certo non lo pensa! Nè lo pensa nessun altro", ha proseguito. "Immagino che Rupert Murdoch gli abbia detto di scrivere così, perchè il Wall Street Journal ha perso la rotta, non è più una lettura indispensabile, solo l'ennesimo giornalaccio politico in declino", ha assicurato.

Ghalibaf smentisce il suo consigliere: “Positivo il cessate il fuoco di Trump”

Non sono piaciute al presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Ghalibaf, i commenti del suo consigliere Mahdi Mohammadi sulla proroga del cessate il fuoco. Mohammadi aveva dichiarato che la tregua “è uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa, è giunto il momento per l'Iran di prendere l'iniziativa”. Ma Ghalibaf ha fatto sapere di non condividere. “In qualità di presidente dell'Assemblea Consultiva Islamica, il signor Ghalibaf si avvale della consulenza di stimati esperti in ambito culturale, economico, sociale, politico e in altri settori, dalle cui opinioni trae sempre beneficio. Tuttavia, le opinioni espresse da questi consulenti, che è loro naturale diritto, non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del signor Ghalibaf”, ha dichiarato un alto funzionario del parlamento all'agenzia Tasnim.
“Le osservazioni di questi stimati consiglieri, e di alcune altre persone presenti ai negoziati, riguardo ai colloqui, al cessate il fuoco e così via, sono personali e riflettono i loro punti di vista”, ha insistito la fonte, “le posizioni del signor Ghalibaf vengono rese note attraverso i suoi canali ufficiali sui social media o con le sue dichiarazioni”.

L’Iran denuncia gli Usa all’Onu per pirateria

L'ambasciata iraniana presso le Nazioni Unite ha condannato gli Stati Uniti per una condotta che presenta "i tratti distintivi della pirateria" dopo che le forze militari statunitensi hanno attaccato una nave mercantile iraniana nel Mar d'Oman. "Il 19 aprile 2026, nelle vicinanze delle coste iraniane nel Mar d'Oman, le forze militari statunitensi hanno condotto un attacco ostile e illegale contro la nave mercantile iraniana Toska", si legge in una lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, come riporta AlJazeera.
"Questo attacco contro una nave civile costituisce una grave e manifesta violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale", si afferma nella nota. "Le deliberate intimidazioni e il terrore psicologico inflitti all'equipaggio e alle loro famiglie aggravano ulteriormente la gravità di questo atto. Tale condotta presenta i tratti distintivi della pirateria e costituisce una pericolosa escalation che mette seriamente a repentaglio la sicurezza delle vitali rotte marittime".

Teheran: niente trattative sul nucleare anche se gli Usa tolgono blocco a Hormuz

L'Iran ha chiarito che non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz. “Anche se il blocco fosse revocato, la nostra partecipazione ai negoziati deve essere subordinata alla condizione che non vengano sollevate questioni che violino la nostra indipendenza e dignità, prime fra tutte le nostre capacità difensive e missilistiche, nonché le nostre capacità e conoscenze nucleari£, ha spiegato la televisione di Stato, voce ufficiale del regime. “Il rifiuto di negoziare sulle nostre capacità missilistiche, di difesa e nucleari significa condurre trattative dignitose, e l'insistenza del nostro team negoziale su questa posizione onorevole e di forza costituisce una garanzia”, ha sottolineato Irib tv.
“Si tratta di salvaguardare la resilienza delle forze armate e del popolo paziente, che ha sopportato il fuoco nemico in due guerre e un colpo di Stato affinchè questi loro beni possano essere preservati", ha proseguito l'emittente, "è certamente saggio che ciò che il nemico non è riuscito a sottrarre all'Iran in due guerre, un colpo di Stato e anni di sanzioni, non possa esserci sottratto con negoziati" e "questa decisione del regime di non partecipare al secondo round di colloqui si basa proprio su questa logica".
Gli Stati Uniti e Israele hanno tentato "di impadronirsi delle nostre risorse strategiche, tra cui la nostra unità nazionale, le capacità nucleari e missilistiche, nonché la nostra indipendenza e integrità territoriale, ma hanno fallito", ha assicurato l'emittente.

Wsj: Trump non desidera veder riprendere i combattimenti con l'Iran

Il presidente americano Donald Trump, malgrado l'avvertimento sulla volontà di non voler prolungare il cessate il fuoco, ha fatto esattamente questo: ha segnalato che non desidera riprendere i combattimenti con l'Iran, estendendo "il cessate il fuoco fino al momento in cui verrà presentata la proposta" dell'Iran e "le discussioni saranno concluse, in un senso o nell'altro". È quanto scrive il Wsj, ricordando che i funzionari iraniani continuano ad avvertire di essere pronti a riprendere le ostilità, se necessario, e non hanno ancora confermato di accettare la possibile estensione del cessate il fuoco. Tuttavia, nelle ultime due settimane Teheran ha anche scelto la via della diplomazia, pur continuando a esigere che gli Stati Uniti smantellino il blocco imposto ai porti iraniani. Finché le parti eviteranno un'escalation, rimangono sul tavolo due opzioni concrete: Iran e Usa possono lasciare che i rispettivi blocchi facciano il loro corso: quello statunitense sui porti iraniani e di Teheran sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, entrambe le parti rischierebbero perdite economiche a causa di uno stallo prolungato. Inoltre, quando le navi vengono fermate e ispezionate, il rischio che incidenti sfuggano di mano è concreto. L'alternativa consiste nel trovare una soluzione discreta, diplomatica e possibilmente temporanea alla questione del blocco statunitense, per poi riprendere i colloqui nei prossimi giorni.

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