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Piemonte, più trote (e più energia)

Piemonte, più trote (e più energia)

Così il progetto "Ribes" finanziato dalla Ue vuole sfruttare le fonti rinnovabili dei fiumi, preservandone la biodiversità e favorendo la riproduzione dei pesci migratori
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Incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, come l'idroelettrico, preservando la biodiversità dei corsi d'acqua. L'Unione Europea sta indirizzando la ricerca verso il congiungimento di queste due prospettive. A Bruxelles le preoccupazioni circa l'ambiente si manifestano in più direzioni. Prima di tutto nell'evitare la perdita della biodiversità, specialmente quella animale. In secondo luogo nella ricerca di misure urgenti per la salvaguardia degli habitat acquatici. Terzo (ma non minore), nell'impegno nell'incrementare l'energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Questi spunti si sono tradotti in una sfida. E la sfida è stata raccolta dal progetto europeo (finanziato per oltre 4 milioni di euro) Ribes. Il nome è un acronimo articolato: RIver flow regulation, fish BEhaviour and Status. Coordinatore ne è Claudio Comoglio, docente del Dipartimento Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino.

Il progetto prevede percorsi formativi rivolti a 15 giovani ricercatori e ricercatrici nell'ambito dei corsi di Dottorato in otto Università sparse fra Italia, Svezia, Regno Unito, Germania, Estonia e Belgio. Presso il Politecnico di Torino hanno iniziato il percorso due giovani ricercatori, Usama Ashraf e Gloria Mozzi, che sotto la supervisione dei professori Comoglio, Costantino Manes, Paolo Vezza e Daniel Nyqvist, studieranno la risposta delle specie ittiche autoctone alle variazioni delle condizioni idrodinamiche indotte dagli sbarramenti. Tutto questo attraverso l'utilizzo innovativo di una canaletta idraulica sperimentale, che sarà utilizzata in campo lungo i corsi d'acqua piemontesi. "Grazie alle attività che svilupperemo presso il Politecnico” spiega Comoglio “ci attendiamo sia di migliorare lo stato delle conoscenze scientifiche su diverse specie ittiche autoctone sia di identificare soluzioni tecniche che contribuiscano a interrompere l'attuale trend di rapido declino delle relative popolazioni". Le prove sperimentali in campo verranno condotte su quattro specie: lasca, vairone, barbo e trota marmorata. Presumibilmente, nel corso del progetto le analisi si estenderanno anche ad ulteriori specie endemiche minori del bacino padano.

Scenario del progetto saranno i corsi d'acqua piemontesi delle province di Torino e Cuneo. Ma sono previste collaborazioni anche in Veneto con l'Università di Padova, altro partner italiano del network RIBES. Tra le altre specie prese in considerazione vi sono il salmone atlantico (Salmo salar), la trota fario (Salmo trutta), l'anguilla (Anguilla anguilla), il temolo (Thymallus thymallus), la lampreda di mare (Petromyzon marinus), la lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis), il gardon (Rutilus rutilus) e lo scazzone (Cottus gobbio).

I pesci migratori d'acqua dolce hanno tre grandi nemici: l'energia idroelettrica, la pesca eccessiva e lo stravolgimento del clima.  Secondo il primo rapporto globale  sullo stato dei pesci migratori d'acqua dolce presentati dalle organizzazioni World Fish Migration Foundation (Wfmf), Zoological Society of London (Zsl), Iucn, Wwf e The Nature Conservancy (Tnc), dal 1970 al 2016 le popolazioni di specie ittiche migratorie d'acqua dolce hanno subito un calo medio del 76% in tutto il mondo, con tonfi clamorosi in Europa (-93%) e in America Latina e Caraibi (-84%). Oltre che come patrimonio naturale, i pesci migratori sono importanti per la filiera alimentare Per milioni di persone sul pianeta costituiscono infatti un bene di prima necessità. E mantengono salubri le acque.

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