Green&Blue

L'azienda

Shampoo e mascara a zero rifiuti e zero emissioni

Una delle linee di confezionamento dello shampoo (Le foto di questo servizio sono di Martino Lombezzi)
Una delle linee di confezionamento dello shampoo (Le foto di questo servizio sono di Martino Lombezzi) 
L'Oréal ha trasformato lo storico stabilimento di Settimo Torinese in una "waterloop factory". E risparmia 40 milioni di litri d'acqua ogni anno
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Lo shampoo dei robot nasce in una fabbrica alle porte di Torino alimentata da 14mila pannelli solari. Cisterne di liquido per capelli, mega contenitori di mascara e polveri per ombretti vengono controllati dagli occhi elettronici di 18 robot. Grazie all'intelligenza artificiale trasportano materie prime, eliminano i rifiuti, vanno e vengono dal magazzino. Nella fabbrica italiana del Gruppo L'Oréal che rifornisce l'Europa di prodotti per capelli, polveri per ombretti e mascara si sentono i bip e i suoni delle macchine che non hanno bisogno degli uomini del muoversi. Nell'immenso stabilimento a Settimo Torinese, tra i primi quattro in Europa e tra i primi dieci nel mondo, dove tutto è riciclato, riutilizzato e a impatto zero, lavorano solo 340 persone. Perché in questi 55mila metri quadrati, la filosofia è "automazione e green economy".  Novemila le tonnellate di emissioni di CO2 abbattute ogni anno. Come aver tolto dalla strada 3mila auto alimentate a benzina.

Chiara Sburlati, direttrice dello stabilimento L'Oréal Italia a Settimo Torinese
Chiara Sburlati, direttrice dello stabilimento L'Oréal Italia a Settimo Torinese 

Anticipare i cambiamenti

Qui si è iniziato presto a riflettere sul consumo d'acqua, sulla necessità di passare dai carburanti fossili alle energie rinnovabili, di fotovoltaico e teleriscaldamento. E soprattutto di economia circolare. Così dal 2005 ad oggi è stata realizzata, anno dopo anno, una fabbrica che ha raggiunto due obiettivi: zero emissioni e zero rifiuti.  Dichiarata azienda a zero CO2 nel 2015 dopo l'installazione di 14mila pannelli solari e il passaggio a fonti alternative, dal 2018 l'acqua viene riutilizzata grazie a un impianto di ultrafiltrazione. Mentre dal 2020, milioni di flaconi di balsamo e di shampoo nascono al 100% da Pet riciclato con un risparmio di oltre 3mila tonnellate di plastica vergine. L'hanno chiamato progetto "Wall to wall" e più vicini di così è impossibile. Per ridurre l'inquinamento che deriverebbe dal trasporto dei nuovi flaconi, la fornitura a km zero arriva da un imprenditore che lavora direttamente nello stabilimento di Settimo Torinese. Risultato: eliminati dalla strada pure mille camion all'anno. Non si esce dall'azienda nemmeno se si rompe un macchinario. Se c'è da cambiare solo un pezzo, si rifà tale e quale in 3D. Ovviamente sempre nella stessa fabbrica dove si riciclano perfino i mozziconi di sigarette. Anche per loro è prevista una nuova vita.

La centralina di trattamento e purificazione delle acque
La centralina di trattamento e purificazione delle acque 

Una waterloop factory

Un tassello centrale di questo  percorso rimane il riciclo dell'acqua: 40 milioni di litri all'anno, pari a ottanta piscine lunghe venticinque metri, vengono utilizzati a ciclo continuo. E basta fare il confronto tra quel liquido  torbido che esce dopo il lavaggio degli impianti, con l'acqua che riempie invece la vasca alla fine della depurazione, limpida e senza l'ombra di un minerale, per capire l'entità dello spreco degli anni passati. Un processo che inizia e finisce a pochi metri dalle linee di produzione. Ma prima come funzionava il ciclo dell'acqua? "Veniva prelevata dai pozzi: la utilizzavamo e dopo averla depurata ritornava nella rete. Ora siamo una waterloop factory, un sito produttivo che consuma acqua unicamente come materia prima, ossia quella che c'è nei prodotti, mentre per tutti gli altri usi viene filtrata e riutilizzata in questo ciclo chiuso", racconta Chiara Sburlati, direttrice dello stabilmento L'Oréal Italia. E per non perdere nemmeno un litro di acqua c'è anche un "superconcentratore" che "spreme" il più possibile i fanghi. Sono gli scarti finali della produzione, soprattutto del mascara.  Pure per loro c'è una second life. "L'idea è di trasformarli in un composto che, con l'aggiunta di pigmenti, potrebbe diventare una vernice ignifuga. Siamo ancora in fase sperimentale, vedremo", spiega la manager. Intanto, si ricicla tutto quello che si può e la plastica che non diventa flacone di shampoo si trasforma in una sedia, oppure in un tavolo della mensa. Ovviamente di colore verde per ricordarne l'origine.

Una delle vasche per il trattamento delle acque che arrivano dalla produzione
Una delle vasche per il trattamento delle acque che arrivano dalla produzione 

Efficienza e sostenibilità

Certo i tempi sono cambiati da quando Mike Bongiorno, nel 1961, venne invitato a inaugurare la fabbrica a Settimo Torinese. È stato lui il primo testimonial. Nata in pieno boom economico, quando di ambiente e sostenibilità si parlava solo in qualche circolo privato, oggi questa azienda italiana è considerata tra i precursori della sostenibilità. I primi report sull'attenzione alle emissioni di C02 e al consumo di acqua sono arrivati dalla multinazionale francese nel 2010, poi nel 2013 hanno cominciato a partire i progetti. Due anni dopo le vasche per il riciclo erano già belle e pronte. "L'Oréal Italia in effetti sul tema della sostenibilità sta facendo da pioniere. Ci siamo impegnati molto per migliorare l'impatto ambientale di tutta la nostra produzione", racconta Chiara Sburlati, "È il primo stabilimento del gruppo ad esempio, a diventare water loop factory. La sostenibilità non è nemica dell'efficienza. Anzi, è vero il contrario".

I pannessi solari che forniscono lo stabilimento
I pannessi solari che forniscono lo stabilimento 

Un robot per collega

Vanno avanti indietro, scaricano, ricaricano, fanno inversione, si fermano se trovano un ostacolo, sembra quasi che prendano decisioni in maniera autonoma, invece di essere governati da un software. Sono i 18 robot, una specie di carrelli automatici guidati da laser, che condividono con operai e tecnici il lavoro all'interno della fabbrica. Con i robot è stata realizzata l'automazione di tutti i flussi: dallo stoccaggio delle materie prime e dei semi lavorati fino al magazzino e tutta la linea di produzione. Tagliati i tempi di produzione, oggi ogni linea automatizzata confeziona 200 flaconi di shampoo al minuto. Un'ora dopo essere stati riempiti, sono già sui tir diretti in 31 Paesi europei. Altrettanto per il mascara. Se ne fanno 120 pezzi al minuto per ogni linea. E per ogni "catena di montaggio" c'è una persona davanti al computer che controlla, coordina, gestisce. Nel frattempo, ai robot arrivano decine di richieste in tempo reale ed è la sua intelligenza artificiale a  stabilire le priorità. "Funzionano come una sorta di call center", spiegano gli ingegneri dell'azienda, "ad esempio, se mentre stanno andando a prendere gli scarti su una linea, contemporaneamente arriva la richiesta di rifornirne di materia prima un'altra, questo ordine ha la priorità. La produzione non può fermarsi. Quindi, il robot torna indietro e va in magazzino". In effetti, si vedono fare improvvisamente inversione e devi fermarti. Un semaforo rosso si accende per indicarti: alt, il robot ha la precedenza. Devi lasciarlo passare.
 


Impatto zero

Al tramonto il tetto dell'azienda a  Settimo Torinese si tinge di rosso. I 14mila pannelli solari creano un gioco di luce. Sullo sfondo  il verde della collina di Superga, all'orizzonte si intravede il profilo della Mole. Torino è vicinissima. I cartelli nel giardino della fabbrica L'Oréal indicano che siamo in un luogo a zero CO2. Vista da qui  la tutela dell'ambiente e dei posti di lavoro s'intrecciano. Anche avendo un robot come collega.