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Biodiversità

Un esercito di muschio e batteri protegge la Grande Muraglia cinese

(foto: Bo Xiao)
(foto: Bo Xiao) 
Una "biocrosta" di muschi e batteri che ricopre il mastodontico monumento cinese aiuterebbe a conservarlo nel tempo, sostiene uno studio su Science Advances
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La Grande Muraglia Cinese ha un'altra muraglia, bio. Più propriamente una biocrosta, un insieme di microrganismi che la proteggono dalle intemperie e dai segni del tempo. A stabilire che tutte quella "barriera" naturale che cresce sui muri della costruzione più famosa della Cina facciano più male che bene alla muraglia stessa è uno studio appena pubblicato su Science Advances, che ha misurato quanto questi microrganismi proteggano il monumento.

La muraglia non ha bisogno di presentazioni, ma è utile ricordare che è fatta di materiali diversi. Oltre alle pietre in buona parte è fatta di terra battuta, che in alcune zone è stata colonizzata da ricche comunità di muschi e cianobatteri, una biocrosta appunto. I ricercatori hanno studiato l'effetto di queste coperture, piuttosto estese, sulla muraglia, di per sé già molto danneggiata, dal momento che si stima che oltre la sua metà sia andata persa o sia piuttosto malmessa. Hanno analizzato circa 600 km di muraglia delle zone aride e semiaride, confrontando in particolare le zone di terra battuta coperte da vegetazione e microrganismi con quelle più libere.

Il primo dato che arriva dalla loro analisi riguarda la quantità di biocrosta presente sulla muraglia, piuttosto estesa: è stata infatti ritrovata nel 67% dei campioni analizzati, e per lo più è costituita di muschi e cianobatteri, spiegano gli autori, a volte anche licheni, e la loro abbondanza cambia a seconda delle condizioni climatiche delle diverse zone della muraglia. In secondo luogo i ricercatori hanno osservato che la presenza di questa materia viva sulla muraglia - con le sue secrezioni, i rizomi dei muschi, i filamenti dei cianobatteri o la loro semplice azione di copertura - fa da scudo alla muraglia stessa, rendendola più tollerante agli eventi atmosferici e al tempo che passa, e così preservandola. In particolare la biocrosta riduce la capacità di ritenere acqua, la porosità e la possibilità di erosione.

Quanto osservato è valido in generale perché sono diversi i fattori da considerare nel valutare l'azione delle biocroste. Per esempio, spiegano gli autori, il tipo di terra usata per le costruzioni è diversa da luogo a luogo, e anche nel tipo di strutture all'interno dello stesso monumento magari (come accade per le mura e i fortini della muraglia), e cambiando zona cambia la proporzione di organismi che la costituiscono e le condizioni climatiche. Questo per dire, concludono, che le coperture bio dei monumenti storici potrebbero essere una strategia naturale per la loro conservazione, ma che è necessario studiarne l'effetto e l'efficacia caso per caso, sito per sito, e zona per zona. Non dimenticando, considerano gli esperti, anche l'aspetto estetico di queste coperture.