Una scossa di magnitudo 3.1, una colata di detriti di tre milioni di metri cubi di rocce, fango e materiale venuto giù dalla montagna e un intero villaggio praticamente scomparso, cancellato. In più ora l'allarme per un lago, venutosi a creare all'improvviso, che insieme al fiume Lonza che potrebbe evacuare minaccia le dinamiche di un'intera vallata. Quello che è accaduto alle 15.30 di ieri in Svizzera non è solo un distacco - che era stato parzialmente previsto - di grande parte di rocce, detriti e del ghiacciaio del Birch - ma è anche un gigantesco avvertimento di quello che potrebbe succedere sulle nostre Alpi in sofferenza che a causa di temperature sempre più elevate sono oggi sono estremamente fragili, con una salute in costante declino. Nel primo pomeriggio è avvenuto un crollo, forse dettato da una frattura, che ha fatto cadere tutto a valle, sommergendo boschi e abitazioni.
Svizzera, la frana di ghiaccio si abbatte sul villaggio
La causa attuale del crollo non è chiara: è dal 15 maggio che avvenivano ripetutamente distacchi, dovuti da frane, di parte della parete e di detriti, ma è noto come anche quell'area della valle di Lötschental fosse già soggetta nel tempo - come tutto l'arco alpino - a cambiamenti collegati alla crisi del clima. In pochi istanti, nella valle Svizzera è cambiato tutto: il piccolo villaggio di Blatten, evacuato per precauzione dopo i primi distacchi già una settimana fa, ora non c'è più. Le prime stime dicono che è stato distrutto al 90%: il fango e i detriti hanno inghiottito e sommerso le strade, le infrastrutture e le case di quasi 300 persone, tutte in salvo, tranne per un disperso di 64 anni che ancora non si trova.
Le esatte dinamiche dell'erosione sono da indagare: ciò che è noto è che in passato sul versante c'erano già state frane e che alla base il ghiacciaio del Birch era già da tempo in sofferenza, trasformato dalle nuove temperature da parete di ghiaccio ad area instabile colma di detriti. Con il ritiro del ghiaccio e il degrado del permafrost, oltre al fenomeno di decompressione, potrebbero essersi innescati processi naturali che hanno portato al grande crollo preceduto, da metà maggio, dal movimento del ghiacciaio verso valle a velocità anomala, tanto che le autorità avevano deciso per una preventiva evacuazione e, ricordandoci l'importanza del monitoraggio, sono così riuscite a salvare le vite degli abitanti di Blatten. Anche se serviranno studi completi per comprendere esattamente le dinamiche del crollo è però facile immaginare come a causa delle temperature elevate il ghiacciaio il Birch fosse già in sofferenza.
Nell'Europa che si surriscalda il doppio rispetto alla media l'ultimo inverno è infatti stato drammatico per la salute dei ghiacciai: in Svizzera la neve a 2000 metri era del 35% in meno rispetto ai valori medi e nella vicina Austria alcuni ghiacciai, come l'Hallstätter, in dodici mesi hanno dimezzato lo spessore nevoso. Gli stessi segni inequivocabili di sofferenza che oggi pagano, dall'Adamello alla Marmolada, anche gli ormai ex giganti bianchi italiani.
Proprio in Svizzera si trova il più alto numero di ghiacciai d'Europa: il Paese ha registrato una perdita del 4% del volume totale dei suoi ghiacciai nel 2023, la seconda più grande diminuzione in un solo anno dopo il -6% del 2022.
La tragedia svizzera, accaduta in pochi istanti, ci insegna poi anche le conseguenze di cosa significa perdere una grande riserva di acqua e cosa può fare l'erosione: adesso il fiume Lonza, che scorre sul fondovalle, risulta ostruito da materiale e si è pericolosamente ingrossato, tanto che potrebbe esondare in alcuni punti. Le poche case scampate al crollo e alla frana sono invece già parzialmente sommerse da un nuovo lago che si è venuto a creare mentre la Protezione civile ha già evacuato per sicurezza alcune persone che abitavano in comuni vicini a Blatten, dato che appunto gli argini del Lonza potrebbero cedere.
Da anni, come tutti gli scienziati che monitorano le Alpi, i glaciologi svizzeri avevano espresso preoccupazione per il disgelo e il ritiro dei ghiacciai. Questa condizione, ricorda Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, "è presente su tutto l'arco alpino. L'instabilità dei ghiacciai è un fatto comune e in continua evoluzione, anche naturale, ma è indubbio che i cambiamenti climatici stanno rendendo più frequenti una lunga serie di fenomeni, come frane, collassi e crolli che oggi sono in grande aumento. Lo scorso anno in Valtellina per esempio a causa di forti e intense piogge c'è stato un crollo di morena che ha movimentato più di 3 milioni tra detriti e acqua. Queste condizioni accadono sempre più frequentemente e questo dovrebbe preoccuparci e stimolarci ad agire".
Nel frattempo e in attesa di comprendere esattamente cosa è accaduto, mentre droni e aerei stanno sorvolando l'area per valutare altri eventuali rischi, dalla Svizzera arriva un ulteriore monito per il futuro racchiuso nelle parole delle autorità locali. Raphaël Mayoraz, capo dell’Ufficio per i rischi naturali, ha infatti parlato senza mezzi termini di un "evento senza precedenti nella nostra storia".