“I segnali della siccità ci sono già. L’estate 2025 si preannuncia complicata un po’ ovunque. Rischia di mettere ancora in ginocchio la Sicilia dove in alcune zone ci sono già turnazioni per risparmiare l’acqua e non ritrovarsi nella situazione di agosto 2024. Ma non è solo il Sud a preoccuparci, anche il Nord ha il suoi problemi: nel fiume Po il cuneo salino è già salito di sette chilometri e la sua acqua non può essere usata per l’agricoltura”. Parole chiare quelle di Nicola dell’Acqua, Commissario straordinario per la siccità nominato dal governo, capo di una cabina di regia che deve stabilire strategie per affrontare le crisi idrica. Il Piano Nazionale dell’Acqua elaborato con il Ministero delle Infrastrutture è uno degli strumenti con cui si è avviata la mappatura delle aree a rischio e la scelta delle priorità. Obiettivo: riqualificare la rete idrica, digitalizzare il sistema, stabilire piani di risparmio e uso efficiente dell’acqua, stabilire gli investimenti. Per non rivivere quanto accaduto la scorsa estate con le Regioni del Centro e del Nord che si contendevano l’acqua, le associazioni degli agricoltori che litigavano con quelle degli albergatori per stabilire se abbassare o innalzare il livello dei Grandi Laghi, e la gente delle isole siciliane costrette ad aspettare la nave cisterna per riempire i serbatoi. Eppure piove.
Commissario dell’Acqua perché abbiamo una crisi idrica in Italia anche quando piove?
“Perché la pioggia da sola non basta. Servono infrastrutture moderne una gestione efficiente e una pianificazione. Altrimenti diventa solo acqua sprecata. Non solo. Dobbiamo tener conto che i fenomeni a causa del cambiamento climatico sono sempre più brevi e intensi e non riescono a ricaricare le falde o riempire gli invasi. E poi piove a macchia di leopardo: se ad esempio in Val d’Aosta piove in una vallata, non avendo strutture di connessione non possiamo portale anche in quella accanto. Così le persone che abitano in quella valle avranno l’acqua, i vicini di valle no”.
Dunque le cause rimangono quelle strutturali?
“Direi di sì, certo ripeto c’è una crisi del clima e gli effetti li vediamo tutti i giorni da Nord a Sud. Ma dobbiamo assolutamente ridurre le perdite idriche che sono ancora al 40%. E poi fondamentale è la prevenzione, avere dati aggiornati e in tempo reale. Il lavoro che stanno facendo da due anni gli operatori che lavorano negli Osservatori di distretto è davvero importante e a supporto del governo. Sono organi in cui sono presenti tutti i rappresentanti che si occupano della gestione dell’acqua dai Consorzi di bonifica, alle Autorità di bacino, amministratori e imprenditori. Non solo aggiornano e diffondono i dati relativi alla disponibilità idrica, ma intercettano le criticità prima che si manifestino. Come sta avvenendo nell’Appennino centrale e meridionale”.
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Sono le Regioni più a rischio?
“Esatto. I cambiamenti climatici stanno alterando il ciclo dell’acqua. Gli inverni più caldi riducono la neve che in passato garantiva rilasci lenti. Così già da 4 mesi, sappiamo che le Regioni dell'Appennino Centrale e Meridionale, Campania, Molise, Puglia, Calabria e Abruzzo stanno affrontando seri problemi idrici, con alcuni territori che mostrano una severità idrica media o elevata. In Sicilia la disponibilità dei bacini è al 54%, in Basilicata hanno adottato razionamenti. Oppure in Puglia dove l’acqua potabile arriva dalla Campania. Lì, stiamo accelerando i lavori per chiudere diversi cantieri che dovrebbero aumentare la dotazione di acqua potabile in quella regione rendendola autonoma. Così anche in Sicilia dove a settembre dovrebbero venirci in aiuto i dissalatori. È una corsa contro il tempo”
Come quella per salvare il lago Trasimeno?
“Purtroppo qui siamo oltre la crisi idrica, c’è in atto una crisi ecologica. Il lago Trasimeno oggi presenta i livelli tra i più bassi mai registrati a causa della siccità. il livello dell’acqua è sceso a -154 cm rispetto allo zero idrometrico, con una perdita di 14 cm rispetto allo scorso anno. Non basta sperare in una primavera piovosa e nella ripulitura dei fossi che convogliano l’acqua dalla campagna al bacino, privo di affluenti naturali. Serve un intervento immediato, per questo è stato previsto uno stanziamento di 1,5 milioni di euro. Bisogna trovare per soluzioni urgenti. Ci sono richieste anche dal Distretto che controlla i livelli dei laghi laziali che sono molto in sofferenza”.
A questo punto è giusto parlare di “stress idrico permanente”?
“Diciamo che la siccità non è più un’emergenza, ma un problema con cui l’Italia a causa della sua posizione nel Mediterraneo deve fare i conti. L’innalzamento delle temperature implica eventi estremi e anche siccità: due facce della stessa quesione. Il problema della scarsità dell’acqua non è stagionale o occasionale, ha bisogno di adattarsi al clima che cambia. Ed è questo il senso di avere una cabina di regia a livello nazionale, per stabilire priorità nelle decisioni. E poi ci sono i gesti importanti per non sprecare l’acqua. La crisi idrica non è solo una questione globale o agricola, riguarda anche le nostre case, le nostre abitudini”.
Consumiamo ancora troppa acqua inutilmente?
“Sì perché l’acqua non è infinita. In un mondo dove sta diventando una risorsa sempre più scarsa, ogni scelta individuale può fare la differenza. Deve esserci un uso consapevole e per questo dovremmo cambiare le nostre abitudini. Comportarci come facciamo per risparmiare il consumo di energia. Così come stiamo attenti a spegnere le luci, a controllare l’utilizzo del condizionatore a casa, a mettere in funzione gli elettrodomestici nella fascia che costa di meno. Le stesse attenzioni dobbiamo riportarle anche quando apriamo i rubinetti dell’acqua”.
Eticamente qual è l’uso che davvero non dovremmo fare più?
“Lavare l’auto con l’acqua potabile. Uno spreco serio e dannoso”.
In effetti si consumano fino a 400 litri d’acqua per una sola auto. La stessa quantità che una persona dovrebbe bere in circa sei mesi.