Gli inverni, qui, non erano mai stati così caldi. Perché l’arcipelago della Svalbard, a metà strada tra la Norvegia continentale e il Polo Nord, si riscalda a un ritmo fino a 7 volte superiore alla media globale. Con temperature che aumentano di quasi il doppio rispetto alla media annuale.
Isole Svalbard, un inverno sempre più caldo e piovoso
Queste bellissime isole rischiano dunque di essere la cartina di tornasole della crisi climatica in atto, mostrando quanto rapidamente stia cambiando, in modo decisamente allarmante, il clima artico. Il quadro arriva dalle osservazioni dirette di un team di scienziati, con consistente componente italiana, impegnato nel lavoro sul campo, confluite in un articolo sull’ultimo numero di Nature Communications: lo scorso febbraio l’intera regione ha dovuto affrontare temperature dell'aria eccezionalmente elevate, accompagnate da precipitazioni, che hanno portato a un diffuso scioglimento delle nevi e all'accumulo di acqua di fusione.
“Un fenomeno – sottolinea lo studio – che evidenzia i gravi impatti dei cambiamenti climatici sui paesaggi e sugli ecosistemi artici”. Di questo passo la neve, a lungo elemento dominante nei paesaggi delle Svalbard, che sono le terre abitate più a nord del pianeta Terra, potrebbe presto scomparire: le proiezioni suggeriscono uno scenario in cui la pioggia diventi la forma di precipitazione dominante nell'Artico entro la fine del secolo. “E per la verità già abbiamo trovato più fango che neve, nella nostra missione”, rileva Donato Giovannelli, geomicrobiologo presso l'Università di Napoli Federico II in Italia, autore senior dell’articolo.
Nel dettaglio, a febbraio si è registrata una temperatura media dell'aria di -3,3 °C a Ny-Ålesund, un piccolo insediamento scientifico situato nel nord-ovest dell'isola di Spitsbergen, la più estesa dell'arcipelago delle Svalbard, popolato da appena 200 abitanti in estate e soltanto 30 in inverno, per lo più ricercatori scientifici. La media storica, riferita al periodo compreso tra 1961 e 2001, era di -15 °C. Ancora: in 14 dei 28 giorni si sono registrate temperature medie dell’aria superiori agli zero gradi centigradi.
Gli effetti? Potenzialmente catastrofici. Già, perché la combinazione di temperature calde e precipitazioni sta radicalmente trasformando il paesaggio di Ny-Ålesund, creando, sottolineano i ricercatori, condizioni paragonabili a quelle di una pista di ghiaccio che si scioglie. Con ricadute importanti sugli ecosistemi.
"Ci siamo trovati in pozze d'acqua alla base del ghiacciaio, o su una tundra spoglia e verde, quando invece era un manto nevoso spesso a caratterizzare il paesaggio invernale di questi luoghi”, spiega James Bradley, geomicrobiologo presso l'Istituto Mediterraneo di Oceanografia di Marsiglia, in Francia. “È stato scioccante vederlo scomparire nel giro di pochi giorni”, aggiunge. Si è così registrato un risveglio prematuro delle piante e lo scongelamento del suolo, con forti implicazioni sulla respirazione e sull'attività microbica.
"Non abbiamo ancora piena contezza delle conseguenze che questi eventi ricorrenti stanno portando agli ecosistemi artici, soprattutto durante il periodo invernale, dove le condizioni sono più complesse e i dati sono ancora scarsi", rileva Giovannelli, ospite con il suo team della base artica Dirigibile Italia dell'Istituto di Scienze Polari del Cnr. “I colpi di calore invernale nei luoghi per antonomasia più freddi del pianeta sono un fenomeno che alimenta grandi interrogativi. – aggiunge – È ancora presto per studiare le risposte della fauna, in luoghi che restano hotspot di biodiversità, e ancor di più gli effetti sugli organismi marini, potenzialmente condizionati dai continui fenomeni di scioglimento dei ghiacci, ma possiamo dire con certezza che qualcosa sta cambiando, e in fretta. Forse – aggiunge Giovannelli - siamo stati troppo cauti con i nostri messaggi, quando i cambiamenti irreversibili al clima artico - che stanno avvenendo davanti ai nostri occhi - richiederebbero un approccio assai più risoluto”.
Quel che più conta, sottolinea ancora lo studio, è che l’emergere di un modello di disgelo invernale non è solo un’anomalia, ma è indicativo di un ecosistema artico in rapida evoluzione, influenzato dai cambiamenti climatici indotti dall'uomo.
“Di questo siamo purtroppo certi. – aggiunge Giovannelli – Non abbiamo fotografato un episodio ma un preciso trend, e se oggi facciamo sempre più i conti con la crisi climatica anche nel Mediterraneo, che si riscalda fino a 6 gradi oltre la media di stagione, e in generale in Italia, con lo scioglimento dei ghiacciai alpini, è anche per effetto di quanto sta accadendo in Artico. Per questo - aggiunge - occorre che la ricerca scientifica acceleri ma soprattutto è necessaria un'azione politica ambientale per mitigare questi cambiamenti e i loro potenziali effetti sia sugli ecosistemi artici che sui modelli climatici globali”, spiegano i ricercatori, sempre più preoccupati per “un sistema climatico artico ormai profondamente alterato”.