Quattro nidi di vespe radioattive sono stati scoperti all’interno del sito Savannah River Site, un ex impianto nucleare vicino alla città di Aiken nella Carolina del Sud. Un sito costruito negli anni ‘50 noto per essere stato utilizzato durante la Guerra Fredda per la produzione di plutonio e trizio componenti chiave per armi nucleari. A rivelarlo è stato un rapporto redatto dal Dipartimento dell'Energia, proprietario del sito e pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times.
"Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti sta gestendo la scoperta di quattro nidi di vespe con livelli molto bassi di contaminazione radioattiva", ha detto Edwin Deshong, direttore dell'ufficio operativo del fiume Savannah del dipartimento "I nidi non rappresentano un rischio per la salute dei lavoratori SRS, della comunità o dell'ambiente". L’area infatti è isolata e le vespe non si spostano molto lontano dai nidi. Ma il ritrovamento ha sollevato molti dubbi. Il caso apre interrogativi sulla gestione e bonifica dei siti nucleari dismessi.
Livelli superiori ai limiti
Anche se nessun segno di contaminazione è stato poi rilevato nel terreno o nelle strutture (non si è trattato di un incidente, ma di residui radioattivi storici), la scoperta ha comunque sollevato interrogativi sulla reale entità della contaminazione ambientale nel sito, ha detto Timothy Mousseau, biologo dell'Università della Carolina del Sud che già studia organismi ed ecosistemi nelle regioni radioattive del mondo, tra cui Chernobyl, in Ucraina, e Fukushima, in Giappone. "I nidi ci dicono che ci sono spazi contaminanti sparsi in quest'area che non sono stati completamente racchiusi e protetti", ha spiegato il dottor Mousseau. Anche perché il primo nido scoperto mostrava comunque livelli di radioattività superiori al limite consentito dalla sicurezza federale.
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Da dove arriva la contaminazione
Il primo è stato trovato il 3 luglio durante una delle ispezioni che ciclicamente vengono svolte nel sito. Era su una trave metallica vicino all’area di stoccaggio di rifiuti radioattivi liquidi, è stato rimosso e smaltito come rifiuto radioattivo. Stessa procedura adottata anche per gli altri tre nidi di vespe contaminati scoperti nella stessa area. “Questo indica che deve essere fatto uno sforzo maggiore per valutare i possibili rischi di una fonte significativa di inquinanti radioattivi", ha tenuto a sottolineare ancora il dottor Mousseau.
Le vespe infatti costruiscono i nidi con materiali che trovano intorno e se raccolgono fango, detriti, fibre vegetali contaminati da particelle radioattive, perché sfuggiti ai controlli precedenti, il nido può diventare un “contenitore di radiazioni”. Un effetto collaterale raro, ma già documentato.
Scrive il New York Times: “La produzione di materiale per le armi nucleari è diminuita dopo la fine della Guerra Fredda e il Dipartimento dell'Energia ha iniziato a ripulire il sito nel 1996. Ma il processo si è trascinato ben oltre la data di completamento inizialmente prevista. I funzionari ora dicono che le attività di pulizia saranno completate entro il 2065. Non è la prima volta che vengono trovati animali e insetti contaminati nei vecchi sito nucleari. Era già successo”.
“La possibilità di aree sfuggite alla bonifica”
"La preoccupazione principale riguarda l'esistenza o meno di vaste aree di contaminazione significativa che sono sfuggite alla sorveglianza in passato", ha spiegato ancora il dottor Mousseau "questo potrebbe indicare che c'è una contaminazione radioattiva nuova o vecchia che sta arrivando in superficie, inaspettata. Era già successi nel 2017, quando i lavoratori trovarono escrementi di uccelli radioattivi sul tetto di un edificio dello stesso sito, e gli uccelli possono trasportare la radioattività per lunghe distanze, diffondendola in tutto il paesaggio”.
I nidi di vespe sono dunque una "bandiera rossa" che dovrebbe portare a una maggiore sorveglianza e indagine. "Vorremmo sapere molto di più su ciò che questa scoperta rappresenta effettivamente, e se ci sono prove che possa attraversare l'ecosistema".