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"Cacciamo dall’Australia gli influencer che fanno video pericolosi per gli animali”

"Cacciamo dall’Australia gli influencer che fanno video pericolosi per gli animali”
(reuters)

Fa discutere il video di uno statunitense che assale un coccodrillo. Aperta un'indagine. Le associazioni chiedono pene severe e "deportazione". Interviene anche il padre del celebre naturalista Steve Irwin: "Via gli idioti, servono multe salate"

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Cacciateli, deportateli, multateli, vietategli per sempre l'ingresso nel Paese. In Australia cresce la rabbia e l'indignazione contro gli influencer che, pur di guadagnare views e seguaci, girano qualsiasi tipo di video con la fauna selvatica, spesso mettendo a rischio la salute degli animali. La goccia che ha fatto traboccare il vaso - seguita da un fiume di indignazione e malcontento - è stato un video pubblicato la scorsa settimana dall'influencer statunitense Mike Holston, noto online come "The Real Tarzann".

Nel video l'uomo si lancia in fiume australiano di Cape York e afferra un coccodrillo d'acqua dolce con le mani stringendogli il collo e, mentre si lamenta di essere stato ferito, l'uomo blatera frasi e l'animale da segni di sofferenza. Prima dell'"attacco" si nota chiaramente come il rettile fosse tranquillo e lontano dall'americano: successivamente l'animale si è spaventato e ha provato a fuggire ma l'uomo è riuscito a catturarlo saltandogli sopra. Il video è valso milioni di visualizzazioni, ma l'Australia questa volta ha reagito in coro, a cominciare anche dalle dichiarazioni della famiglia del naturalista Steve Irwin, il mitico "Crocodile Hunter", divulgatore morto nel 2006 che ai tempi in cui i social non esistevano per parlare della conservazione animale compiva gesti estremi tra cui proprio quelli di afferrare per esempio i coccodrilli.

Gesti per cui aveva sempre un permesso concesso dai territori in cui girava i documentari, a differenza degli influencer odierni. Il padre di Steve, Bob Irwin, ha detto così senza mezzi termini che questi influencer "idioti" dovrebbero essere "cacciati fuori dal Paese" e si è detto preoccupato per "una serie incontrollata" di contenuti online "che incoraggiano e glorificano le interazioni dannose con la fauna selvatica". Con l'avvento della caccia ai like il "fattore Steve Irwin è andato storto" sostiene, come a dire che quelli che all'epoca di Steve erano atteggiamenti spericolati ma messi in atto per raccontare le specie e promuovere la divulgazione e la conservazione oggi invece non hanno alcun valore se non di far arricchire chi li gira e anzi sono estremamente pericolosi tanto che "chiunque faccia del male per divertimento alla fauna selvatica è uno str...o" ha affermato duramente Bob Irwin. Parole le sue che seguono un acceso dibattito sulle leggi nei confronti degli influencer che si avvicinano agli animali.

Lo scorso anno il Queensland ha introdotto una legge proprio per tentare di reprimere le interazioni con i coccodrilli promettendo multe che però o sono poco salate o difficilmente vengono applicate. Per questo in Australia ambientalisti, cittadini e ricercatori chiedono una riforma delle leggi sulla protezione della fauna selvatica al tempo dei content creators. La PETA, associazione in difesa degli animali, ha chiesto per esempio che "The Real Tarzann" venga bandito dall'Australia e punito con migliaia di dollari di multe. "Oltre al fatto che è illegale e incredibilmente stupido interferire con un coccodrillo nel Queensland, è anche incredibilmente crudele", ha detto Mimi Bekhechi, consigliere della PETA. "Proprio come i wombat, i koala e altri animali selvatici nativi australiani, i coccodrilli sono individui sensibili che provano dolore e stress e che meritano di vivere in pace senza il timore che gli influencer in visita li aggrediscano e li trattino male", dice.

Sul caso di Mike Holston e del coccodrillo molestato il Queensland ha aperto un'indagine e il governatore David Crisafulli, che ha definito l'influencer un' "oca", ha promesso che sarà punito. Il nuovo video è però solo l'ultimo di una serie di filmati, girati per ottenere like e commenti, che negli ultimi tempi hanno fatto infuriare il Paese: a inizio anno per esempio l'americana Sam Jones aveva separato brutalmente un cucciolo di vombato dalla madre e poco prima Jaylie Tori fu ampiamente criticata mentre provocava i coccodrilli dando loro in pasto altri animali. Fra i problemi segnalati dagli australiani c'è anche il fatto che in pochi casi le sanzioni vengono applicate e quando questo accade, talvolta sono basse rispetto a quanto un influencer potrebbe guadagnare dai video. Holston rischia per esempio una multa di 8000 dollari australiani per aver interferito con il coccodrillo, cifra che potrebbe quasi quintuplicare se però venisse portato in tribunale e perdesse la causa. Inoltre, ricorda Sam Cornell, dottorando presso l'Università del New South Wales e ricercatore che esamina il rapporto tra social media e fauna selvatica, contenuti del genere rischiano anche e soprattutto di portare a "comportamenti imitativi dannosi".

Non disturbare gli animali: cosa (non) fare in vacanza

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Sul tema è intervenuta poi anche Kirstiana Ward dell'Environmental Defenders Office di Cairns raccontando come "stiamo assistendo a una violazione di queste leggi in tutto il Paese" e specificando la necessità di introdurre regole che includano, nell'interazione con gli animali, il divieto di video da pubblicare per vantarsi. "Stiamo assistendo a interazioni deliberate con i coccodrilli... ma lo stiamo vedendo anche con i vombati. I canadesi e gli americani vengono qui e interferiscono con la nostra fauna selvatica e ottengono glorificazione e fama in tutto il mondo grazie alla loro presenza sui social media" producendo video "assolutamente abominevoli" ha detto Ward commentando i contenuti di Holston.

Il problema, spiega la ricercatrice Meg Shaw che lavora al Behaviour Works della Monash University, è che "più vediamo questo tipo di contenuti pubblicati online, più vengono normalizzati". Nell'ultimo caso per esempio "i coccodrilli sono stati usati dall'influencer come status symbol per cercare di dimostrare quanto sia cool anziché quanto siano straordinari quegli animali. E questo è un problema". Ma c'è una buona notizia: ovvero il fatto che si sia sollevata un'onda di indignazione che potrebbe presto portare a divieti e pene più pesanti nel tentativo di fermare questi comportamenti che però, più che da multe, dovrebbero essere impediti grazie a un cambiamento culturale.