Intrappola le sue prede utilizzando minuscoli uncini, comportamento notevolmente diverso da quello della maggior parte delle altre spugne, che invece filtrano passivamente l’acqua. Si chiama Chondrocladia sp. nov. la nuova spugna carnivora scoperta nelle profondità dell’Oceano Antartico: già ribattezzata death ball, letteralmente palla della morte, per la sua forma sferica e, naturalmente, per la sua voracità. Un nuovo tassello di (sorprendente) conoscenza sul mondo degli oceani arriva dalla Nippon Foundation–Nekton Ocean Census nell’ambito di due missioni di ricerca intraprese nel corso del 2025 insieme con lo Schmidt Ocean Institute.
La singolare spugna carnivora non è l’unica novità: gli scienziati hanno infatti scoperto 30 nuove specie di profondità precedentemente sconosciute. Lo scorso agosto la conferma durante il Southern Ocean Species Discovery Workshop, ospitato dall'Universidad de Magallanes a Punta Arenas, in Cile: si tratta di animali mai catalogati. Tra loro, quelli che sono stati battezzati – anche in questo caso con echi sinistri - come "vermi zombie" (Osedax sp. il nuovo nome scientifico): si nutrono di ossa di balene e altri grandi vertebrati e che sono privi di bocca o apparato digerente (per nutrirsi si affidano a batteri simbionti), ma anche vermi a squame iridescenti (Eulagisca sp. nov.), nuove stelle marine delle famiglie Brisingidae, Benthopectinidae e Paxillosidae e addirittura crostacei non ancora identificati, uno dei quali potrebbe rappresentare una famiglia di anfipodi completamente nuova. Infine, i ricercatori hanno individuato gasteropodi, bivalvi e coralli neri rari che prosperano in habitat vulcanici e influenzati da fenomeni idrotermali.
Scoperte straordinarie favorite dall’utilizzo di veicoli hi-tech a comando remoto come il Rov SuBastian, in grado di catturare agilmente immagini e campioni di specie sui fondali oceanici, favorendo la conoscenza di uno spicchio di biodiversità ancora in parte ignoto.
“Esplorando luoghi mai osservati prima dall’uomo”, aggiunge Jyotika Virmani, direttrice esecutiva dello Schmidt Ocean Institute. “Accelerare i processi di conoscenza delle specie non ancora note non è un vezzo scientifico, ma vuol dire contribuire in modo determinante al bene pubblico”, sottolinea Mitsuyuki Unno, che dirige invece la Nippon Foundation ed è responsabile del programma Ocean Census, nato proprio per favorire le scoperte della vita oceanica e sostenere e far progredire la vita sulla Terra.
A bordo della “Gaia Blu”, i ricercatori hanno in particolare esplorato le caldere vulcaniche sottomarine delle Isole Sandwich Australi, arcipelago disabitato situato nell’Oceano Atlantico meridionale: qui sono stati raccolti quasi 2.000 esemplari di 14 gruppi animali e, contestualmente, sono state realizzate ore di riprese video in alta definizione e migliaia di scatti del fondale marino, compreso il primo, storico filmato di un giovane calamaro colossale, la più grande specie di calamaro nota in natura, legato a straordinarie leggende e ad affascinanti pagine di letteratura. “L'Oceano Antartico rimane ampiamente sottocampionato”, annota Michelle Taylor, responsabile scientifica di Ocean Census. E le sorprese, a quanto pare, non sono finite: finora è bastato valutare – con un confronto in tempo reale del codice genetico - appena il 30% dei campioni della spedizione per individuare 30 nuove specie. “Non v’è dubbio che ci sia ancora tanta biodiversità da documentare”, aggiunge Taylor.