Green&Blue

Biodiversità

Orsi buoni o cattivi? In Giappone l’IA sta diventando un problema

Orsi buoni o cattivi? In Giappone l’IA sta diventando un problema

Video virali li mostrano confidenti al cospetto di vecchine o, viceversa, protagonisti di attacchi sanguinari. E non tutti i contenuti reali si distinguono facilmente da quelli fake, spiegano gli esperti. Così l’intelligenza artificiale sta distorcendo la nostra conoscenza degli animali

4 minuti di lettura

C’è una vecchina che, con calma serafica, catechizza un orso, che ha un tono quasi dimesso. E c’è una donna minuta, anche lei anziana, una bandana come copricapo, che in un campo coltivato ne redarguisce un altro, quasi mortificandolo, o che gli dà da mangiare della frutta. Dialoghi quasi fiabeschi a tu per tu, atteggiamento confidente come tra affabili interlocutori: in Giappone sono sempre più i video, generati dall’intelligenza artificiale, che mostrano singolari incontri ravvicinati con gli orsi, spesso senza conseguenza alcuna per gli esseri umani. Il tutto mentre il Paese è alle prese con un numero record di attacchi mortali agli esseri umani.

Quanto basta, ammoniscono gli esperti, per creare una visione distorta della natura. Sul banco degli imputati finiscono i social e i content creator: l’algoritmo di TikTok sembra premiare le clip iperrealistiche che mostrano gli animali che interagiscono con esseri umani. Da un lato, i video che quasi incoraggiano gli incontri; dall’altro immagini cruente, anche in questo caso generate dall’IA, che alimentano l’ansia nell’immaginario collettivo. Mostrando - per esempio - un orso che scappa con un cane tra le fauci. E ancora: finti telegiornali che segnalano avvistamenti di orsi nell’area d’interesse e, caso ancor più emblematico, una clip che ritrae persone che combattono contro gli animali, sconfiggendoli.

C’è anche il contenuto, immancabilmente virale, di un orso catturato dopo essere entrato in un minimarket a Noshiro, nella prefettura di Akita: tutto falso, assicurano le autorità. E falso è anche un altro video, che mostra persone in fuga da un orso a Ishikawa. L’allarme, appena rilanciato dal The Guardian, è dunque chiaro: benché la maggior parte delle persone sia in grado di distinguere i contenuti reali da quelli falsi, il rischio di una distorsione diffusa della realtà è concreto, soprattutto tra i cosiddetti boomer.

E ancora: non si corre il rischio, contestuale, di “indebolire” i decaloghi governativi su come comportarsi di fronte a un incontro (reale) con un orso? Domande retoriche, secondo gli esperti. Quel che è certo, intanto, è che gli orsi, qui, sono quel che si suol dire un trend topic: secondo il quotidiano Yomiuri Shimbun, però, sei clip su dieci sono frutto del generatore video di OpenAI. Ma non tutti hanno, in filigrana, la specifica che aiuta a distinguerli. E talvolta la linea di demarcazione tra realtà e finzione è impercettibile, soprattutto per chi sia a digiuno di natura e biodiversità.Tra le regole fondamentali, come per tutti gli animali selvatici, c’è per esempio quella di non lasciare cibo nei boschi durante le incursioni. Men che meno, naturalmente, dare da mangiare agli orsi, come pure mostrano molte delle clip generate dall’IA.

"Dare da mangiare a un orso, anche a una distanza considerata apparentemente di sicurezza, è estremamente pericoloso e potrebbe contribuire a fargli perdere la paura degli umani", sottolinea allo Yomiuri Shinsuke Koike, professore presso l'Università di Agraria e Tecnologia di Tokyo. All’intelligenza artificiale si chiederebbe, semmai, un aiuto nell’affrontare una situazione di potenziale crisi: secondo il ministero dell'Ambiente, quest'anno in Giappone sono morte 13 persone in attacchi di orsi (un record, con numeri più che raddoppiati rispetto al primato precedente), mentre più di 100 sono rimaste ferite. Tra aprile e settembre sono stati segnalati circa 20.700 avvistamenti di orsi in tutto il Paese, circa 7.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

L’IA ci dà un’immagine sbagliata della natura

Ma il fenomeno alimenta, in generale, la percezione - sempre più diffusa tra i ricercatori, come testimoniano alcuni studi recenti – che la diffusione incontrastata delle app che generano video a largo consumo con l’intelligenza artificiale non stia facendo un buon servizio alla natura, e alla sua conoscenza diffusa. “Proprio così. – annuisce Leonardo Mazzeo, divulgatore, autore della seguitissima newsletter “Bestiale” - Mi è capitato ultimamente di ricevere su Instagram dei reel che mostravano scene di animali palesemente false, come un bambino che dava da mangiare a un puma sul portico di casa. La persona che me li aveva inviati era convinta che fossero autentici, nonostante ci fosse in rotazione il logo di Sora, il generatore di video di OpenAI. E non posso farne una colpa a chi me l’ha mandato: il video era fatto benissimo, sembrava davvero reale. Io ho dimestichezza con il tema animali e quindi sapevo che non poteva essere vero, ma chi ne ha di meno può cascarci. Anche se sei una persona sveglia e abituata a frequentare i social, oggi l’IA fa cose pazzesche, credibilissime”.

Con danni incalcolabili, annota Mazzeo: “Sì, si altera totalmente la percezione degli utenti, in un senso o nell’altro. Chi li vede al volo, scorrendo il feed in maniera compulsiva, probabilmente non si chiede neanche se quella roba sia vera oppure no. Immagazzina l’informazione, dice: vedi il puma com’è educato, vedi il bambino com’è calmo. Quando in realtà, se davvero un bambino fa una cosa del genere, probabilmente non sopravvive. E così si alimenta la credenza che dare da mangiare agli animali sia normale, quando invece è tra i danni peggiori che puoi fare ad un selvatico”.

“Al di là della distorsione educativa, emerge un'altra conseguenza pericolosa. – annota il naturalista Rosario Balestrieri, consulente scientifico di “Geo” e presidente di Ardea - Questi video contribuiscono ad alimentare la domanda di animali esotici come animali da compagnia, mostrando specie selvatiche come socievoli, affettuose e adatte alla vita domestica, cosa evidentemente falsissima. “Sebbene la fascinazione per il concetto di ‘selvatico addomesticato’ non sia nuova, essendo già stata alimentata in passato da video virali reali di tigri, scimmie e altri animali esotici tenuti in casa, la potenza visiva e la rapidità di diffusione dell'IA la amplifica enormemente. – aggiunge Balestrieri - In una manciata di secondi, un contenuto generato artificialmente e altamente convincente è in grado di raggiungere milioni di persone, suscitando in loro curiosità, empatia e, soprattutto, il desiderio di possedere queste specie, che per loro natura dovrebbero rimanere libere nei loro habitat”.

Il leopardo e il bambino

Virale è diventato, per esempio, anche il video di un leopardo che entra in un giardino, a pochi metri da un bambino, provvidenzialmente salvato dall’eroica presa di posizione – udite udite – di un gatto. Più di un milione di like, avevate dubbi?

Soluzioni possibili? “Anzitutto, per gli utenti, è fondamentale affidarsi a fonti sicure. Ma soprattutto chi può deve rimettere sui binari giusti la divulgazione: smentire i video IA, spiegare come si riconoscono, farlo in maniera accessibile e senza colpevolizzare chi ci casca”, dice Mazzeo. “Allenare il proprio occhio è fondamentale. – aggiunge Balestrieri – Indagano bene i video, i movimenti degli animali possono apparire innaturali, eccessivamente fluidi o addirittura sfidare le leggi della fisica; i dettagli superficiali come pelliccia o piume possono risultare troppo lisci, artefatti o ‘sciogliersi’ durante il movimento. Infine, anche l'audio può essere un indizio, presentandosi come troppo pulito, robotico o non perfettamente sincronizzato con le azioni”. Roba da professionisti, insomma.