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Biodiversità

Nel Mediterraneo l'invasione silenziosa del pesce lucertola diamante

Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma)
Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma) 

Favorita dal surriscaldamento del mare, la specie di origine subtropicale è più diffusa di quanto si immaginasse. Ma perché è sin qui stata “invisibile”? E quali sono i rischi sulla biodiversità?

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C’è un silenzioso “invasore” del Mar Mediterraneo. Un tempo presenza sporadica, originario dell’Atlantico sub-tropicale, sembra oggi esserne diventato inquilino stabile, ancorché quasi invisibile ai più. Si chiama pesce lucertola diamante, Synodus synodus il nome scientifico: invisibile lo è, in realtà, perché per definizione poco appariscente, vivendo adagiato sui fondali e, peraltro, rivelando più similitudini con specie affini, in primis il “cugino” nativo del Mediterraneo, da cui differisce per la livrea e per alcune caratteristiche morfologiche poco visibili ai non addetti ai lavori.

Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma)
Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma) 

Oggi, però, i biologi non hanno più dubbi: si tratta di una specie che si è stabilmente insediata nel Mare Nostrum. “Non una specie aliena in senso classico, come i celebri granchio blu e il pesce scorpione, ma una specie che ha ampliato in modo naturale il suo areale originario traendo un chiaro vantaggio dal cambiamento climatico, in particolare dall’aumento della temperatura del mare”, spiega Antonio Di Franco, ricercatore presso il “Sicily Marine Centre” della Stazione Zoologica Anton Dohrn.Insieme con i suoi colleghi ha osservato 34 individui in 18 siti differenti, tra le isole Cicladi, Creta, nei mari della Grecia, e la piccola Linosa, nelle Pelagie italiane.

“La maggior parte degli esemplari era costituita da individui adulti, elemento chiave che indica la presenza di popolazioni strutturate e probabilmente riproduttive. – annota Di Franco – Sono numeri certificati, che probabilmente implicano una diffusione ancora più massiccia. Quel che è certo è che la specie è presente da tempo nel Mediterraneo, ma non sia stata riconosciuta come tale”. Tecnicamente si tratterebbe di una delle specie neo-native: originariamente invasori del nostro mare, ne diventano – complice il climate change – abitanti a tutti gli effetti. E l’uomo non c’entra, almeno non direttamente.Si tratta di specie, spesso subtropicali, che approfittano delle nuove condizioni e del cosiddetto rimescolamento della biodiversità, in gran parte favorito dalla crisi climatica, che sta creando nuove nicchie, nuovi spazi da occupare. Con quali ricadute sulla biodiversità più propriamente autoctona? Presto per dirlo.

Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma)
Pesce lucertola diamante, Synodus synodus (foto: Emanuele Somma) 

Lo studio, appena pubblicato su Mediterranean Marine Science, evidenzia peraltro una criticità centrale nello studio della biodiversità marina: anche in mari intensamente monitorati, i cambiamenti biologici possono passare inosservati. “Gli ambienti marini sono difficili da esplorare in modo continuo e capillare e molte specie presentano comportamenti criptici, bassa mobilità o caratteristiche morfologiche molto simili a quelle di specie già note”, annuiscono i ricercatori. Spesso, è la cosiddetta citizen science ad aiutare il mondo della ricerca. Ma accade soprattutto per le specie più facilmente riconoscibili: tra quelle aliene, il caso emblematico è naturalmente rappresentato dal pesce scorpione. “Il caso del pesce lucertola diamante evidenzia la necessità di affiancare alle segnalazioni spontanee programmi di monitoraggio strutturati e la presenza di esperti direttamente in mare. – spiegano così i ricercatori - Solo un’integrazione tra osservazioni diffuse e indagini scientifiche mirate consente di cogliere quei cambiamenti della biodiversità che, altrimenti, rischiano di rimanere nascosti per anni”.

Di qui, per esempio, il progetto europeo CambioMed, che coinvolge partner di cinque Paesi del Mediterraneo (Spagna, Italia, Croazia, Grecia e Israele) per “armonizzare e migliorare i disegni di monitoraggio, valorizzando la vasta esperienza dei partner nei programmi nazionali e l’impiego di strumenti innovativi per il monitoraggio delle scogliere rocciose in tutto il Mar Mediterraneo. A coordinarlo è Sylvaine Giakoumi, ricercatrice presso il “Sicily Marine Centre” della Stazione Zoologica Anton Dohrn: “Attraverso la definizione di protocolli di monitoraggio standardizzati e l’adozione di nuovi approcci metodologici, come il Dna ambientale, vorremmo migliorare la rilevazione precoce di specie aliene o neo-native, come il pesce lucertola diamante, fornire informazioni tempestive ai gestori delle risorse naturali e, di conseguenza, migliorare la gestione di potenziali specie invasive”.