Come rilanciare l’industria italiana, rendendola insieme più competitiva e più sostenibile? Legambiente avanza 30 proposte e le sottopone al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Le idee della principale associazione ambientalista nazionale sono contenute in un “Libro bianco” sulla riconversione green delle imprese italiane, presentato oggi a Roma, alla presenza del ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso e dell’economista ed ex ministro Giovanni Tria. “Il dossier”, spiega Legambiente, “è frutto di un lungo percorso di confronto dal basso, avviato nel luglio 2025, con istituzioni, imprese, mondo del lavoro e della ricerca. Obiettivo: dare gambe al Clean Industrial Deal Made in Italy”. Il piano per una “industria pulita” varato dalla Ue poggia su quattro pilastri fondamentali: un contesto normativo prevedibile e semplificato, accesso più rapido ai finanziamenti, miglioramento delle competenze necessarie, favorire un commercio aperto ed equo. Per erigerli è previsto lo stanziamento di oltre 100 miliardi di euro, con il rafforzamento del Fondo per l'Innovazione e modifiche al programma InvestEU.
E il nostro Paese cosa può fare per cogliere questa trasformazione come una opportunità di crescita e competitività, anziché viverla come l’ennesima “imposizione” dell’Europa? Legambiente, tra le 30 proposte, indirizzate a governo e Parlamento, chiede di: “garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali al posto del prezzo unico nazionale (PUN) dell’energia elettrica per abbassare il costo dell’elettricità nei territori con maggiore presenza di rinnovabili; completare l’organico della Commissione PNRR – PNIEC del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e rafforzare il personale negli uffici regionali e comunali coinvolti nella fase di valutazione e autorizzazione dei progetti; varare un piano di azione per implementare la strategia europea per la bioeconomia; semplificare l’iter di approvazione dei decreti End Of Waste per promuovere percorsi di economia circolare e dei progetti di repowering degli impianti eolici esistenti, per ridurre il numero di aerogeneratori e aumentare la produzione elettrica; sostenere lo sviluppo delle nuove filiere del tessile, delle materie prime critiche, dei RAEE e degli aggregati riciclati in edilizia e nelle opere pubbliche; emanare il DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria; approvare il disegno di legge contro i reati agroalimentari inserendo il nuovo delitto di ‘produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti’, come proposto insieme a Coldiretti, Federchimica Agrofarma e Legacoop Agroalimentare; approvare il decreto legislativo per il pieno recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, inserendo nel Codice penale anche quelli di nuova formulazione come, ad esempio, il saccheggio delle risorse idriche; varare un piano nazionale di lotta all’abusivismo rifinanziando i fondi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Cassa depositi e prestiti destinati alle demolizioni degli immobili illegali; potenziare i controlli approvando i decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.
“Il Clean Industrial Deal”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale. Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”. Secondo il ministro Urso "L’Italia deve difendere l'autonomia strategica e deve puntare all'autonomia energetica e la prima tecnologia per farlo sono le rinnovabili. Poi bisogna preparare il Paese ad un'altra tecnologia, l'energia nucleare di nuova generazione, gli small modular reactor. Non ne conosco altre, in via transitoria c'è il gas. Ho dovere di pensare al domani". Il ministro ha anche annunciato che "l’Italia è uno dei due paesi europei candidati ad ospitare un deposito strategico di materie prime critiche che verosimilmente sarà nel nord"