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L’inchiesta

Olimpiadi invernali 2026 al via, Cortina tra blackout e la cabinovia incompiuta

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, blackout durante la prima partita di curling nello Stadio del Ghiaccio
Olimpiadi Milano-Cortina 2026, blackout durante la prima partita di curling nello Stadio del Ghiaccio 

Iniziano le gare, ma si riaccende il dibattito sulle opere incomplete, come l’impianto sulle Tofane. Intanto, durante la prima partita di curling atleti e spettatori sono rimasti in penombra per dieci minuti. A Tirano i test sulla nuova viabilità verso Bormio e Livigno mostrano diversi punti critici

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Kirsty Coventry presidente del Cio, il 2 febbraio al Teatro alla Scala, prima del Concerto per celebrare l’apertura della Sessione del Comitato olimpico internazionale l’ha detto chiaramente: la preparazione dei Giochi Olimpici Invernali 2026 “è stata a tratti complicata”, ma l’evento è pronto a partire. In effetti, a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 l’attenzione è rivolta non solo alle gare in parte già iniziate a Cortina con il doppio misto di curling allo Stadio del ghiaccio, ma al cantiere diffuso che sta cambiando il volto di molti territori tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. E mentre le opere consegnate in extremis permetteranno di svolgere le gare, restano ancora aperti molti interrogativi che riguardano il completamento dei cantieri, quanto impatterà il mantenimento delle opere costruite e la reale sostenibilità dei Giochi presentati nel dossier di candidatura “a costo zero”.

L’eredità delle opere incompiute

La sfida dopo le medaglie sarà capire che fine faranno i progetti incompiuti, circa il 49%, molti dei quali considerati eredità da lasciare a chi quei in quei territori ha scelto di viverci. Si tratta di strade, linee ferroviarie, tangenziali, bonifiche. E per farsi un’idea sullo stato di completamento dei lavori è confermato che dei 98 interventi previsti dal programma olimpico per un valore di oltre 5 miliardi e mezzo di euro di investimento, coordinati dalla Società Simico Spa - di cui 47 impianti sportivi e 51 infrastrutture stradali e ferroviarie - risultano concluse soltanto 40.

Eppure, nel dossier iniziale 31 opere erano state ritenute dalla Simico (responsabile dei progetti) e dalla Fondazione Milano Cortina (responsabile dell’organizzazione di Giochi) come “essenziali”, mentre le restanti 67 erano considerate “legacy”, ossia l’eredità da lasciare ai territori che hanno ospitato le Olimpiadi. Il problema però è che la maggior parte di questi cantieri non hanno nemmeno aperto, alcuni sono ancora nella fase della gara d’appalto, altri in attesa di collaudo, altri ancora iniziati ma non completati come la pista da bob di Cortina, il Livigno snow park, il trampolino di Predazzo, la cabinovia Apollonio- Socrepes. Saranno terminati successivamente, l’ultimo cantiere è infatti previsto per il 2033. Altro punto cruciale rimane l’escalation dei costi. Alcune infrastrutture sportive hanno registrato rincari notevoli: la pista di bob da 7,6 milioni a 118,4 milioni; la ristrutturazione dello stadio di biathlon di Anterselva da 4,7 milioni a 55 milioni; il centro alpino di Bormio da 7 milioni a 78 e il complesso di Livigno da 20,7 milioni a 160.

L’impatto ambientale: 930 mila tonnellate di emissioni

Le associazioni ambientaliste legate alla rete Open Olympics 2026 che si sono opposte ai progetti “non necessari” promettono un monitoraggio continuo anche dopo la consegna dell’ultima medaglia, mentre mostrano il costo ecologico dei Giochi. Secondo un report pubblicato da Scientists for Global Responsibility, organizzazione indipendente con sede nel Regno Unito, “sulla base dei soli dati ufficiali, escludendo le emissioni relative agli accordi di sponsorizzazione, si stima che le Olimpiadi invernali del 2026 causeranno emissioni di gas serra di circa 930 mila tonnellate di anidride carbonica con il maggior contributo – circa 410mila tonnellate – dovuto ai viaggi degli spettatori. Il che si tradurrà nei prossimi anni in una perdita di circa 2,3 chilometri quadrati di copertura nevosa e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale, impatti importanti sull’ambiente necessario per sostenere gli sport invernali”.

Intanto alla vigilia dell’accensione del braciere olimpico sotto l’Arco della Pace a Milano, in alta quota continua la corsa contro il tempo per dare gli ultimi ritocchi agli impianti.

Le immagini satellitari di Milano e Cortina (foto: Copernicus.eu)
Le immagini satellitari di Milano e Cortina (foto: Copernicus.eu) 

A Cortina si parte tra blackout e la cabinovia che non salirà

Il 4 febbraio a Cortina si sono tenute le prime gare, quelle di curling allo Stadio olimpico del ghiaccio, ma pochi minuti dopo l’inizio della partita tra Norvegia e Gran Bretagna si sono spente le luci principali. Ancora non si conoscono le ragioni del blackout durato dieci minuti. La partita è ripresa e tra i giocatori rimasti nella penombra non c’è stata alcuna polemica.

Intanto, una nevicata provvidenziale ha nascosto tutte le criticità che circondavano la pista da bob, skeleton, slittino e curling diventata simbolo delle polemiche. A parte l’impatto ambientale dei 560 larici tagliati, in Senato il ministro Giancarlo Giorgetti ha annunciato che la ricostruzione del Sliding Centre “Eugenio Monti” a Cortina è costata 118 milioni, la maggior parte finanziati dalla Stato. Ma i costi non sono finiti qui. Secondo uno studio commissionato dalla Regione Veneto a KPMG tra il 2027 e il 2032 il bob center registrerà perdite tra 584 mila e 638 euro all’anno. Vedremo.

Cortina: un'altra immagine del blackout durante la prima gara di curling
Cortina: un'altra immagine del blackout durante la prima gara di curling 

Dal bob alla disce sa libera femminile. I dirigenti della Simico spa hanno fatto sapere ufficialmente che la cabinovia Apollonio-Socrepes (10 piloni, 50 cabine per 2400 passeggeri all’ora), ritenuta opera “imprescindibile” da 35 milioni di euro (realizzata con un iter super veloce da un pool di aziende italiane e straniere), non sarà pronta per le gare di discesa libera femminile (8 febbraio) e Super G (12 febbraio) per cui era stata costruita: mancano i collaudi di sicurezza (freni, anticollisione, sensori) che verranno fatti più avanti. Richiedono diverse settimane. Avrebbe dovuto collegare il centro del paese con la zona delle gare. “Manca soprattutto l’immunità di frana, documento che non è stato ancora rilasciato, ma è fondamentale” spiega Roberta De Zanna, consigliera comunale di Cortina che ricorda “perché lì nella zona di Mortisa dove installato l’impianto di risalita è stato appurato ufficialmente è attiva una frana che attraversa tutto il versante della montagna. Finché non c’è quel parere emesso dalla Regione Veneto, la cabinovia non può partire”. Sulla frana di Mortisa era stato il Cipra a lanciare l’allarme, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi: “Nonostante le riserve di natura geologica, l’opposizione della popolazione e una valutazione ambientale negativa, a Cortina è in costruzione una cabinovia su un versante a rischio frane. Affermate aziende produttrici di funivie non hanno nemmeno presentato offerte per questo problematico progetto e con buona ragione: solo la scorsa estate si è aperta una crepa lunga 40 metri”. È’ un passaggio delicato questo per Cortina perchè al di là dei Giochi Olimpici si potrà gestire l’instabilità del terreno?

Cortina: il cantiere della stazione di arrivo cabinovia Apollonio-Socrepes a metà gennaio 2026
Cortina: il cantiere della stazione di arrivo cabinovia Apollonio-Socrepes a metà gennaio 2026 

Subito aumentato il numero della navette

Secondo gli organizzatori però, l’impianto potrebbe essere operativo già alla fine di febbraio, anche se a portata ridotta: 1.200 posti invece dei 2.400. Come confermato pubblicamente anche da Fabio Saldini amministratore delegato di Simico Spa. Ma i problemi a Cortina non finiscono qui. A fronte del mancato completamente della cabinovia, visto che era stata costruita proprio per ragioni di viabilità, è stato rafforzato il servizio navetta che porterà gli spettatori in quota per assistere alle gare. E per mitigare le conseguenze sulla circolazione stradale era stata chiesta la chiusura delle scuole dal 10 al 12 febbraio, ma il sindaco ha detto “no”. Molti abitanti, ormai definiscono Cortina una “città-cantiere” e lamentano il poco coinvolgimento della popolazione e soprattutto l’impatto dei lvori su tutta la valle.

Roberta De Zanna consigliere comunale di "Cortina bene comune"
Roberta De Zanna consigliere comunale di "Cortina bene comune" 

Le campionesse italiane non saranno al Villaggio olimpico

Nel frattempo diverse nazionali hanno annunciato di preferire per ragioni logistiche o di confort soluzioni alternative alle 377 case prefabbricate per 1400 posti letto del Villaggio Olimpico a Fiames (39 milioni di euro). Tra loro anche molti atleti e atlete della Nazionale Italiana che hanno già fatto sapere che preferiscono alloggiare in hotel in centro a Cortina che nel Villaggio Olimpico. Stessa decisione è stata presa dalla delegazione svizzera e norvegese. Da ricordare che i cortinesi, alle prese con i prezzi delle case ormai diventati stellari, avevano più volte chiesto di poter utilizzare i soldi non per case prefabbricate, ma per ristrutturare edifici anche fuori il paese che sarebbero rimaste in eredità. Niente da fare, sono comparse le case mobili che dopo l’ultima medaglia verranno smontate.

Tirano: la tangenziale apre a metà

In Lombardia su 29 opere previste solo 8 sono pronte, tra questi i lavori di riqualificazione (40 milioni di euro) lungo la linea ferroviaria Milano-Tirano. Il piccolo paese del treno del Bernina è infatti la via principale per l’accesso alla Valtellina durante i Giochi 2026. A Bormio e Livigno sono previste tra le gare più attese quelle di sci alpino maschile, scialpinismo, snowboard e freestyle. Tirano dal 6 al 22 febbraio, è dunque il centro dell’interscambio treno-bus navetta che porterà tutti atleti e spettatori dalla pianura all’Alta Valle. Previsto un treno diretto ogni mezz’ora tra Milano e Tirano, con due collegamenti all’ora in salita e due in discesa. Da Tirano poi saranno attivi collegamenti con bus navetta verso Bormio e Livigno, che garantiranno la continuità del trasporto verso le sedi di gara. Negli ultimi giorni la linea ferroviaria ha registrato alcuni disservizi legati a ghiaccio e neve, con guasti agli impianti e ritardi nella circolazione. Ma i problemi maggiori riguardano il trasporto su gomma.

L’apertura dei primi 3,3 chilometri della nuova tangenziale di Tirano (gli altri 3 apriranno dopo le Olimpiadi per problemi tecnici subentrati nella galleria finale) avrebbe dovuto risolvere i problemi della circolazione verso la Valtellina eliminando il traffico al centro abitato, ma i primi test sulla nuova viabilità effettuati il 4 febbraio non hanno dato i risultati sperati. Tutt’altro.

Spiega Angelo Costanzo, responsabile del Circolo culturale ‘Oltre i Muri’ che in questi anni si è schierata al fianco dei cittadini della Valtellina: “Si sono resi conto che far passare tutto il traffico verso Bormio e Livigno obbligatoriamente su quel primo tratto di tangenziale i problemi in realtà si complicano, non si semplificano. Motivo? C’è una curva a gomito, una sorta di strozzatura, proprio nell’incrocio in cui ci si reimmette dalla tangenziale alla strada statale 38. Un punto dove è assolutamente prevedibile l’innesco di forti criticità. Non c’è scelta bisognerà affrontare le Olimpiadi mantenendo tutto così com’è, ossia continuare a far transitare traffico pesante, auto e navette olimpiche sulla statale 38 come è sempre stato”. Proprio per questo motivo, l’assessore regionale Massimo Sirtori ha tenuto a sottolineare che “Il primo tratto di tangenziale va a integrare la viabilità della statale 38 ma non a sostituirla”. Meglio dunque lasciare tutto come era prima. Costo dell’opera che include due gallerie e due viadotti: 145 milioni di euro all’inizio dei lavori successivamente aggiornato a 187.