Si aspettava da 25 anni. È il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr. Darà attuazione al Regolamento europeo della natura adottato nel 2024 che ad esempio all’articolo 8 (ecosistemi urbani), impone ai Comuni, entro il 31 dicembre 2030, il divieto di realizzare progetti urbanistici che comportano consumo di suolo all’interno degli ecosistemi urbani, in pratica non si potranno ridurre le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino. E dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e rigenerare il suolo togliendo le aree pavimentate sostituendo con alberi.
Ma appunto è solo un esempio dello strumento che dovrebbe tutelare gli ecosistemi e contrastare la perdita di biodiversità, invertire il degrado ambientale e contribuire al contrasto della crisi climatica attraverso interventi concreti su suolo, e i territori urbani. Appena varato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica insieme al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e con il supporto dell’Ispra ora sarà sottoposto alla consultazione che rimarrà aperta fino al 9 giugno 2026. Basterà collegarsi alla piattaformaParteciPA, dove è possibile consultare i materiali e inviare contributi e proposte di modifica. La prima bozza di Piano infatti dovrà essere trasmessa alla Commissione Europea entro il primo settembre 2026.
Gli obiettivi posti a livello europeo per il regolamento prevedono il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e il recupero completo degli ecosistemi degradati entro il 2050. Il Piano italiano si articola in due parti: una dedicata alla definizione degli obiettivi nazionali di ripristino per i diversi ecosistemi, l’altra contenente l’elenco delle misure operative sui territori. La prima è vincolata alla cornice stabilita dal Regolamento europeo, la seconda riguarda le misure concrete proposte dal Governo con il supporto di Ispra. Uno dei punti centrali del piano riguarda gli ecosistemi urbani. In linea con il regolamento europeo, i Comuni saranno chiamati a non ridurre le aree verdi né la copertura arborea entro il 2030, se non attraverso interventi compensativi. Dal 2031, inoltre, sarà obbligatorio aumentare la dotazione di verde urbano.
Le misure previste
Nel Pnr è previsto “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati. Previste anche misure per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità, ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”.