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Biodiversità

La siccità estrema nel Far West mette a serio rischio i puma (e i grandi mammiferi)

La siccità estrema nel Far West mette a serio rischio i puma (e i grandi mammiferi)

In mancanza d’acqua la lotta per la sopravvivenza si fa più accesa e a rimetterci sono soprattutto i grandi predatori. La ricerca disperata di risorse potrebbe aumentare il conflitto con l’essere umano

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Il Selvaggio West rischia di perdere i suoi grandi predatori. La siccità nel sud-ovest degli Stati Uniti, sempre più intensa e frequente, sta riducendo in modo drastico gli habitat dei grandi mammiferi, ma sono i puma quelli più in crisi: come rivela uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, il loro territorio si sta restringendo a un ritmo quasi doppio rispetto a quello delle loro prede.

Meno spazio per tutti

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori dell’Università del Michigan hanno analizzato i dati raccolti in 12 anni (dal 2010 al 2022) attraverso collari gps applicati a oltre 3 mila animali in Utah e Nevada, un territorio di oltre 500 mila chilometri quadrati. Hanno così ricavato una mappa precisa degli spostamenti che ha permesso di capire come la scelta dell’habitat cambiasse in relazione all’intensità della siccità. Lo studio si è concentrato in particolare su 3 specie con diversi ruoli nell’ecosistema: il cervo mulo (un erbivoro), l’orso nero (un onnivoro) e il puma (un carnivoro puro). Durante i periodi di siccità intensa l’habitat ideale (quello che i ricercatori chiamano "altamente selezionato”) di tutte e tre le specie si è ridotto. L’entità del fenomeno, però, non è stata uguale per tutti: più la specie si trova in alto nella catena alimentare, più il suo habitat diminuisce col crescere della siccità. Se per il cervo mulo la riduzione dell'habitat ideale è stata del 10%, per l'orso nero è salita al 14,3% e per il puma ha raggiunto il 18,2%.

Il destino dei predatori

Il motivo per cui i predatori risentono di più della siccità, riferiscono gli esperti, è legato alla cosiddetta "efficienza ecologica", cioè la quantità di energia che viene trasferita da un livello alimentare a quello superiore. La siccità riduce la crescita delle piante, che sono la base energetica dell'intero sistema, ma se un cervo può cercare di adattarsi mangiando diversi tipi di arbusti meno colpiti dall'aridità, un puma non ha questa flessibilità. Il predatore dipende totalmente dalla disponibilità e dalla salute delle sue prede. Se le popolazioni di cervi diminuiscono o si indeboliscono, il puma deve spendere molta più energia per cacciare, trovando però meno cibo. Questo crea un effetto a catena che rende i carnivori estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Cuccioli in calo

Oltre alla perdita di territorio, la ricerca ha misurato l'impatto della siccità sulla "fitness" delle specie, ossia la capacità di un animale di sopravvivere e riprodursi con successo. Il dato più preoccupante riguarda i cerbiatti: il numero di nuovi nati che riesce a sopravvivere fino all'età adulta, infatti, è calato in modo significativo, raggiungendo il picco di -34% durante le siccità più gravi a causa della mancanza di acqua e cibo nutriente che indebolisce le madri in allattamento. Poiché i cerbiatti sono una fonte di cibo fondamentale anche per orsi e puma, il loro declino finisce per minacciare la stabilità di tutte le popolazioni di grandi mammiferi della regione.

Si alza il livello dello scontro

Le conseguenze ecologiche sono evidenti, ma non le uniche: questi cambiamenti potrebbero anche aumentare i conflitti tra esseri umani e fauna selvatica. Quando l'habitat naturale diventa troppo arido e privo di risorse, infatti, gli animali sono spinti a spostarsi verso zone irrigate, come i terreni agricoli o le aree urbane, in cerca di cibo e acqua. Ripercussioni che, sottolineano gli autori della ricerca, dovrebbero spingere le istituzioni a disegnare nuove strategie di conservazione e tutela delle specie selvatiche che integrino le previsioni climatiche nella gestione del territorio.