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Greenpeace: “I super ricchi, responsabili di un quarto delle emissioni”

Jet privati sulla pista di LInate
Jet privati sulla pista di LInate 

Secondo gli analisti dell’organizzazione: l’1% della popolazione ad alto reddito contribuisce con quasi 1 trilione di dollari di danni all’anno al clima. “Un modo per affrontare lo squilibrio potrebbe essere attraverso le tasse sul patrimonio”

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“I più ricchi del mondo causano quasi 1 trilione di dollari all'anno di danni al clima. Le evidenti disuguaglianze tra l'impatto sui pianeta dei super-ricchi e quello delle persone comuni sono sempre più sotto i riflettori, mentre la disuguaglianza cresce vertiginosamente in tutto il mondo”. È quanto hanno calcolato gli analisti di Greenpeace che hanno attribuito alle persone ad alto patrimonio, il loro “debito climatico”, ossia la loro quota dei danni causati al clima dai beni che possiedono. Secondo questo calcolo, i più ricchi del mondo - si tratta dell’1% della popolazione con un patrimonio tra i 2 e i 38 milioni di dollari - sono responsabili di circa il 40% delle emissioni basate sulla “proprietà” che, a loro volta, costituisce al 60% dell'output globale di carbonio. Viaggi in jet privati, vacanze in yacht, ma non solo. Sempre secondo Greenpeace, alcune nuove ricerche, sostengono che non sono solo gli stili di vita, ma anche i loro conti bancari a contribuire alle emissioni di gas e inquinanti.

La diseguaglianza delle emissioni

All’argomento The Guardian ha dedicato un reportage in cui si legge: “Attraverso la loro proprietà di aziende e beni finanziari e fisici privati, dai produttori di petrolio agli sviluppi immobiliari, i super-ricchi sono responsabili di una fetta sproporzionata dei gas serra che stanno surriscaldando il pianeta. L'1% più ricco delle persone per ricchezza, attraverso le loro partecipazioni e investimenti, controlla circa un quarto delle emissioni annuali globali in totale”. Al contrario, la metà inferiore del mondo per ricchezza rappresenta solo il 3% delle emissioni basate sulla proprietà.

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C’è anche un risvolto sociale importante. Lo spiega Clara Thompson, principale attivista globale sui sistemi socioeconomici di Greenpeace International: "In un momento in cui le persone affrontano bollette energetiche e costi della vita in aumento, così come gli impatti climatici, molti si chiedono perché le famiglie comuni debbano sopportare così tanto del peso, mentre alcune delle persone più ricche del mondo continuano a trarre profitto dalle industrie che alimentano la crisi".

“La tassa sul patrimonio per affrontare lo squilibrio”

Continua Clara Thompson: "Questa non è solo una storia di jet privati e stili di vita lussuosi. Quando si tratta dell'inquinamento degli ultra-ricchi, la proprietà conta ancora più del consumo. Una grande quota delle emissioni è associata alla proprietà di asset e investimenti ad alta intensità di carbonio. Per anni, la politica climatica si è concentrata sui consumatori. Ma i nostri risultati suggeriscono che dovremmo prestare molta più attenzione a ciò che le persone possiedono e in cui investono."

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Un modo per affrontare lo squilibrio, secondo Greenpeace potrebbe essere attraverso le tasse sul patrimonio. "Il debito climatico riguarda la responsabilità", ha detto Thompson. "Se siamo d'accordo che chi ha contribuito maggiormente al problema dovrebbe contribuire di più a risolverlo, è ragionevole chiedersi se questo principio debba applicarsi anche alla ricchezza estrema".