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Crisi del clima

Le grandinate si spostano verso le regioni più fredde e diventeranno sempre più devastanti

Le grandinate si spostano verso le regioni più fredde e diventeranno sempre più devastanti
(lapresse)

Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Chance mostra come, per via del riscaldamento globale, le condizioni favorevoli per le grandinate si stiano muovendo verso latitudini più alte

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Ci sorprendono ogni volta con la loro comparsa improvvisa e la loro potenza con cui sparano i chicchi di ghiaccio dal cielo, causando in pochi minuti danni enormi, per esempio a raccolti, automobili, edifici e infrastrutture. Sono le grandinate che, secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change dai ricercatori dell'Università del Nuovo Galles del Sud di Sydney, si stanno spostando, a causa del riscaldamento globale, dalle regioni più calde del Pianeta verso le regioni più fredde, tra cui l'Australia sud-orientale, la Nuova Zelanda, il Canada e l'Europa settentrionale.

Come si forma la grandine

Una delle caratteristiche fondamentali perché si sviluppi una grandinata è la corrente ascensionale che si crea quando l'aria, essendo più leggera, sale in una zona circoscritta e il vapor acqueo che trasporta si condensa formando nuvole composte da minuscole goccioline d'acqua. Durante un temporale, queste gocce si scontrano tra loro e, se la temperatura è bassa a sufficienza, congelano sulle particelle di ghiaccio, facendole crescere fino a formare chicchi di grandine. Affinché la grandine possa raggiungere il suolo, come viene spiegato dagli autori del nuovo studio in un articolo pubblicato su The Conversation, è necessaria una forte corrente ascensionale che mantenga i chicchi di grandine in quota abbastanza a lungo da farli crescere a tal punto da poter sopravvivere allo scioglimento durante la discesa.

Il riscaldamento globale sposta le grandinate

A differenza di altri fenomeni meteorologici, tuttavia, prevedere eventi brevi e localizzati, come appunto le grandinate, è un compito tutt'altro che semplice. Per questo motivo, gli autori del nuovo studio, invece di analizzare direttamente la grandine, si sono serviti di tre indicatori atmosferici in grado di identificare le condizioni favorevoli alla formazione della grandine e li hanno poi applicati ai risultati di otto modelli climatici per analizzare una serie di possibili scenari futuri. Dalle loro analisi è emerso che negli scenari di riscaldamento globale, le condizioni favorevoli per le grandinate si stanno spostando verso i poli, aumentando la loro frequenza in particolare nell'Europa settentrionale, in Canada e negli Stati Uniti nord-occidentali, nell'Australia sud-orientale e nell'Isola del Sud della Nuova Zelanda.

"Secondo i modelli che ipotizzano un riscaldamento globale di 2°C e 3°C, osserviamo uno spostamento generale verso un maggior rischio nelle zone più fredde”, ha commentato l'autore dello studio, Timothy Raupach. Non solo: i risultati mostrano anche una minore frequenza di grandinate in estate e una maggiore in inverno. “Il rischio aumenta in inverno e spesso diminuisce in estate: si tratta di uno spostamento dalle regioni e dalle stagioni più calde a quelle più fredde", ha aggiunto l'esperto. Ciò significa, quindi, che le colture invernali come il grano potrebbero essere esposte a un rischio crescente, mentre il rischio potrebbe diminuire per le colture estive come il mais.

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Un tiro alla fune atmosferico

I risultati dello studio, in sostanza, mostrano come il riscaldamento globale attivi processi contrastanti, in una sorta di tiro alla fune atmosferico. Da un lato, infatti, temperature e umidità più elevate aumentano l'energia disponibile nell'atmosfera, favorendo la formazione di intensi temporali e forti correnti ascensionali, essenziali per lo sviluppo di grandinate. Dall'altro, però, l'aria più calda aumenta la velocità di scioglimento del ghiaccio e quindi anche la probabilità che i chicchi si sciolgano prima di raggiungere il suolo.

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"L'atmosfera potrebbe essere più incline a generare temporali, ma è meno probabile che i temporali che si formano portino la grandine al suolo", ha spiegato Raupach, sottolineando che, sebbene le grandinate possano diventare meno frequenti in alcune regioni o stagioni, quando si verificano potrebbero essere più distruttive. Temporali più intensi, infatti, possono formare chicchi di grandine di dimensioni maggiori, capaci di provocare danni più gravi soprattutto alle colture agricole. Secondo un recente studio pubblicato su Nature, infatti, i chicchi di oltre 3 centimetri saranno più frequenti fino al 52% entro la fine del secolo. “Questi due studi indicano un rischio crescente di danni da grandine in un mondo che si riscalda”, hanno concluso i ricercatori su The Conversation. “Quanto più si verifica un riscaldamento globale, tanto più aumenterà questo rischio”.