Dalla riduzione degli sprechi alimentari alla gestione degli imballaggi, fino al coinvolgimento dei fornitori lungo la catena del valore, le insegne della grande distribuzione sono chiamate a misurare e a rendicontare in modo sempre più puntuale il proprio impatto ambientale e sociale. In questo scenario, la capacità di integrare i criteri Esg (ambientali, sociali e di governance) nelle strategie aziendali non rappresenta più soltanto un fattore reputazionale, ma una leva competitiva in grado di incidere sull’efficienza operativa, sulle relazioni con i consumatori e sulla resilienza delle filiere nel lungo periodo. Tra le aziende che stanno rafforzando questo percorso c’è Esselunga, che ha presentato a Milano il nuovo piano di sostenibilità 2026-2030. Il documento definisce gli obiettivi che guideranno il gruppo nei prossimi anni sul fronte ambientale e sociale e rappresenta l’evoluzione di un percorso già avviato, i cui risultati emergono dai dati raggiunti nel 2025. Oltre dodici milioni di bottiglie in Pet recuperate, 118 tonnellate di capsule di caffè esauste raccolte, 76 tonnellate di oli vegetali usati avviate al recupero e più di 11 milioni di euro investiti nell’efficientamento energetico.
“Oggi vogliamo raccontare i risultati raggiunti negli ultimi anni e gli obiettivi che ci siamo dati per il futuro sul fronte della sostenibilità”, ha affermato Gabriele Villa, direttore generale di Esselunga. “Non si tratta soltanto di condividere numeri e traguardi, ma anche di riflettere sul ruolo che le imprese sono chiamate a svolgere in una fase storica caratterizzata da instabilità geopolitica, pressione sui costi, innovazione tecnologica, nuovi modelli di consumo e cambiamenti nelle aspettative della società”. Secondo Villa, in uno scenario così complesso le aziende sono chiamate a fare un passo ulteriore rispetto al semplice miglioramento dell’efficienza. “Alle imprese viene chiesto di assumersi una responsabilità concreta nei confronti delle persone, dei territori e delle comunità in cui operano”. Una visione che si traduce anche nelle modalità di sviluppo della rete commerciale. “Due elementi fanno parte della nostra storia: l’integrazione dei punti vendita nel territorio, spesso accompagnata da interventi di riqualificazione urbana, e l’offerta di prodotti di qualità che incorporano sempre più criteri di sostenibilità”.
Le linee operative del nuovo piano sono state illustrate da Astrid Palmieri, direttore corporate sustainability di Esselunga. “Abbiamo scelto di confermare i tre pilastri della nostra strategia – persone e comunità, filiere e prodotti, clima e risorse – evidenziando ancora di più il legame che esiste tra questi ambiti”, ha spiegato. “Gli obiettivi ambientali hanno spesso ricadute sociali e di filiera, così come le scelte che riguardano prodotti e fornitori incidono sulla sostenibilità complessiva del sistema. Per questo abbiamo scelto di rappresentare i tre pilastri come elementi strettamente connessi tra loro”, ha aggiunto. Una parte significativa delle azioni previste riguarda l’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale. Nel 2025 il 92% del peso delle confezioni dei prodotti a marchio è stato realizzato con materiali riciclati, riciclabili o compostabili, mentre gli impianti fotovoltaici installati presso le strutture del gruppo o in aree adiacenti ai negozi hanno raggiunto quota 87. Particolare attenzione sarà riservata alla filiera. “Ci siamo posti il traguardo di valutare secondo criteri Esg oltre il 90% dei fornitori ad alto impatto e di accompagnarli in un percorso di crescita attraverso attività di formazione e strumenti condivisi”, ha raccontato Palmieri. “La sostenibilità delle filiere è una responsabilità che va costruita insieme. Le sfide che abbiamo di fronte sono troppo complesse per essere affrontate da una singola azienda e richiedono una collaborazione sempre più stretta lungo tutta la catena del valore”.
Tra gli impegni centrali resta il contrasto allo spreco alimentare. Nel 2025, grazie alla collaborazione con Fondazione Banco Alimentare e numerose organizzazioni del territorio, il gruppo ha donato oltre 3,7 milioni di pasti, equivalenti a più di 1.800 tonnellate di cibo recuperato. L’obiettivo è ridurre del 30% lo spreco alimentare entro il 2030. “Per raggiungere questo traguardo stiamo lavorando per rendere sempre più accurate le previsioni della domanda e ottimizzare i sistemi di approvvigionamento, così da ridurre la formazione di eccedenze alimentari. Parallelamente stiamo rafforzando le iniziative che consentono di recuperare e redistribuire il cibo invenduto”, ha spiegato Palmieri.
La dimensione sociale del piano passa anche attraverso iniziative dedicate alla scuola, allo sport e alla ricerca scientifica. Nel 2025, grazie a una raccolta fondi promossa attraverso il catalogo Fìdaty, Esselunga e i suoi clienti hanno devoluto oltre 1,7 milioni di euro a Fondazione Airc per sostenere la ricerca oncologica pediatrica. Il programma Amici di Scuola e dello Sport ha inoltre raggiunto un valore complessivo di oltre 169 milioni di euro donati dal 2015. L’attenzione al territorio si traduce anche in interventi di riqualificazione urbana e tutela della biodiversità. Solo nel 2025 sono stati realizzati più di 9 mila metri quadrati di nuove aree verdi, con la messa a dimora di 179 alberi e oltre 6 mila rose. Guardando al futuro, ha concluso Villa, “crediamo che il compito delle imprese non sia soltanto adattarsi al cambiamento, ma contribuire a orientarlo in modo responsabile”. Una visione che Palmieri ha sintetizzato con una metafora: “Se immaginiamo la sostenibilità come una grande orchestra, ogni strumento ha un ruolo diverso. Ma solo quando tutti suonano insieme nasce un’armonia capace di generare qualcosa di più. È questo il ruolo che vogliamo svolgere: essere facilitatori di scelte sostenibili, accompagnando clienti, collaboratori, fornitori e comunità in un percorso condiviso”.