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Biodiversità

Minacce, accuse e una città divisa: a Novara va in scena la guerra dell'ibis sacro

Minacce, accuse e una città divisa: a Novara va in scena la guerra dell'ibis sacro

La presenza sempre più importante degli uccelli, considerati specie esotica invasiva, divide il territorio dopo i primi tagli di alberi e abbattimenti legati al piano di contenimento. Gli ambientalisti difendono gli animali, gli agricoltori chiedono aiuto. E mentre il sindaco riceve minacce, il caso va verso il Parlamento

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Pare che il Dio Thot, sceso in terra, sia oggi motivo più di guerre che di sapienza. Per rappresentare la divinità egizia gli antichi popoli dell’Egitto scelsero la forma dell’Ibis sacro: un tempo Thot era il Dio della scrittura e la magia, la matematica e la geometria, insomma, del sapere. Oggi però l’Ibis sacro, ormai scomparso dall’Egitto, è un uccello che soprattutto in Italia si sta trasformando in un problema serio e, un po’ come per i pavoni di Punta Marina a Ravenna, è destinato a dividere sempre di più cittadini e istituzioni. Da non confondere con il suo "cugino" iper protetto, l’ibis eremita (Geronticus eremita) dal colore nero, specie autoctona dell’Europa e del Medio Oriente oggi a rischio estinzione e di cui rimangono poche centinaia di esemplari tutelati da leggi e aiutati da vari progetti di conservazione, l’ibis sacro è invece una specie alloctona e invasiva. Questo uccello dal piumaggio bianco e la testa nera è originario dell’Africa subsahariana e fu introdotto in Europa in passato (e in Italia intorno agli anni Settanta) per motivi ornamentali: successivamente, trovando condizioni favorevoli, si è diffuso in vari Paesi e da noi si contano ormai oltre 10mila esemplari soprattutto al Nord, nella pianura padana, dal Veneto al Piemonte.

Il problema è che l’Ibis sacro, capace di nutrirsi un po’ di tutto (dai pesci alle uova fino a ciò che trova nelle discariche) ha oggi un impatto diretto soprattutto sull’agricoltura, sul decoro urbano, potenzialmente anche sulla biodiversità e la salute. Ricordando che si tratta di una specie esotica invasiva, e dunque soggette a possibili politiche di contenimento (come da regolamento Ue del 2014), l’Ispra sottolinea come “l’abitudine di questa specie di rovistare tra i rifiuti in prossimità dei centri abitati, potrebbe provocare dei problemi legati all’igiene e alla salute pubblica. Inoltre, come conseguenza delle sue attività di alimentazione, potrebbe causare danni alle attività di allevamento di pesci e molluschi” e che in altri Paesi, come in Francia, è stata documentata la predazione da parte dell’ibis di uova e pulcini di altre specie. Detto ciò c’è una zona d’Italia dove, più che altrove, la questione ibis sacro questa estate sta diventando motivo di frizioni. A Novara, persino sugli alberi dei parchi, si possono osservare dozzine e dozzine di ibis appollaiati, una vera e propria invasione che ha diviso la città, dato che tra deiezioni e presenza quegli uccelli sono spesso motivo di scontri.

Da pochi giorni sono scattate, su piano di contenimento suggerito dall’Ispra e applicato dalla Provincia, le operazioni per provare a contenerli, che comprendono ad esempio il taglio degli alberi e sistemi per provare ad allontanarli o addirittura abbatterli. Il piano è quello di contenimento provinciale 2025-2030 autorizzato secondo le norme e il parere tecnico dell’Ispra. Dopo il taglio di piante e l'applicazione delle misure sui social sono state condivise diverse immagini che mostrano pulli a terra e alcune carcasse di uccelli, innescando così una polemica senza fine. La vicenda infatti - soprattutto per gli interventi già effettuati nel parco Allea - è diventata motivo di scontro fra cittadini e ambientalisti che chiedono la protezione di questi animali e coloro, in tanti, che invece hanno richiesto alle varie amministrazioni di contenere la diffusione dell’ibis, su tutti gli agricoltori che nel novarese hanno protestato a più riprese.

Le varie associazioni ambientaliste lamentano in particolare l’uccisione "senza pietà" di diversi esemplari ma la Provincia si difende parlando di interventi a norma e necessari anche per limitare l’impatto sulla biodiversità locale. La Lipu, schierata contro gli abbattimenti, sostiene che nell’area di Novara “la quota di volatili già eliminati ha raggiunto la drammatica cifra di 1.300 esemplari, senza che la problematica sia stata minimamente scalfita” e denuncia rischi per operazioni effettuate nel periodo riproduttivo. Nei parchi della città nel frattempo sono già stati testati vari metodi per allontanarli, dai dispositivi acustici a quelli luminosi, per ora però con scarsi risultati. A tutto ciò si aggiungono anche le proteste delle associazioni, come “Albero amico”, in difesa degli alberi, che chiedono di sospendere i tagli del patrimonio arboreo e di quelle, come il gruppo UTI, che invece si scagliano contro i metodi cruenti nei confronti di animali feriti dato che “a Novara magnifici esemplari di Ibis sacro vengono fatti cadere dalle cime di alberi protetti con interventi spietati, procurando inutile, evitabile e reiterata sofferenza”. Parallelamente gli agricoltori chiedono al contrario mano ferma, visti anche i problemi che gli ibis portano alle risaie, così come alcuni cittadini lamentano criticità dovute a deiezioni, pulli morti, odori, oppure disagi per chi frequenta i parchi urbani.

Intanto, mentre la parlamentare Eleonora Evi, deputata del Partito Democratico contraria ad abbattimenti e tecniche cruente, promette di portare il caso in Parlamento, il sindaco di Novara sulla questione degli ibis ha ricevuto perfino minacce di ogni tipo. In una diretta social il primo cittadino Alessandro Canelli si è infatti sfogato per un dibattito che sta “superando i limiti” dato che “ho ricevuto insulti, minacce, diffamazioni e addirittura allusioni alla corruzione” afferma ricordando come, tra l’altro, la competenza per l’attuazione del piano di contenimento sia “disciplinata a livello nazionale e attuate dalla Provincia sulla base delle indicazioni dell’Ispra”. Insomma, di "sacro" sembra esserci ben poco: il problema è che non si riesce a trovare un punto d'incontro o quel dialogo necessario, con l'aiuto della scienza, per mediare sul problema. Oltretutto, usando le immagini dei pulli deceduti, le opposizioni chiedono anche le dimissioni del sindaco. In pratica, il dibattito sulla convivenza fra uomini e animali selvatici - in questa calda estate dove tra l’altro avanza il già contestato Ddl Caccia - sembra non trovare una via d'uscita: perché ormai tutto è iper divisivo e non è solo più questione dei grandi predatori, come orsi e lupi, ma facciamo fatica persino a convivere con i sacri volatili.