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L’anniversario

Wwf Italia, 60 anni in difesa della natura: “L’emergenza oggi si chiama clima”

Luciano Di Tizio, presidente Wwf Italia
Luciano Di Tizio, presidente Wwf Italia 

Dalla nascita delle Oasi alla sfida al cambiamento climatico, il presidente dell’associazione Luciano Di Tizio ripercorre sei decenni di impegno e indica le priorità per il futuro. “Agli intellettuali che ci accusano di voler mettere pale eoliche e pannelli ovunque, rispondo che delle rinnovabili non si può più fare a meno”

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“Non esisteva allora, neppure un articolo di legge col quale poter istituire un’area protetta per gli uccelli, la caccia era aperta fino al 30 aprile, si potevano uccidere, legalmente, lupi e gufi reali, aquile e lontre, fringuelli e pispole”. Così Fulco Pratesi fondatore di Wwf Italia, raccontava in quale contesto era nata l’associazione quel 5 luglio1966 quando lui e un gruppo di appassionati decisero di proteggere il patrimonio naturale italiano, allora gravemente minacciato dalla cementificazione e da una caccia indiscriminata. Convinti che la strada giusta fosse non solo sensibilizzare l’opinione pubblica, ma che per proteggere le aree naturali, i territori più fragili, bisognava acquistarle o gestirle direttamente. Così sono nate le “Oasi”, spazi che hanno dimostrato quanto sia possibile tutelare l’ambiente rendendolo anche accessibile per la ricerca scientifica, l’educazione ambientale e il turismo responsabile. “L’intuizione delle Oasi è stata fondamentale. Burano è stata la prima e riguardava la protezione degli uccelli. Sessant’anni dopo sono più di cento”, ricorda Luciano Di Tizio, oggi presidente dell’associazione ambientalista che festeggia i 60 anni raggiungendo il traguardo di oltre centomila sostenitori. Giornalista, divulgatore, laureato in filosofia, Di Tizio è anche un noto erpetologo e ittiologo (tra gli autori del primo Atlante degli anfibi e rettili d’Italia), figura di riferimento dell’ambientalismo italiano.

Fulco Pratesi in una delle prime manifestazioni del Wwf del 1966 (archivio Wwf Italia)
Fulco Pratesi in una delle prime manifestazioni del Wwf del 1966 (archivio Wwf Italia) 

Un anniversario importante per il Wwf Italia, ma dopo sei decenni di impegno concreto per la tutela, la ricerca e l’educazione ambientale quali sono oggi le emergenze in Italia?

“La crisi climatica. Una sfida che però non può essere affrontata separatamente alle altre emergenze: il consumo di suolo, la perdita di biodiversità, l’inquinamento, il riscaldamento e le politiche ambientali. Serve un approccio integrato e basato sulla scienza. Il ritardo con cui stiamo affrontando il riscaldamento globale e la mancanza di risorse economiche per finanziare i progetti di transizione energetica, stanno producendo effetti devastanti che sono sotto gli occhi di tutti. Eppure, chi deve varare norme di politica ambientale sembra non rendersi conto che si tratta di una crisi globale. Non si può negare. Un esempio? In Italia piove più o meno con gli stessi parametri di anni fa, ma il maltempo produce più danni. Il motivo è che per decenni si è costruito dove non si doveva ed ora continuiamo a consumare suolo, a costruire dove non si dovrebbe. Nella piana del Vajont, tristemente famosa per un disastro ambientale, sono comparsi un parcheggio e un supermercato sulle rive del fiume Piave. Il clima sta cambiando e non ci stiamo preparando. Anche con i fondi del Pnrr non si è fatto nulla per la resilienza dei territori”.

A proposito di fondi, il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica vi ha appena comunicato un taglio di oltre il 20% degli stanziamenti riservati alle aree naturali sia terrestri che marine.

“Tra l’altro, un taglio comunicato a giugno quando le spese sono già state effettuate e messe a bilancio. Chi paga adesso? Finché possiamo, cercheremo di farlo noi per senso di responsabilità, ma le nostre risorse sono limitate e possono coprire le spese solo nella fase dell’emergenza, poi non saremo più in grado di garantire i pagamenti dei fornitori. A quel punto, se dal Mase non arriveranno i fondi, non ci sarà altra strada che abbandonare le attività. Un paradosso quello di dover pagare noi, visto che le riserve naturali che gestiamo, sono di proprietà dello Stato”.

Il Wwf celebra i suoi 60 anni, quale considera la conquista più importante?

“La nostra vittoria maggiore è di aver contribuito ad un cambio di mentalità. Tanto per fare un esempio, fino al 1971 l’orso e il lupo, i grandi carnivori, erano classificati come animali nocivi perseguitati dal bracconaggio e la caccia indiscriminata. Il lupo in quegli anni era sull’orlo dell’estinzione in Italia come l’orso marsicano, una specie che sopravviveva ma in grave declino. Oggi entrambe le specie sono riconosciute per il loro grande valore ecologico, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi in Italia. Non solo abbiamo salvato concretamente il lupo e l’orso. ma abbiamo cambiato la mentalità delle persone nei loro confronti”.

Fulco Pratesi con il principe di Edimburgo in visita ad una delle oasi (archivio Wwf Italia)
Fulco Pratesi con il principe di Edimburgo in visita ad una delle oasi (archivio Wwf Italia) 

Ora però un gruppo di intellettuali accusa voi, Legambiente e Greenpeace di sacrificare la tutela del paesaggio in nome della transizione energetica. È possibile trovare un equilibrio tra la necessità di accelerare sulle rinnovabili e la salvaguardia?

"Sono convinto che i firmatari dell’appello sanno che la crisi climatica è una minaccia anche per il paesaggio e rallentare sulla transizione energetica comporterebbe danni ancora più gravi all’ambiente. Dunque, nessuno sostiene di mettere pale eoliche o pannelli fotovoltaici in piazza San Pietro oppure, in un bosco. L’attenzione ai luoghi è necessaria, ma di energia pulita non si può fare più a meno. Serve piuttosto l’individuazione di aree idonee, riteniamo infatti che molti conflitti nascano dalla mancanza di una pianificazione”.

Dunque, se un grande impianto eolico o fotovoltaico altera un paesaggio, quale criterio dovrebbe prevalere?

“Bisogna intendersi: qualche sacrificio bisogna farlo tutti. Di energie pulite e non pericolose abbiamo un grande bisogno e con urgenza perché gli effetti della crisi del clima li vediamo tutti i giorni. E poi pongo una domanda chi ha lanciato l’appello: c’è un’alternativa alle rinnovabili? Al momento no. Quindi da qualche parte le pale eoliche e i pannelli bisognerà installarli”.

Torniamo alle vostre battaglie ambientali che hanno cambiato la mentalità degli italiani, quale considera particolarmente simbolica?

“Una è sicuramente l’invenzione delle Oasi. Oggi sono punti di riferimento per la tutela dell’ambiente, rifugi per specie in pericolo, laboratori naturali per la ricerca scientifica, luoghi di educazione ambientale aperti al pubblico, strumenti concreti per contrastare l’urbanizzazione e pure la caccia. Una volta le zone umide erano considerate terre inutili poi si è capito che sono ecosistemi fondamentali per la salvaguardia della biodiversità. Ecco perché le Oasi sono state importantissime”.

L'Oasi di Burano la prima aperta da Wwf Italia
L'Oasi di Burano la prima aperta da Wwf Italia 

In questi decenni, come è cambiato il rapporto degli italiani con la natura e la biodiversità?

“È stato un percorso a tappe che abbiamo continuamente monitorato, ma sempre verso una consapevolezza maggiore per la tutela. Fino ad oggi, perché adesso qualcosa sta cambiando, c’è uno stop. Ce lo dicono i nostri sondaggi. Per capire se le nostre battaglie vengono recepite, oppure se il linguaggio che stiamo usando è quello giusto, sottoponiamo la nostra attività a vere e proprie analisi. Così ci stiamo rendendo conto che dopo anni di crescita, quella consapevolezza ambientale collettiva si è come bloccata. Forse anche a causa della diffusione di fake news, puntano a convincere l’opinione pubblica che tutelare la natura sia un danno per i cittadini, ma è falso, è una necessità. Un equivoco su cui si basa anche una parte del negazionismo: pensare che prima venga l’uomo poi la natura, ma non esiste un uomo fuori dalla natura”.

Allora come si concilia la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico?

“In un mondo finito non possiamo pensare di crescere all’infinito. Lo sviluppo economico va ripensato nei termini della sostenibilità. Fino adesso, una parte fortunata dell’umanità ha preso a piene mani le risorse del pianeta, oggi bisogna essere consapevoli che dobbiamo fermarci e trovare un nuovo modo di produrre e consumare”.

Qual è il messaggio che il Wwf vuole lasciare alle nuove generazioni in occasione di questo anniversario?

“Che questi 60 anni di tutela dell’ambiente sono l’inizio, non sono un traguardo. Una tappa verso nuove sfide sempre più grandi e ravvicinate come tutelare almeno il 30% delle aree marine e terrestri entro il 2030 e riportare in salute il 20% degli ecosistemi degradati. Un compito che richiede competenze e presenza sul territorio. Volgio dire ai giovani che c’è bisogno di tutti per vivere in armonia con la natura. Dobbiamo fare comunità e mettere il contrasto alla crisi climatica tra le priorità della politica. Ad esempio, non è possibile pensare di costruire, in questa situazione climatica. un’opera come il ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto fuori dal mondo, devastante, costoso e sostanzialmente inutile oltre che pericoloso, visto il rischio terremoti”.

Come immagina l’attivismo tra vent’anni?

“In una visione ottimistica, spero che nel futuro non ci sia più bisogno del Wwf. Che le Oasi non servono più perché tutto il territorio è protetto. In realtà, immagino che saremo ancora qui a ribadire le nostre vecchie battaglie. Abbiamo raggiunto molte vittorie, 60 anni non esisteva il Ministero dell’Ambiente e si sparava per buona parte dell’anno, ma siamo ancora in difficoltà. Oggi c’è questo tentativo allucinante sulla caccia che ci riporta indietro nel tempo”.

Dopo tanti anni di impegno ambientalista, cosa le dà ancora speranza?

“Vedere i giovani che manifestano contro l’inquinamento, contro la guerra, per la tutela degli oceani. Le nuove generazioni mi danno speranza. Fulco Pratesi quel famoso 5 luglio 1966 ha trovato persone che hanno condiviso la sua battaglia e quando è morto nel 2025 una moltitudine di gente le ha continuate. Spero che il Wwf riesca a cambiare la vita di molte persone come ha cambiato la mia”

Se potesse rivolgere un messaggio agli italiani in occasione di questi 60 anni quale sarebbe?

“Conosciamo la natura, amiamola, difendiamola. Sono i tre verbi che usava il fondatore del Wwf, restano fondamentali per le sfide che ci attendono. Non vogliamo crescere per autocompiacimento, ma per il bene del Pianeta”.