Un pezzo di pane stretto nel becco, uno scoglio affacciato sul mare e, sotto la superficie, alcuni pesci in attesa. Il gabbiano reale potrebbe consumare subito il suo piccolo bottino. Invece si avvicina all’acqua, lo lascia galleggiare con attenzione e aspetta. Quando i pesci si raccolgono intorno al cibo, scatta. Non sta semplicemente mangiando: sta pescando con un’esca. La scena, osservata durante un pranzo in riva al mare a Scilla, in Calabria, e ripresa con un telefono cellulare, ha permesso di documentare per la prima volta nel gabbiano reale una strategia di caccia estremamente rara nel mondo animale. A studiare il video è stato un gruppo di ricercatori italiani guidato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, con la partecipazione dell’Università Suor Orsola Benincasa. I risultati della ricerca, coordinata da Piero Amodio, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Behaviour.
Perché i gabbiani hanno invaso le nostre città
Dal punto di vista etologico, il comportamento è particolarmente interessante: il gabbiano trattiene un alimento, rinuncia a consumarlo immediatamente, lo colloca sulla superficie dell’acqua e attende che produca un effetto preciso, vale a dire attirare i pesci entro la portata del becco. In altre parole, “modifica” l’ambiente per aumentare le proprie possibilità di cattura. E del resto la pesca con esca è una strategia documentata soltanto in un numero limitato di specie, soprattutto tra gli aironi: alcuni sono stati osservati mentre lasciavano cadere nell’acqua insetti, frammenti di pane, foglie, piume o piccoli rametti, aspettando che i pesci si avvicinassero. In certi casi l’animale recupera l’esca e la riposiziona più volte, oppure sceglie oggetti che galleggiano meglio, mostrando una notevole capacità di adattare il gesto alle circostanze.
Esistono poi altri predatori che attirano le prede con stratagemmi solo apparentemente simili. La rana pescatrice utilizza un’appendice posta davanti alla bocca, spesso luminosa, per richiamare piccoli organismi nel buio degli abissi. La tartaruga alligatore agita sulla lingua un’escrescenza rosa che ricorda un verme, mentre alcuni serpenti muovono la punta della coda per simulare una piccola preda. In questi casi, però, l’esca coincide con una parte del corpo modellata dall’evoluzione.
Il gabbiano di Scilla fa qualcosa di diverso: prende un oggetto esterno e gli attribuisce una funzione nuova. Il protagonista dell’osservazione utilizza infatti pezzetti di pane e pizza come vere e proprie esche. Li deposita sulla superficie del mare, attende che il cibo richiami i pesci e approfitta del loro avvicinamento per tentare la cattura. Un comportamento che suggerisce una notevole flessibilità, perché presuppone la rinuncia a una ricompensa immediata in vista di un vantaggio potenzialmente maggiore.“Ho capito subito l’importanza di quello che stava accadendo e ho preso il cellulare per immortalare il momento con un video”, spiega Antonino Costantino, del Centro siciliano di Messina della Stazione Zoologica Anton Dohrn e tra gli autori dello studio.
Una singola osservazione non permette naturalmente di ricostruire con certezza il comportamento dell’animale, né – sottolineano gli esperti – è ancora possibile stabilire se la tecnica sia nata attraverso tentativi casuali, esperienza individuale o osservazione di altri gabbiani. Il filmato mostra però la capacità di utilizzare uno stesso oggetto in due modi differenti: non più soltanto come alimento, ma come mezzo per procurarsi una preda.
E a quanto pare la vicinanza con l’uomo potrebbe aver favorito la comparsa di questa innovazione. Le località in cui pane, pizza e altri alimenti finiscono frequentemente in mare diventano, di fatto, una sorta di laboratorio a cielo aperto. Qui i gabbiani hanno accesso a potenziali esche e possono osservare ripetutamente una relazione elementare ma decisiva: quando il cibo galleggia sull’acqua, i pesci si avvicinano.
Dalla ripetizione di questa esperienza potrebbe essere nata l’associazione tra la presenza dell’alimento e l’arrivo delle prede. Una possibilità che conferma quanto gli ambienti modificati dall’uomo non si limitino a offrire nuove risorse agli animali, ma possano creare anche le condizioni per la nascita di comportamenti inediti. La scoperta possiede inoltre un importante valore metodologico. Il video del gabbiano pescatore è stato inizialmente condiviso attraverso Seagull GO, la piattaforma online di citizen science promossa dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn per raccogliere segnalazioni di comportamenti insoliti o innovativi osservati nei gabbiani.
La vicenda dimostra quanto possa essere preziosa la collaborazione tra comunità scientifica e cittadini attenti, oggi quasi sempre dotati di uno smartphone. Un episodio osservato durante un pranzo sul mare, se documentato e sottoposto agli studiosi, può trasformarsi in un dato scientifico e portare alla luce comportamenti complessi che, per la loro rarità, rischierebbero altrimenti di passare del tutto inosservati.
“Stiamo provando ad approfondire questo comportamento così raro e particolare - spiega Rosario Balestrieri, ornitologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn - Da quando è stato rilevato per la prima volta, poco più di un anno fa, dal collega e coautore Antonino Costantino a Scilla, presso il ristorante La Piccola Venezia, abbiamo avviato un’indagine strutturata”.
La prima fase della ricerca è partita proprio dalle persone che frequentano quotidianamente il luogo. “Abbiamo intervistato i gestori e i dipendenti del locale per tastare il polso della situazione e capire con quale frequenza il gabbiano mettesse in atto la sua strategia di pesca con esca. Ci è stato riferito che l’animale non era nuovo a questo comportamento, anche se finora non gli era stato attribuito un significato particolare”.
Il dettaglio apre nuovi interrogativi. Quella ripresa nel video potrebbe non essere stata un’azione occasionale, ma una tecnica già collaudata più volte dallo stesso esemplare. Resta invece da comprendere se altri gabbiani abbiano cominciato a imitarla e se il comportamento possa diffondersi all’interno della popolazione locale. Così, per raccogliere nuove testimonianze, i ricercatori hanno deciso di coinvolgere direttamente anche i clienti del ristorante: “Grazie alla disponibilità e all’autorizzazione dei gestori, abbiamo allestito nel locale un punto informativo con immagini e brevi descrizioni - prosegue Balestrieri - In questo modo, i clienti possono notare questo straordinario comportamento e condividere i loro video attraverso la piattaforma web dedicata al progetto. Si tratta di una vera e propria operazione di citizen science mirata", aggiunge l’ornitologo, “capace di mettere una lente d’ingrandimento su un contesto di enorme interesse etologico”.
Il gruppo di ricerca intende inoltre tornare sul sito di Scilla per condurre osservazioni più sistematiche. Bisognerà capire se ci si trovi davanti all’invenzione isolata di un singolo esemplare locale oppure a una strategia che, attraverso l’esperienza o l’imitazione, sta iniziando a circolare tra gli altri gabbiani. “Le innovazioni sono eventi rari e preziosi da documentare”, sottolinea Piero Amodio, che ha coordinato la ricerca. “È attraverso questi episodi che si manifesta la straordinaria flessibilità del comportamento animale e che possiamo comprendere meglio i processi che permettono alle specie di adattarsi a un ambiente in continua trasformazione”. Quello osservato sulla costa calabrese potrebbe non essere dunque soltanto un curioso escamotage da gabbiano ma una piccola innovazione nata nel punto d’incontro tra il mondo naturale e quello umano: tra predatori, prede, ristoranti sul mare, avanzi di pizza e telefoni pronti a registrare. Un gesto apparentemente minimo che, visto con gli occhi dell’etologia, racconta la capacità degli animali di inventare nuove soluzioni per abitare un ambiente in continua trasformazione.