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Riscaldamento globale

Caldo ed energia: il solare salva la rete, gas e nucleare in affanno, idroelettrico ai minimi

Caldo ed energia: il solare salva la rete, gas e nucleare in affanno, idroelettrico ai minimi
(afp)

Secondo un’analisi di Ember a giugno e luglio la domanda elettrica è cresciuta fino al 28% in Francia, Spagna, Italia e Ungheria, mettendo in difficoltà nucleare, gas e carbone. Il solare ha retto di giorno, ma i prezzi sono esplosi in serata

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Le ondate di calore hanno investito l'Europa con una sequenza inedita di temperature estreme che ha scombussolato totalmente la produzione energetica. Lo scenario fa pensare soprattutto in prospettiva futura, poiché in termini di efficienza il fotovoltaico ha retto ma il termoelettrico, il nucleare i l’idroelettrico sono andati in affanno. Lo conferma il rapporto Solar helps Europe's grid withstand extreme heat, pubblicato da Ember e firmato dall'analista Chris Rosslowe. Partendo dal fatto che Francia, Spagna e Germania hanno registrato i rispettivi giugno più caldi mai rilevati, mentre a luglio i 40°C sono stati superati per giorni consecutivi in ampie zone dell'Europa centrale e orientale, ecco quindi la scelta di ricostruire gli effetti di questa sequenza in Francia, Spagna, Italia e Ungheria. Prima di tutto Ember è un think tank indipendente sull'energia, con sede a Londra, che si occupa di dati e analisi per accelerare la transizione verso l'elettricità pulita. È finanziato da fondazioni filantropiche come ad esempio ClimateWorks Foundation, KR Foundation, Sunrise Project e WWF, e sul piano metodologico, per l’analisi, ha sfruttato i dati Ember hourly generation data e Copernicus/ERA5. Dopodiché c’è un innesco comune in Europa per il periodo in questione: l’uso diffuso dell'aria condizionata ha fatto impennare la domanda di elettricità. Quella giornaliera è salita fino al 28% in Italia, al 23% in Ungheria, al 14% in Francia e al 13% in Spagna, rispetto alla settimana precedente le ondate di calore (13-19 giugno), quando le temperature erano vicine alla media stagionale. Sono aumentati a loro volta i picchi orari: 17% in Ungheria, 14% in Italia, 11% in Spagna e 9% in Francia, restando comunque sotto i massimi invernali in Francia e Ungheria.

Nucleare, gas e carbone in seria difficoltà

Le centrali termoelettriche, raffreddate con acqua prelevata da fiumi e mari, hanno pagato il conto più salato. I livelli record-bassi del Danubio, in Ungheria e Romania, hanno ridotto drasticamente la produzione delle rispettive (e uniche) centrali nucleari, che coprono normalmente il 40% e il 15% della generazione elettrica nazionale; secondo Ember, uno spegnimento completo potrebbe rendersi necessario se i livelli del fiume non si riprenderanno. Non a caso un reattore svizzero è stato fermato temporaneamente a giugno per l'eccessiva temperatura dell'acqua fluviale. La Francia, primo produttore nucleare d'Europa, applica norme ambientali che vietano lo scarico nei fiumi di acqua di raffreddamento oltre una certa temperatura, a tutela della fauna acquatica. 29 gigawatt, pari al 43% della capacità nucleare francese, risultavano non disponibili il 12 luglio: un dato simile al picco dell'estate 2025 (30 GW), ma nettamente inferiore a quello dell'estate 2022, quando l'indisponibilità aveva sfiorato i due terzi della produzione. L'operatore ha segnalato come fermate "forzate" o dovute a "problemi ambientali" almeno 11 dei 29 GW, mentre i restanti 18 derivavano da manutenzione programmata; su queste basi Ember stima che l'ondata di calore possa aver inciso su una quota fino al 18% della capacità nucleare francese, contro il 15% stimato nel giugno 2025.

Cinque centrali a gas nel Regno Unito hanno segnalato riduzioni di produzione durante l'ondata di calore record di giugno, per un totale di 2,5 GW sottratti alla rete. Gli analisti citati da Ember hanno inoltre segnalato il rischio che i bassi livelli del fiume Po limitassero fino al 32% della flotta termoelettrica italiana, in gran parte a gas, mentre alcuni impianti a gas francesi hanno segnalato disponibilità ridotta. Il carbone non è stato risparmiato: i livelli critici della Vistola, in Polonia, hanno costretto l'utility Enea a ridurre la produzione delle centrali di Kozienice e Połaniec, per circa 1,3 GW in meno, mentre in Serbia i bassi livelli del Danubio hanno imposto tagli alla produzione delle centrali a carbone di Kostolac.

Idroelettrico ai minimi da un decennio

L'idroelettrico ha risentito altrettanto della siccità. Gran parte dell'Europa centrale, orientale e occidentale si trovava sotto allerta siccità a metà luglio: il mese è stato il più caldo mai registrato in Francia e il terzo più secco di sempre, dopo un inverno 2025/2026 con precipitazioni ben sotto la media sulle Alpi. I dati Ember mostrano che la produzione idroelettrica dell'Unione europea ha toccato il livello più basso di almeno un decennio nei mesi di maggio, giugno e luglio. Sette degli otto maggiori produttori europei, che insieme rappresentano oltre il 90% della generazione idroelettrica dell'Ue, hanno registrato a luglio una produzione inferiore alla propria media quinquennale. Dal delta del Reno al basso Danubio la produzione idroelettrica è risultata mediamente circa il 20% sotto la norma recente, con punte del 30-50% in meno nei sistemi più colpiti, secondo PV magazine. Mentre Michael Strugl, Ceo di della principale utility elettrica austriaca Verbund, la contrazione sarebbe stata di un terzo.

Prezzi alle stelle, soprattutto in serata

La combinazione di domanda elevata e offerta ridotta ha fatto esplodere i prezzi dell'elettricità. I prezzi medi giornalieri sono risultati più alti del 119% in Ungheria, del 44% in Francia, del 13% in Italia e del 7% in Spagna rispetto a giorni comparabili della settimana precedente, durante le ondate di calore di fine giugno e inizio luglio. I picchi più estremi si sono concentrati in prima serata. I prezzi orari sul mercato del giorno prima sono arrivati, il 24 giugno, a 313 euro/MWh in Francia e a 285 euro/MWh in Italia, il livello più alto del nostro paese dall'inverno 2022/2023. I prezzi ungheresi hanno superato i 900 euro/MWh il 30 giugno, un massimo mai toccato da settembre 2024. Infine i prezzi spagnoli hanno superato i 250 euro/MWh il 23 luglio, per la prima volta dal 2022, dopo un'ondata di calore di giugno meno severa che aveva fatto segnare un picco di 177 euro/MWh il 22 giugno. Questi picchi, secondo Ember, riflettono il maggior ricorso alla generazione a gas nelle ore serali, quando la produzione solare cala ma la domanda resta alta, in un contesto di prezzi del gas già sostenuti dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

Il fotovoltaico regge l'urto

Le stesse condizioni meteorologiche che portano le ondate di calore in Europa, cioè cieli sereni e soleggiati, hanno favorito il fotovoltaico, l'unica fonte a registrare rendimenti superiori alla media proprio nei giorni più caldi. La produzione solare giornaliera durante le ondate di calore è stata superiore del 17% in Francia e Ungheria e del 5% in Spagna, rispetto agli altri giorni di giugno e luglio. La generazione solare ha toccato livelli record a livello europeo sia a giugno (52 TWh) sia a luglio (55 TWh), coprendo il 25% della produzione elettrica complessiva in entrambi i mesi: un primato per quel periodo dell'anno, secondo i dati Ember. Il vantaggio del solare non deriva solo dai volumi, ma anche dalla sovrapposizione temporale con la domanda di raffrescamento. Ember ha stimato che, durante l'ondata di calore di giugno, un tipico impianto fotovoltaico domestico nel Regno Unito abbia prodotto energia sufficiente ad alimentare un condizionatore per cinque ore. La rete elettrica europea ha comunque retto, evitando interruzioni maggiori. Alcuni episodi localizzati si sono comunque verificati: un trasformatore surriscaldato in Bretagna ha causato la disconnessione temporanea di 70mila utenze a giugno. In tal senso ci sono comunque rischi anche per le linee aeree e le apparecchiature di rete.

Il nodo che resta: la flessibilità serale

I picchi estremi e l'ampiezza delle oscillazioni di prezzo registrate quest'estate segnalano, per Ember, la necessità di una maggiore flessibilità del sistema elettrico europeo, da ottenere con stoccaggio a batteria, risposta della domanda o maggiore interconnessione tra paesi e regioni. Alcune di queste misure sono già state adottate in modo emergenziale in risposta ai fermi nucleari di Ungheria e Romania, con i governi che hanno chiesto a famiglie e imprese di limitare i consumi nelle ore serali. Lo stoccaggio a batteria appare la soluzione più adatta a rafforzare la sicurezza del sistema durante estati sempre più calde, spostando l'energia solare a basso costo verso la sera e riducendo la dipendenza dalla generazione termica, più costosa. "Il solare sta già facendo un lavoro pesante durante le ondate di calore, ma la vera sfida comincia dopo il tramonto", ha dichiarato Chris Rosslowe, senior energy analyst di Ember e autore del rapporto. "Lo stoccaggio a batteria è uno dei modi più chiari per rendere il sistema elettrico europeo più resiliente nelle estati più calde. Mentre il solare si comporta bene durante le ondate di calore e le altre fonti faticano, lo stoccaggio può portare elettricità a basso costo fino alla sera, quando la domanda di raffrescamento è ancora alta e la rete è più esposta al costo dell'energia termica".