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Crisi climatica

Monviso, il ghiacciaio è già nel Po

Monviso, il ghiacciaio è già nel Po

La quinta tappa di Carovana dei ghiacciai 2026 di Legambiente sul versante nord est del Monviso, il Re di Pietra. Un caso emblematico dell’instabilità in quota e della sofferenza dei ghiacciai

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Martedì 1° settembre, di buon mattino, abbiamo iniziato l’escursione verso il relitto del ghiacciaio Coolidge con un flash mob alle sorgenti del Po. Sullo striscione poche parole: “Non è caldo, è crisi climatica”. Un messaggio netto, proprio là dove nasce il fiume più lungo d’Italia, ai piedi del Monviso.

Pian del Re è un luogo della memoria per molti piemontesi come me, ma è anche un bene comune, frequentato e amato da persone che arrivano da ogni parte d’Italia e del mondo. Ed è da qui che abbiamo voluto cominciare l’ultima tappa della Carovana dei Ghiacciai, in un’estate che le recenti elaborazioni di Arpa Piemonte indicano come la più calda di sempre.

Perché il ghiacciaio non è qualcosa di remoto, confinato in alta quota. Il ghiacciaio è già nel Po, nei campi della Pianura Padana, nell’acqua che utilizziamo, negli ecosistemi e nell’economia di milioni di persone. Il ghiaccio è acqua conservata nel tempo. Neve e ghiacciai funzionano come serbatoi naturali, accumulando acqua nei mesi freddi e restituendola con la fusione. Ma con il riscaldamento climatico questo equilibrio sta cambiando: diminuisce la neve, la fusione arriva prima, i ghiacciai perdono massa e cambiano i tempi e i modi in cui l’acqua raggiunge torrenti e fiumi.

Non significa che domani “non avremo più acqua”. Significa qualcosa di più complesso: avremo un’acqua più irregolare e meno prevedibile, che arriva prima e può diventare più scarsa proprio nei periodi di maggiore domanda.

Ed è qui che il ghiacciaio smette di essere una questione per glaciologi e alpinisti e diventa una questione che riguarda tutti. Perché sotto il Monviso nasce il Po, e da qui l’acqua percorre oltre seicento chilometri attraversando il territorio più popolato e produttivo del Paese. Ciò che accade quassù riguarda quindi l’agricoltura della Pianura Padana, la produzione di energia, gli ecosistemi fluviali, la disponibilità di acqua potabile e il difficile equilibrio tra usi diversi della stessa risorsa.

La montagna non finisce in montagna. Le Alpi non sono un territorio separato dal resto del Paese: sono una grande infrastruttura naturale, custodiscono biodiversità, regolano il ciclo dell’acqua e forniscono risorse e servizi da cui dipendono territori molto più vasti.

Ma sono anche territori che stanno cambiando con grande rapidità come abbiamo raccontato nel nostrovideo di tappa. E proprio mentre chiudiamo questa tappa, il Monviso ce lo ricorda. La sera del 1° settembre, poche ore dopo la conclusione della nostra escursione, una frana di grandi dimensioni si è staccata dal suo versante nord-est, accompagnata da un forte boato e da una nube di polvere.

Non possiamo mettere automaticamente in relazione un singolo crollo con il cambiamento climatico. Ma sappiamo che sulle Alpi la trasformazione della criosfera e il degrado del permafrost stanno modificando le condizioni di stabilità dell’alta montagna. È un’altra ragione per investire in conoscenza, monitoraggio e prevenzione.

Ed è a valle che l’acqua diventa politica. Non basta sapere quanta acqua avremo: dobbiamo decidere come conservarla, utilizzarla e condividerla nei momenti di scarsità. Agricoltura, energia, turismo, ecosistemi e consumi civili, così come montagna e pianura, non possono più essere governati separatamente. La crisi climatica rende ancora più evidente una realtà: un bacino idrografico è un sistema unico.

Siccità e meteo estremo, la lenta agonia del ghiacciaio dei Forni

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Ai piedi del Monviso questo assume anche un significato simbolico. Una montagna che negli anni Novanta venne trasformata in simbolo politico di separazione oggi ci racconta esattamente il contrario.

L’acqua non divide. Unisce. Dal Monviso alla Pianura Padana non esistono territori autosufficienti. L’acqua attraversa comunità, regioni, economie e paesaggi diversi e racconta una diversa idea di territorio: non una somma di realtà separate, ma una rete di relazioni ecologiche, economiche e sociali che richiede cooperazione e responsabilità condivise.

È anche il filo che tiene insieme il viaggio di quest’anno della Carovana. Dalla Vanoise al Monte Bianco, dai Forni al Montasio abbiamo incontrato rischi nuovi, montagne più instabili, territori liberati dal ghiaccio e paesaggi postglaciali che stanno nascendo.

Sul Monviso tutti questi fili arrivano all’acqua.

E allora la domanda con cui chiudiamo la Carovana non è più soltanto che cosa sta succedendo alle montagne, ma come vogliamo vivere nei territori che stanno cambiando. Due temi centrali del nostro Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse e della piattaforma politica – culturale per i ghiacciai “Governare le Alpi che cambiano” che abbiamo presentato nell’anteprima sull’Adamello.

La Carovana finisce dove comincia il viaggio dell’acqua. E forse il Po, prima ancora di diventare un grande fiume, ci dice qualcosa di semplice: l’acqua scende, attraversa, mette in relazione. Non conosce i confini che le disegniamo intorno.

Governare ciò che ci unisce è l’alternativa all’illusione di potersi salvare ciascuno per conto proprio.

*Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente, presidente CIPRA Italia