Clima, i giganti del petrolio guadagnano sempre di più: “Profitti raddoppiati”
di Giacomo TalignaniLa denuncia di Global Witness: sei grandi compagnie, fra cui l’Eni, per le tensioni nel Golfo hanno incassato 89 miliardi di dollari. Mentre la crisi del clima alimentata dai combustibili fossili cresce, gli attivisti chiedono di “tassare gli extaprofitti”
L’elefante nella stanza è sempre più grasso. Mentre il mondo tra ondate di calore, inondazioni, siccità e morti sperimenta gli effetti di una crisi climatica sempre più grave, chi produce ciò che alimenta questa crisi, sta guadagnando sempre di più. Solo i giganti petroliferi europei, denuncia l’associazione Global Witness, nel 2026 hanno già incassato - spesso a causa delle tensioni geopolitiche e dei conflitti (come la guerra in Iran) - circa 89 miliardi di dollari. Un incremento del 102%. Profitti definiti “osceni” dagli attivisti, e che rendono sempre più potente l’elefante nella stanza.
Fra poco più di una settimana infatti ad Antalya, in Turchia, inizia la Cop31, la grande Conferenza delle Parti sul clima in cui i leader mondiali dovranno per forza affrontare la questione climatica, dato che la crisi del clima - forse mai come quest’anno - ci sta mostrando quanto nero sarà il futuro in termini di sopravvivenza e danni economici.
Combustibili fossi e riscaldamento globale
Come ci ricordano da decenni gli scienziati, ciò che contribuisce a far finire sempre più gas serra a surriscaldare l’atmosfera e peggiorare la crisi climatica sono i combustibili fossili: finché continueremo a bruciare gas, petrolio e carbone, il surriscaldamento globale peggiorerà. Lo sanno tutti, ma il graduale abbandono dalle fonti fossili (puntando per esempio sulle rinnovabili) di cui si è iniziato a parlare nel 2023 alla Cop di Dubai, resta ancora un tema continuamente rimandato: uno dei motivi per cui non lo si vuole affrontare è l’ingerenza dei produttori del fossile, con la presenza di centinaia di lobbisti anche alle Cop, sui negoziati del clima e sull’economia mondiale. Da sempre, sia attivisti che scienziati che lanciano l’allarme sul futuro del Pianeta, sanno che i produttori sono l’elefante nella stanza, qualcosa che viene continuamente denunciato, ma che nessuno vuole vedere.
“Solo tra luglio e settembre incassato il 102% in più”
Adesso, e non a caso a pochi giorni dall’inizio della Cop31, una nuova analisi condotta da Global Witness ci ricorda come anziché porre un freno ai combustibili fossili sia in corso una accelerazione. “Sei delle maggiori compagnie petrolifere europee – BP, Eni, Equinor, Repsol, Shell e TotalEnergies – hanno annunciato un ulteriore, notevole aumento degli utili legato alla guerra del Golfo in corso” scrivono gli autori del report.
L’analisi si basa sugli utili trimestrali delle aziende pubblicate in settimana che “ha rivelato che solo sei colossi petroliferi hanno incassato 38 miliardi di dollari tra luglio e settembre, mentre i prezzi dell’energia per le famiglie in tutta Europa continuano ad aumentare”. Nel dettaglio, dall'inizio dell'anno le compagnie petrolifere e del gas hanno guadagnato 89 miliardi di dollari “con un incremento del 102% rispetto allo stesso periodo (primo-terzo trimestre) dell’anno scorso”.
La crisi in Medio Oriente e l’aumento delle bollette
Per Jonathan Noronha-Gant di Global Witness “è osceno che gli inquinatori continuino a trarre profitto dalle conseguenze della guerra in Iran, realizzando enormi guadagni grazie all'impennata dei prezzi del petrolio, mentre civili innocenti soffrono. Questi enormi profitti arrivano mentre la gente comune in tutta Europa fatica a far fronte all'aumento del costo della vita, e molti hanno difficoltà a permettersi di riscaldare le proprie case con l'arrivo dell'inverno. I giganti del petrolio possono e devono pagare molto di più per i danni che stanno arrecando al nostro pianeta”. Per questo saluta come “una buona notizia” il fatto che l'UE stia valutando l'introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle aziende ricordando come servirebbe “una tassa permanente sul clima per le aziende del settore dei combustibili fossili”.
I sei colossi del petrolio
C’è un dato che merita attenzione. Nei dati diffusi da Global Witness vengono riassunti gli incrementi dei profitti delle compagnie oil & gas da inizio tensioni in Iran e Stretto di Hormutz: il record, con un +193%, va a BP (passata da 6 miliardi di dollari nel trimestre 2025 a 17 miliardi nello stesso del 2026); seguita da Repsol e Shell. Al quarto posto l’italiana ENI: +78%, passata da quattro miliardi del 2025 a otto miliardi di profitti “grazie alle conseguenze delle tensioni in Iran”.
La tassa sugli extra profitti
Sul tema, di recente, è intervenuta anche Greenpeace che denuncia come “dall’inizio della guerra in Iran, nell’Unione europea l’industria petrolifera ha realizzato 36 miliardi di euro di extra-profitti grazie all’impennata dei prezzi del diesel e della benzina, pari a una media di circa 154 milioni di euro al giorno”. Anche Greenpeace parla della necessità di una tassa urgente sugli extraprofitti e sostiene come “la guerra in Iran e la crisi in Medio Oriente vengono utilizzate come pretesto per applicare aumenti record dei prezzi del carburante a spese delle persone”.
L’Italia al terzo posto dopo Germania e Francia
A livello italiano denuncia come “l’industria petrolifera ha realizzato 5,06 miliardi di extra-profitti (21,7 milioni di euro al giorno) grazie alla vendita di diesel e benzina, posizionando il nostro Paese al terzo posto nell’Unione europea, dietro a Germania e Francia. In Italia ha pesato particolarmente l’aumento del prezzo del diesel, con un aumento di 24,8 centesimi al litro”. Come chiosa Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia “le compagnie petrolifere stanno spudoratamente approfittando della situazione di crisi per arricchirsi, facendo pesare i loro profitti record sulle persone, che faticano ad arrivare a fine mese e sono esposte a eventi climatici estremi sempre più frequenti, intensi e devastanti”.