BAKU. Nelle claustrofobiche sale delle strutture temporanee costruite a fianco al Baku Stadium, dopo aver attraversato un lungo viale con le insegne della compagnia petrolifera statale Sokar, in Azerbaijan è iniziata la Cop29, la grande Conferenza delle parti sul clima. Con tanto di martelletto a sancire il passaggio di consegne, la palla è stata passata da un petroliere ad un altro (ex): Sultan Al Jaber, manager del petrolio che lo scorso anno a Dubai ha presieduto la Cop28 ha ufficialmente affidato i lavori al neo capo della Cop29, il ministro dell'ambiente azero Mukhtar Babayev che, per 25 anni, ha lavorato per la Socar, grande compagnia petrolifera del Paese.
Babayev in apertura di lavori ha ricordato ai rappresentati di 200 Paesi che il mondo è "sulla strada della rovina" e che per il clima le persone stanno morendo, motivo per cui è fondamentale "tracciare un nuovo percorso". Non solo, in quest'anno secondo cui dopo Copernicus anche il Wmo (Organizzazione meteorologica mondiale) ha detto che probabilmente supereremo i +1,5 gradi di temperature rispetto ai livelli preindustriali, per i Paesi riuniti a Baku sarà "il momento della verità per l'accordo di Parigi", quello dove nel 2015 furono proprio decisi impegni per rimanere sotto i +1,5, obiettivi che di questo passo saranno da considerare falliti.
Per Babayev è stata anche l'occasione per ribadire che "l'Azerbaigian può costruire il ponte, ma tutti voi dovete attraversarlo a piedi. Infatti, dobbiamo iniziare a correre" perché per via della crisi climatica "che tu lo veda o no, le persone soffrono nell'ombra e stanno morendo nell'oscurità". Come ha ricordato il capo della Cop29, questa Conferenza sarà incentrata sulla finanza climatica e sui piani nazionali climatici dei vari Paesi, quelli per cui è necessario aumentare l'ambizione. "Sui piani, i famosi NDC (Nationally Determined Contributions) siamo a un bivio" ha affermato Babayev. "I piani che presentiamo in questo ciclo sono fondamentali", devono darci "una tabella di marcia essenziale. Il momento di agire è adesso". A livello di fondi, la caccia - tra pubblico e privato - è ad almeno 1000 miliardi di dollari di risorse ogni anno da destinare soprattutto ai Paesi meno sviluppati che oggi pagano un enorme conto per le emissioni e la crisi del clima innescata dalle grandi potenze mondiali.
L'Onu, con un report, ha tra l'altro ricordato che servirebbero per le nazioni in via di sviluppo "1 miliardo di dollari al giorno" per pagare gli impatti climatici. Ad oggi arriviamo a meno di 75 milioni al giorno, meno di un decimo. Per trovare questi fondi Babayev ha invitato il settore privato a movimentarsi e a investire anche di più in una economia a basse emissioni di carbonio. A descrivere perfettamente l'insicurezza e la vulnerabilità dei Paesi più colpiti ci ha pensato poi, con una fotografia, il responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell, con un discorso commovente. In apertura della Cop29 ha mostrato una foto, lui che è nato nell'isola di Carriacou a Grenada, di una sua vicina di casa, colpita a luglio dall'uragano Beryl. Una foto drammatica in cui Simon posa insieme alla vicina Florence la cui casa è stata rasa al suolo dalla tempesta. "A 85 anni Florence è diventata una delle milioni di vittime del cambiamento climatico incontrollato solo quest'anno. Ci sono persone come Florence in ogni paese della Terra. Persone abbattute, che si rialzano di nuovo" ha detto Stiell ricordando come i negoziati di Baku possono sembrare lontani dai disastri ambientali, ma possono anche essere decisivi per trovare soluzioni: "Ora è il momento di dimostrare che la cooperazione globale non è finita. Che possiamo crescere insieme" ha detto.