L'ultimo appello
La manifestazione

Cop30, dal cuore dell'Amazzonia arriva la "flotilla indigena"

Raoni Metuktire
Raoni Metuktire (reuters)

5mila persone sbarcheranno da 200 per la grande protesta "storica", la riunione dei popoli originari, giunti a Belém per chiedere di ascoltare le loro "soluzioni basate sulla natura" e per ridare diritti ai popoli indigeni

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BELÉM (Brasile) – Ci saranno tutti. Dopo un viaggio estenuante, di migliaia di chilometri tra foreste e acqua, dopo notti passate a dormire sulle amache nelle barche e a navigare i fiumi tempestosi del cuore dell’Amazzonia, i popoli originari arriveranno tutti a Belem. I quilombola (le comunità di origini africane), i contadini, le tribù, i rappresentati di ogni popolo indigeno arriveranno attraverso la “Barqueata da Cúpula dos Povos”, la carovana di barche, la flottila indigena che dalle foreste e dai posti più sperduti dell’America Latina li porterà dritti sino alla Cop30 dopo un viaggio durato anche un mese. Il motivo è evidente: loro, i grandi custodi della natura, i popoli originari che hanno visto l’Amazzonia cambiare e trasformarsi da pozzo di carbonio a fonte, che hanno assistito ai danni delle estrazioni minerarie e della deforestazione, giungeranno al cospetto dei potenti e dei rappresentati di 190 Paesi per portare non solo una richiesta di aiuto, ma anche soluzioni. Le soluzioni basate sulla natura e sulla gestione delle terre che hanno imparato da tempi ancestrali.

Così, con uno spirito di entusiasmo e di lotta, quella per salvare l’Amazzonia di cui ormai oltre il 20% è andato perso a causa del degrado dovuto all’azione antropica, nella baia di Guajará a Belém arriveranno almeno 200 imbarcazioni con a bordo circa 5000 persone. Lo hanno definito “un atto storico per l'Amazzonia e la giustizia climatica”. Con loro, in rappresentanza di circa 60 Paesi, anche altri cittadini del mondo che si sono uniti per la stessa battaglia e ad aggiungersi saranno anche rappresentanti dei popoli africani. Proprio in Etiopia, è stato deciso oggi, si terrà la Cop32. A bordo della carovana ci sarà anche Raoni Metuktire, per tutti semplicemente capo Raoni, il 93enne leader delle comunità indigene del Brasile e dell’Amazzonia. Raoni tuonerà contro le false soluzioni climatiche prospettate finora per salvare la Terra e annuncerà la risposta sostenibile promossa da chi l’acqua, le foreste e la natura, le protegge da sempre con pratiche “collettive e ancestrali”. Cuore dell’arrivo e del successivo incontro con politici, cittadini e media non sarà la sede della Cop30 - dove tra l’altro alcuni indigeni denunciano l’impossibilità di entrare nella Zona Blu, quella dei negoziati - ma l'Università Federale del Pará (UFPA) che ospita il grande vertice dei popoli e dove sono attese fino a 15mila persone.

Le barche faranno anche un passaggio simbolico a Vila da Barca, area di palafitte e periferica, zona di popoli dimenticati dove non ci sono nemmeno i servizi ingeniti mentre tutto attorno è stato abbellito e tirato a lucido per la Cop30. Uniti ai popoli ci saranno poi anche i pescatori che stanno soffrendo per la contaminazione dei fiumi (come quella del mercurio) dovuta dalle estrazioni minerarie. Anche per questo lo “storico evento” sarà un grande dito puntato contro multinazionali (da quelle della soia sino a quelle legate a deforestazione e allevamenti intensivi) e imprese dei combustibili fossili. Una manifestazione molto attesa anche per un altro motivo: sarà la prima grande partecipazione di massa dopo tre anni di dissenso e bocche cucite nei petrol-Stati dove si sono svolte le ultime Cop. Per molti indigeni sarà infine anche l’occasione di spiegare come l’Amazzonia, polmone e cuore verde del mondo, si sta trasformando.

Quest’area grande più del doppio dell’India è uno dei centri principali della biodiversità del Pianeta: qui vivono 40.000 specie di piante e animali molte delle quali non si trovano da nessun'altra parte. Esseri viventi che abitano uno dei territori che più ci aiuta ad assorbire la CO2 e a combattere l’avanzata della crisi del clima, ma che l'umanità sta cambiando forse per sempre. Perciò saranno proprio i popoli originari a farsi portavoce del grido d’aiuto dell’Amazzonia. Alcuni, come quelli della flottiglia Yuku Mama, sono arrivati a Belém dall’Ecuador dopo aver navigato per 25 giorni lungo 2000 chilometri di fiumi amazzonici. Sono giunti qui con un messaggio e un grido comune a tutti gli altri: “Basta bugie, è tempo di proteggere la foresta e garantire i diritti dei popoli nativi”.