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L’intervista

La Camera (Irena): “La transizione energetica è inarrestabile e irreversibile”

Francesco La Camera, direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena)
Francesco La Camera, direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) 

“Sulle rinnovabili stiamo assistendo a molta disinformazione”, così il direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili alla Cop30 di Belém. “Pensare di tornare ai combustibili fossili è una idiozia, perché costano di più”

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“La transizione energetica è inarrestabile e irreversibile”. Lo ribadisce con forza Francesco La Camera, direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), quasi a contrastare una narrazione che sembra aver avuto le meglio negli ultimi mesi e secondo la quale i combustibili fossili si starebbero prendendo la rivincita su eolico e fotovoltaico.

La Camera, non è così?

“Assolutamente no. Sulle rinnovabili stiamo assistendo a molta disinformazione. E in qualche caso a inversioni di rotta di 180 gradi, da parte di chi le riteneva il futuro e ora dice in contrario. Anche per questo è importante che Irena sia a Cop30 con un messaggio coerente e basato su dati inoppugnabili”.

Cosa dicono i vostri dati? “Che il 92% della nuova capacità installata lo scorso hanno è fatta con fonti rinnovabili”.

Però alla Cop28 di Dubai due anni fa ci si era impegnati a triplicare le rinnovabili entro il 2030. E quel traguardo pare ancora troppo lontano…

“È vero, non siamo in linea con la triplicazione. Però stiamo riducendo il gap. Lo scorso anno in questo periodo parlavamo di essere fuori di 1,4 terawatt (1400 miliardi di watt, ndr), ora ci mancano 0,9 terawatt che è comunque un numero enorme (il fabbisogno di tutte le Americhe, Usa e Canada compresi), ma è comunque un grande progresso. Secondo le nostre previsioni solo l’anno prossimo potremmo assistere alla messa in funzione di impianti rinnovabili che equiparerebbero ciò che il nucleare ha fatto in 70 anni di storia”.

Eppure c’è chi torna a puntare pesantemente sui combustibili fossili. Gli Stati Uniti per esempio, che pure sono membri di Irena.

“Siamo in attesa di capire quali saranno le reali determinazioni del governo americano. Per ora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione”.

Ma scommettere su gas e petrolio è una questione economica o geopolitica? Serve a mettere in difficoltà blocchi come la Ue e la Cina che non hanno risorse fossili?

“Pensare di tornare ai combustibili fossili è una idiozia dal punto di vista del mercato, perché costano di più. Saranno più competitive le economie dove elettroni e molecole saranno distribuiti con meno costi”.

Come l’economia cinese?

“Pechino ha capito 20 anni fa cose le serviva e ci ha investito: energia a basso costo. Nel giro di qualche mese sarà più conveniente investire in un impianto di accumulo di energia che mantenere in vita un vecchio impianto a carbone. Andare contro il mercato è suicida”.

A proposito di rinnovabili, l’Italia spinge molto in questa Cop sui “combustibili rinnovabili” e in particolare sui biocarburanti, avendo anche aderito al piano del governo brasiliano di quadruplicarne la produzione. Cosa ne pensa?

“Non è una cattiva idea puntare anche sui biocarburanti. Soprattutto nel caso dell’aviazione, dove non è proponibile l’elettrificazione. Abbiamo firmato un accordo con l’Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile perché sia facilitato il finanziamento di progetti per la produzione di combustibili sostenibili per gli aerei. Ma è un discorso che non può essere allargato alle automobili, perché lì ormai il futuro è dei motori elettrici”.

Cosa si aspetta da questa 30esima Conferenza Onu sul clima? Sarà l’inizio della transition away dai combustibili fossili?

“È una Cop di transizione. Non penso che si possa arrivare a una roadmap dettagliata, ma potrebbero essere enunciati dei principi da cui avviare un percorso che si potrebbe concludere alla prossima Cop. Tuttavia dopo la pausa di Baku, in cui il linguaggio si era un po’ allontanato da transitioning, tripling, fossil fuels, ora queste parole tornano a circolare tra le delegazioni. È segnale importante, diretto a chi pensa di poter indebolire questo processo multilaterale”.