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L’energia fotovoltaica nella cava dismessa

Stefano Granella
Stefano Granella 

Investire sulla struttura della rete e sulla complementarità tra fonti diverse come idroelettrico, eolico e fotovoltaico, per stabilizzare la produzione e rendere il portafogli resiliente ai cambiamenti climatici: la ricetta di Stefano Granella, Ceo di Dolomiti Energia

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Una cava di pietra calcarea dismessa, il sole e circa 2 mila tonnellate di anidride carbonica in meno ogni anno. Ad Apricena, in Puglia, è entrato in funzione nel febbraio scorso l’impianto fotovoltaico realizzato da Dolomiti Energia con Ivpc. Si tratta del primo progetto realizzato nell’ambito della partnership tra le due aziende specializzate in energie rinnovabili. Con un investimento di circa 4 milioni di euro e una capacità installata di 4,4 Mw, la struttura permette di generare energia pulita per coprire il fabbisogno di circa 4 mila famiglie.L’impianto di Apricena è “anche un esempio di come è possibile riutilizzare in modo costruttivo un territorio ormai compromesso”, afferma il Ceo di Dolomiti Energia, Stefano Granella. L’obiettivo del Gruppo è, infatti, di “costruire nuova energia per il Paese, con un approccio industriale”. E l’Italia è un Paese straricco di risorse rinnovabili. Vento, sole, acqua. Ma anche, dall’altro lato, un territorio fragile, discontinuo, difficile da connettere, esposto ai cambiamenti climatici e agli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti negli ultimi anni.

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Ecco perché le fonti, spiega Granella, vanno considerate insieme: “Come Gruppo Dolomiti abbiamo uno dei portafogli idroelettrici più importanti del Paese, però è soggetto alla piovosità. Abbiamo bisogno di stabilizzare le nostre produzioni e per questo abbiamo deciso di investire ancora di più sull’eolico e sul fotovoltaico, per avere una produzione diversificata e attenuare i rischi. Dall’altro lato, l’idroelettrico è una risorsa programmabile, può quindi essere utilizzata quando a scarseggiare sono invece le altre risorse”. Insomma, il mix energetico che prospetta Granella è costituito da una complementarità tra energie che derivano da risorse programmabili (la produzione di energia idroelettrica si basa su impianti di accumulo, che permettono di conservare l’acqua e generare elettricità quando serve) e non programmabili, come il vento e il sole, appunto. “Vogliamo rendere il nostro portafogli resiliente anche in rapporto agli eventi atmosferici che abbiamo visto avvenire in questi anni, quindi in caso di forte siccità o di grossa idrolicità”, aggiunge. Ma questi fenomeni, che impatto possono avere sulla produzione di energia verde? “In realtà possono essere ‘un’opportunità’ per l’idroelettrico, perché le dighe possono essere cruciali per gestire le piene e, in prospettiva, rilasciare acqua per usi irrigui in caso di siccità. Anche per questo, investimenti in questo tipo di infrastrutture possono mitigare gli effetti del cambiamento climatico”, non solo nel lungo periodo, ma anche nel breve.

Tornando all’impianto fotovoltaico di Apricena, solo un esempio degli investimenti che la società ha intenzione di sviluppare in Italia, con un’attenzione ancora al Trentino ma anche al nord e al centro Italia, l’individuazione del luogo ha un significato strategico preciso. Il recupero di un’area dismessa rende infatti più semplice l’iter autorizzativo, che è uno degli ostacoli principali, secondo il ceo, allo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia: “Le complessità autorizzative sono aggravate da una legislazione frammentata a livello regionale. Un altro ostacolo è poi la connessione alla rete elettrica, complessa per l’orografia del territorio, con una concentrazione di impianti al Sud e la necessità di trasportare l’energia prodotta al Nord”. Ecco perché, nel nuovo Piano “investiremo sul potenziamento della rete elettrica. La crescita delle rinnovabili dipende anche dalla capacità della rete di assorbire la nuova energia”, anticipa. Ma la strategia è ancora più ambiziosa: “Vogliamo essere non solo produttori di energia, ma abilitatori della transizione. Alcuni degli impianti che abbiamo realizzato in Centro Italia sono stati pensati per fornire energia rinnovabile a clienti industriali, aiutarli in questo percorso. Questa è la strada che vogliamo continuare a percorrere”, conclude Granella.