Cos’è una città fisarmonica? Tra la Laguna di Venezia e il Mare Adriatico, Cavallino-Treporti ne è un esempio. Un centro di circa 13 mila abitanti, che in estate raggiunge circa 150 mila di presenze. Insomma, un piccolo territorio che oscilla tra periodi di forte pressione turistica, con una popolazione che si moltiplica, e momenti di tranquillità. Ma alla sindaca Roberta Nesto, nonché presidente dell’Associazione sindaci del litorale veneto, che raggruppa i 10 comuni balneari della costa, da Jesolo a Eraclea, il termine “overtourism”, proprio non piace. “Piuttosto si dovrebbe parlare di come gestire i flussi in modo più sostenibile", dice. Risponde da Alghero, in Sardegna, dove si tiene il G20s, tavolo permanente di cui è coordinatrice, che riunisce un network di 20 spiagge. Località che, da sole, attraggono ogni anni 50 milioni di turisti, circa il 12% delle presenze complessive in Italia.
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Come sta andando questo incontro?
"Molto bene, anche per la notizia tanto attesa: il deposito del progetto di legge sul riconoscimento dello stato di città balneare. È un passo cruciale per dotare i nostri territori “fisarmonica” di normative adeguate. Gestire il grande aumento di presenze in estate significa affrontare sfide uniche in termini di sicurezza, demanio e servizi, che un sindaco con le regole di una piccola città, fatica a gestire. Ecco perché crediamo che serva un riconoscimento normativo di questa dinamica”.
Come per le comunità montane?
”Esatto. Loro hanno una regolamentazione già dagli anni Settanta. A Cavallino abbiamo un indice di 135 turisti per abitante. Gestiamo i flussi come possiamo, ma regole specifiche ci aiuterebbero a farlo ancora meglio, garantendo l’accoglienza e il benessere dei residenti”.
Quali strumenti normativi vi sarebbero d’aiuto?
"Il nodo è avere un’adozione organica a livello burocratico, poter usare l’imposta di soggiorno per finalità ambientali e avere ordinanze non impugnabili per la gestione dei flussi in momenti critici. I sindaci sono già orientati alla sostenibilità, abbiamo bisogno però di strumenti per gestire i nostri territori”.
Cosa intende per essere “orientati” alla sostenibilità?
"Il nostro è un turismo che punta sull’open air. Le persone si muovono prevalentemente in bicicletta o a piedi, un turismo lento e rispettoso. Il vero cambiamento nasce dal basso. Da parte nostra, ci impegniamo per salvaguardare il territorio”.
In che modo?
"Abbiamo creato una blue and green community, per far partire la sostenibilità dal basso: sensibilizzare sull’uso responsabile dell’acqua, promuovere il riciclo nelle grandi strutture, tutelare le dune, implementare il fotovoltaico, passare all’illuminazione led”.
Queste iniziative attraggono un turismo più sostenibile?
"Abbiamo già un turismo sensibile a queste politiche. Non lo facciamo solo per attrarre, ma per restare competitivi".
Prima ha accennato alla teoria dei “vuoti”, di cosa si tratta?
”È legata alla natura del territorio da cui provengo, un contesto prevalentemente caratterizzato dal verde. In quest’ottica, la presenza di aree che necessitano di tutela e preservazione, come le Zone di protezione speciale e i Siti di interesse comunitario, è fondamentale. Preservare questi “vuoti” significa operare una scelta precisa: limitare al massimo nuove costruzioni, concentrandosi unicamente su ciò che è strettamente necessario. Mantenere ampie zone verdi, spiagge libere e una natura incontaminata. Per questo abbiamo una politica di blocco dello sviluppo edilizio ben prima dell’introduzione delle normative regionali sul contenimento del consumo di suolo”.
Cosa pensa quindi di misure come quelle adottate dal Comune Venezia, volte a limitare gli ingressi?
"Assurdità. Non abbiamo un problema di overtourism, ma dobbiamo dare ai sindaci la possibilità di regolamentare i flussi. Ogni territorio ha le sue specificità e, chi lo governa deve essere garante della sua sostenibilità”.