Attorno alla minuscola isola di Lampione, nel cuore dell'arcipelago delle Pelagie, profondo sud dello Stivale, c'è una comunità di squali grigi che chiede di essere aiutata. A minacciarla, come accade per gli squali di tutto il mondo, la pesca accidentale ma anche i rumori antropici, soprattutto d'estate, quando arrivano sub e turisti attratti dalla possibilità di scorgerli, fotografarli, osservarli. Facendo inevitabilmente rumore. E a loro, agli squali grigi, predatori agili e scattanti dalla pronunciata pinna dorsale, il rumore proprio non piace. Per questo potrebbero scegliere di abbandonare quest'area.
Ora, però, in loro soccorso c'è un ricercatore che si chiama Carlo Cattano, ha 42 anni ed è palermitano: ha iniziato a navigare da piccolo, in barca a vela. "Mi chiedevo cosa accadesse sotto la superficie del mare", confessa. Ora lo sa. E sa anche che le cose stanno cambiando. Fatalmente. Per questo, anche per questo, si è rimboccato le maniche e - da biologo del Sicily Marine Centre della Stazione Zoologica Anton Dohrn, dopo un dottorato all'Università di Palermo ("Ho studiato gli effetti dell'acidificazione degli oceani su pesci ed ecosistemi costieri") - ha iniziato a studiare squali e razze. Per capire come proteggerli.
E gettandosi a capofitto nel progetto SharkNoise, guidato proprio dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn e finanziato dalla Blue Marine Foundation, che ha come obiettivo la protezione della rara (e preziosa) aggregazione di squalo grigio che ogni anno si registra intorno a Lampione. Una aggregazione che, secondo gli ultimi studi, è minacciata anche dall'inquinamento acustico: pur non producendo suoni per comunicare, gli squali sarebbero particolarmente sensibili al rumore antropico. Quanto basta per intervenire, e in fretta.
"Insieme con l'Università di Palermo, abbiamo osservato che la presenza di un alto numero di barche e subacquei intorno a Lampione ha un impatto negativo sugli squali. Al punto - spiega Cattano - che questi potrebbero lasciare il loro sito di aggregazione, una zona protetta dove normalmente trovano più cibo o svolgono importanti funzioni sociali, e allontanarsi verso acque non protette, dove sono potenzialmente più minacciati dalla pesca".
Non una buona notizia, insomma, per una specie a rischio di estinzione a livello globale e in particolare in Mediterraneo, dove è fortemente minacciata, soprattutto dalla pesca. "Proprio così. - annuisce il ricercatore - L'aggregazione di esemplari di questa specie intorno Lampione è un evento unico nei mari italiani, e uno dei pochissimi registrati nel Mar Mediterraneo. In virtù dell'eccezionalità di questa aggregazione, un numero crescente di turisti subacquei visita ogni anno Lampione per osservare gli squali nel loro ambiente naturale. Ma se da un lato le attività di shark watching rappresentano un'opportunità per avvicinare la gente a questi splendidi animali e sensibilizzare i turisti riguardo l'importanza della loro protezione, dall'altro abbiamo osservato che, se non opportunamente regolamentate, possono avere un effetto negativo sul comportamento degli squali".
La ricerca ha così portato alla creazione di un codice di condotta per imbarcazioni e subacquei. Un esempio virtuoso di sinergia tra ricercatori, diving locali e l'area marina protetta delle Pelagie. "Abbiamo individuato una serie di comportamenti virtuosi da adottare in immersione e in navigazione per limitare il disturbo sugli squali, per esempio rispettando il numero massimo di 14 sub in immersione contemporaneamente, il limite di velocità di 5 nodi intorno all'isola e l'invito a tenere il motore spento il più possibile", spiega ancora il biologo.
Nell'ambito del progetto, inoltre, è stata monitorata la popolazione di squali grigi: il loro comportamento è stato studiato attraverso l'uso di telecamere subacquee. Mentre il rumore antropico intorno a Lampione viene costantemente registrato da una serie di registratori acustici installati sui fondali. Il progetto ha avuto come fine ultimo il posizionamento di gavitelli per l'ormeggio delle barche diving e l'individuazione di corridoi di navigazione intorno a Lampione, con l'obiettivo di limitare il più possibile l'effetto del rumore sugli squali. - aggiunge Cattano - Così siamo in grado di proteggerli".
Proteggere gli squali, non solo quelli grigi. "Il ruolo che rivestono per la salute degli ecosistemi, contribuendo a strutturare le comunità biologiche, regolando l'abbondanza delle specie e la biodiversità, è fondamentale. E oggi più della metà delle specie del Mediterraneo è a rischio estinzione. Il motivo? Gli squali rappresentano catture accessorie in diversi attrezzi da pesca, e in molti paesi diverse specie hanno valore commerciale. Altre minacce sono rappresentate dall'inquinamento, dalla perdita di habitat e dall'innalzamento delle temperature dei mari, in particolare nelle aree essenziali per il loro ciclo vitale, come le aree di aggregazione, di riproduzione e di nursery. È fondamentale e urgente prevedere in queste aree particolari misure di conservazione che per essere efficaci dovranno prevedere la collaborazione di tutti, dai ricercatori alle istituzioni, diving e pescatori, ma anche cittadini e turisti".
Il ricercatore aveva già ottenuto, nel 2020, dalla National Geographic Society un "early career grant" - ProSharkMed - per lo studio di squali e razze nello Stretto di Sicilia attraverso l'uso dei cosiddetti Baited Remote Underwater Video Systems, telecamere subacquee munite di un'esca che attira i predatori, permettendone lo studio del comportamento: così era stato possibile individuare aree importanti per la protezione di squali in pericolo, come lo squalo grigio e lo squalo mako, ma anche sensibilizzare e promuovere attività umane sostenibili e compatibili con gli obiettivi di conservazione delle specie.
"Non bisogna abbassare la guardia nel Mediterraneo. - aggiunge - Le misure di conservazione all'interno di specifiche aree potrebbero infatti non essere sufficienti: molte delle specie di squali più minacciate effettuano ampie migrazioni nel Mediterraneo, durante le quali sono fortemente minacciati dalla pesca. Per questo la loro efficace protezione richiede anche sforzi transfrontalieri che prevedano azioni di gestione e protezione congiunte tra differenti stati e in aree molto estese. I dati ottenuti in questi anni di ricerche in Sicilia hanno contribuito alla designazione dello Stretto di Sicilia e dell'Arcipelago delle Isole Pelagie come 'Aree Importanti per Squali e Razze' (ISRA, Important Shark and Ray Areas) da parte dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). E proprio in queste aree abbiamo appena avviato il progetto di ricerca PRESTO (acronimo di Preserving endangered sharks and rays in their ultimate Mediterranean hotspots), in collaborazione con ricercatori della Tunisia e dell'Università di Palermo e finanziato da Blue Marine Foundation. L'obiettivo? Individuare altri specifici siti di interesse per la protezione di squali e razze a rischio di estinzione nello Stretto di Sicilia, dove eventualmente promuovere attività sostenibili e regolamentate, come lo shark tourism".
Ma ci sono anche pregiudizi e luoghi comuni da sfatare. "Proprio così - annuisce Cattano - Una visione negativa e il timore nei confronti degli squali rappresentano alcuni dei principali ostacoli alla loro effettiva protezione. Ma ci sono segnali di cambiamento nella percezione che le persone hanno nei confronti di questi animali straordinari: la conoscenza e l'informazione sono fondamentali per capire che questi animali hanno molto più da temere da noi che noi da loro. Insieme a promuovere attività sostenibili di shark watching, bisogna lavorare su più fronti coinvolgendo decisori politici, pescatori e consumatori per diffondere la consapevolezza dell'importanza di questi animali e affermare l'urgenza di attuare azioni di conservazione che possano arrestare il declino in corso delle popolazioni di squali".