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Economia circolare, l’Europa punta al raddoppio

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Attraverso il Circular Economy Act, l’Ue punta a ridisegnare i modelli produttivi e di consumo, rafforzando la sostenibilità e la sicurezza anche economica

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L’obiettivo è raddoppiare il tasso di circolarità dell'Ue, attualmente fermo all'11,8%, fino a raggiungere il 24% entro il 2030. L’Unione europea ha messo in consultazione il Circular Economy Act, con l’obiettivo di arrivare a varare una normativa di settore entro il prossimo anno.

Andare oltre il modello “prendi-produci-smaltisci”

Facendo un passo indietro, l'economia circolare è un modello di sviluppo che mira a superare il sistema lineare “prendi-produci-smaltisci”, favorendo il riuso, il riciclo e la rigenerazione delle risorse. L'obiettivo è ridurre gli sprechi e l'impatto ambientale, aumentando al contempo l'efficienza economica. In pratica, si tratta di chiudere i cicli di vita dei materiali con processi più sostenibili, creando valore economico e proteggendo l'ambiente.

Il Circular Economy Act: un piano ambizioso per il 2030

Il piano di azione messo a punto dall’Ue punta su due pilastri. Il primo è una vera e propria rivoluzione nel trattamento dei rifiuti elettronici. La normativa comunitaria punta a un sensibile miglioramento della raccolta e del riciclo per stimolare la domanda di materie prime secondarie critiche. Il secondo pilastro è il mercato unico per materiali riciclati, con la creazione di un sistema integrato e digitale per facilitare la circolazione dei materiali di scarto e riciclati, attraverso criteri più chiari e obblighi di acquisto per enti pubblici e privati.

Queste misure vogliono superare gli ostacoli attuali che frenano il riutilizzo e il riciclo, stimolando sia l'offerta sia la domanda di materiali rigenerati di alta qualità.

L'iniziativa nel contesto normativo europeo

Il Circular Economy Act si integra con altre politiche chiave dell'Ue, come la Strategia per il Mercato Unico, il Piano d'Azione per l'Acciaio ei Metalli, il Regolamento sull'Ecodesign per prodotti sostenibili, il Regolamento sugli imballaggi ei rifiuti da imballaggio, e il Critical Raw Materials Act. Questa sinergia normativa assicura coerenza e forza all'intero sistema di politiche ambientali e industriali europee.

Secondo il Rapporto 2025 del Circular Economy Network, l'Italia è uno dei Paesi più avanzati in Europa nella circolarità industriale, grazie a eccellenze nella gestione efficiente delle risorse, nel riciclo e nella produttività energetica. Tuttavia permangono alcune criticità: elevata dipendenza dalle materie prime, infrastrutture di rigenerazione immobiliare ancora insufficienti, e lenta attuazione delle direttive comunitarie.

Il rapporto evidenzia inoltre due scenari per il 2030: uno di “business as usual” con un aumento moderato della circolarità e l'altro più ambizioso con riduzioni significative nei consumi materiali e nella produzione di rifiuti, che potrebbe generare risparmi economici e minori dipendenze dall'estero per l'Italia.

Le sfide della transizione circolare

Il successo del Circular Economy Act e delle strategie nazionali non è scontato. Secondo diverse analisi pubblicate negli ultimi tempi, la principale variabile non è legata tanto alla disponibilità di fonti, quanto alla capacità di accelerare la digitalizzazione dei cicli produttivi, promuovere il design ecosostenibile e rafforzare le filiere regionali e nazionali. Sarà fondamentale stimolare investimenti nel settore privato, migliorare i sistemi di raccolta e riciclo e favorire comportamenti di consumo più consapevoli.

In questo contesto, la consultazione pubblica appena lanciata rappresenta un'opportunità per stakeholder, cittadini e imprese di contribuire alla definizione del testo finale della legge.