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La rivoluzione a pedali di Parigi

La rivoluzione a pedali di Parigi

Investimenti massicci e visione di lungo periodo hanno consentito alla Ville Lumière di incrementare del 260% in sei anni l’utilizzo delle biciclette. E la rivoluzione green è destinata a proseguire

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L’idea di una città di “15 minuti”, profetizzata dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo durante la campagna elettorale per la rielezione nel 2020, era stata da più parti bollata come pure utopia. In realtà, invece, a guadarla oggi la capitale francese ha cambiato radicalmente fisionomia. Quella che una volta era una metropoli dominata dalle auto e dallo smog lungo le sponde della Senna, si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto per la mobilità sostenibile. I dati più recenti sono inequivocabili: dal 2018 a oggi, l’impiego della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano è cresciuto del 240%.

Questo balzo non è stato il frutto del caso, ma il risultato di una volontà politica ferrea che ha saputo integrare urbanistica, ecologia e psicologia sociale. Il cambiamento è visibile a occhio nudo. Le grandi arterie stradali, un tempo dominate dal rumore e dallo smog dei motori, sono oggi percorse da migliaia di ciclisti su corsie protette. Il successo parigino è diventato un punto di riferimento globale, dimostrando che anche le grandi capitali storiche possono invertire la rotta della dipendenza dall’auto privata se supportate da piani pubblici coerenti e coraggiosi. Il cuore di questa trasformazione risiede nel cosiddetto “Plan Vélo”. La prima fase, tra il 2015 e il 2020, ha gettato le basi, ma è con il secondo piano (2021-2026) che la città ha impresso un’accelerazione senza precedenti. Come indicato dai dati ufficiali del Comune di Parigi, l’amministrazione ha stanziato oltre 250 milioni di euro per trasformare la città in una metropoli “100% ciclabile”.

L’obiettivo non era solo aggiungere chilometri di piste, ma creare una rete connessa e sicura. La sicurezza è infatti il primo fattore che spinge un cittadino a passare dall’auto alla bici. Parigi ha risposto realizzando oltre mille chilometri di strutture ciclabili, di cui una parte significativa è costituita dalle “Coronapistes”. Queste corsie, nate come soluzioni temporanee durante la pandemia di Covid-19 per favorire il distanziamento sociale, sono state successivamente rese permanenti, dimostrando l’efficacia dell’urbanistica tattica nel testare soluzioni rapide prima di investire in opere definitive. Dietro i numeri della crescita si cela una filosofia urbanistica precisa, promossa dalla sindaca Hidalgo e teorizzata dal professor Carlos Moreno: la “Città dei 15 minuti”. Questo concetto prevede che ogni cittadino debba poter raggiungere i servizi essenziali (lavoro, spesa, salute, istruzione, svago) entro un quarto d’ora a piedi o in bicicletta dalla propria abitazione.

Secondo uno studio pubblicato da Le Parisien, questa visione ha agito sulla domanda di mobilità, riducendo la necessità di lunghi spostamenti motorizzati. Limitando lo spazio dedicato ai parcheggi (Parigi ha rimosso migliaia di posti auto in superficie per far spazio a ciclabili e alberi) e limitando la velocità a 30 km/h in gran parte delle strade urbane, la bicicletta è diventata improvvisamente il mezzo più competitivo in termini di tempo e costi.

Il successo della bici a Parigi non è dipeso solo dagli incentivi, ma anche da una sistematica politica di disincentivi per i mezzi inquinanti. La chiusura al traffico delle banchine della Senna, un tempo vere e proprie autostrade urbane, ha segnato un punto di svolta simbolico e pratico. Nonostante le iniziali resistenze politiche e i ricorsi legali, la trasformazione del lungofiume in parco urbano ciclabile ha riscosso un successo travolgente. A questo si è aggiunta l’espansione della Ztl (Zona a Traffico Limitato) nel centro storico e l’aumento delle tariffe di parcheggio per i veicoli più pesanti e ingombranti, come i Suv. Secondo i dati di Airparif, l’organismo che monitora la qualità dell’aria nella regione Île-de-France, queste misure hanno contribuito a una riduzione significativa dei biossidi di azoto, migliorando la salute pubblica e rendendo l’ambiente urbano più gradevole per i ciclisti.

Un altro pilastro fondamentale è stato il sistema di bike sharing Vélib’ Métropole. Nonostante alcune difficoltà logistiche iniziali durante il cambio di gestione nel 2018, il sistema oggi conta oltre 20 mila biciclette (di cui circa il 40% elettriche) e centinaia di migliaia di abbonati. La disponibilità capillare di mezzi, unita a generosi sussidi comunali e regionali per l’acquisto di e-bike private (fino a 400-500 euro a seconda del reddito), ha abbattuto le barriere all’ingresso per le fasce di popolazione meno giovani o per chi deve affrontare percorsi più lunghi. Infine, l’esplosione delle biciclette elettriche ha allargato il bacino di utenza, trasformando la bici da mezzo per appassionati a strumento di massa per il pendolarismo. Questo ha generato un effetto di rete: più persone usano la bici, più l’automobilista presta attenzione, più la città diventa sicura, attirando nuovi utenti.