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Microplastiche: ecco come combattere la minaccia invisibile

Microplastiche: ecco come combattere la minaccia invisibile

Si accumulano in aria, acqua e cibo, entrando nel nostro organismo. La ricerca studia soluzioni per limitarne gli effetti, dal consumo consapevole di alimenti all’uso di innovativi integratori naturali

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Sono minuscole, ma ormai onnipresenti. Le microplastiche – frammenti inferiori a 5 millimetri – si annidano negli oceani, nei suoli, nell’aria e persino negli alimenti che consumiamo ogni giorno. Diverse ricerche stimano che un adulto ingerisca decine di migliaia di particelle di plastica ogni anno, con possibili effetti sul metabolismo e sull’equilibrio cellulare. Non esistono alimenti davvero “indenni”: pesce, riso, miele, sale e persino frutta e verdura possono contenere tracce di polimeri derivati dall’ambiente e dai processi industriali.

I rischi per la salute

Il problema è che queste particelle, una volta entrate nell’organismo, possono accumularsi in diversi tessuti e fluidi, contribuendo a processi infiammatori e stress ossidativo. Gli studi sono ancora in corso, ma la comunità scientifica invita già a ridurre l’esposizione: scegliere packaging alternativi, limitare l’uso di bottiglie di plastica, lavare bene frutta e bollire la verdura. Piccoli gesti che, seppur parzialmente, aiutano a contenere un fenomeno globale in rapida crescita.

I frutti della ricerca

Ed è proprio qui che entra in gioco la ricerca nutraceutica. Oltre alla prevenzione ambientale e alimentare, la scienza sta esplorando soluzioni capaci di supportare l’organismo nei processi di eliminazione delle microplastiche ingerite. Non si tratta di cure né di sostituti di una dieta equilibrata, o di uno stile di vita sano, ma di strumenti di sostegno basati su fibre naturali con capacità di legame, che agiscono come una sorta di “spazzino” delle particelle. In questo ambito, Plastikdren rappresenta l’unico integratore alimentare attualmente disponibile, frutto della ricerca di Guna, azienda farmaceutica italiana con oltre quarant’anni di esperienza nella low dose medicine.

La formula si basa su un estratto naturale di chitosano ottenuto dal guscio del gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), combinato con acido tartarico. Una volta ingerito, il chitosano forma reti molecolari nello stomaco in grado di legare lipidi e particelle plastiche, limitandone l’assorbimento e favorendone l’espulsione.

Uno studio ha mostrato risultati incoraggianti: nei volontari sani coinvolti, l’assunzione della sostanza,insieme a un pasto standard,ha portato a un aumento del 45% delle microplastiche eliminate. Le micro e nanoplastiche non hanno alcun ruolo fisiologico e vengono riconosciute come corpi estranei, ha spiegato il professor Umberto Cornelli della Loyola University di Chicago. Per poi precisare che ridurne l’assorbimento può contribuire a diminuire l’impatto di processi infiammatori e stress ossidativo. Per approfondimenti è possibile consultare il sito.

Il ruolo degli integratori a sostegno della salute

La visione di Guna, che esporta in oltre 50 Paesi, si inserisce così in un filone sempre più rilevante: rispondere alle nuove sfide ambientali con soluzioni innovative e rispettose delle normative. L’azienda sottolinea che gli integratori alimentari non sostituiscono mai un’alimentazione equilibrata né uno stile di vita sano, ma possono affiancarsi come supporto aggiuntivo per ridurre il carico di fattori ambientali a cui siamo quotidianamente esposti.

In particolare, Plastikdren funziona come una sorta di mascherina interna: riveste le microplastiche e ne facilita l’eliminazione naturale, anziché permetterne l’assorbimento.

Il futuro della salute, insomma, non passa solo per la riduzione dell’uso di plastica a livello globale, ma anche per un approccio integrato, che unisca scelte consapevoli, prevenzione alimentare e ricerca nutraceutica. Una sfida che riguarda ciascuno di noi e che aziende come Guna cercano di affrontare con responsabilità, innovazione e attenzione al benessere complessivo della persona.

m.alc