A cinquanta chilometri da Milano le colline dell’Oltrepò Pavese occupano uno spazio geografico singolare. È una terra di confine stretta tra i Colli Piacentini e i Colli Tortonesi, dove si incrociano le province di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza. Qui il Pinot nero ha trovato dimora da oltre un secolo e mezzo, complice una storia legata per 150 anni al Regno Sabaudo e un patrimonio pedoclimatico che oggi copre circa il 70% dell'intera produzione nazionale del vitigno.
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La geografia di questa produzione ha trovato per la prima volta una forma precisa sulla carta a Voghera, dove Alessandro Masnaghetti ha presentato la prima mappa vitivinicola del territorio durante la sesta edizione di “Oltrepò Terra di Pinot Nero”. Invece di affidarsi alla rigida impostazione delle zonazioni scientifiche, la mappatura ricostruisce la varietà del paesaggio alternando rilievi tecnici, osservazione diretta del terreno e testimonianze raccolte sul campo. Dai dati emerge una ripartizione chiara delle varietà: il Pinot nero occupa il 25,2% della superficie vitata e prevale di misura sulla Croatina, che si ferma a 2.797 ettari. Seguono la Barbera con 1.528 ettari, il Pinot grigio con 1.395, il Riesling con 1.029 e il Moscato con 815. Mentre la Croatina domina il settore orientale verso Montù Beccaria, San Damiano al Colle e Rovescala, il Pinot nero trova la sua massima densità nella fascia centrale lungo le valli Scuropasso, Coppa e Versa. Il centro nevralgico della varietà resta Montalto Pavese..
L'operazione cartografica si affianca a un percorso di riorganizzazione interna avviato per superare le frammentazioni storiche della denominazione, passata dalle prime regolamentazioni degli anni Settanta fino alle scissioni del 2010. Oltre al nuovo statuto consortile e alle regole più rigide introdotte nel disciplinare della Docg Metodo Classico, il piano prevede di completare entro febbraio 2027 la revisione della piramide dei vini fermi.
Dai dettagli cartografici l'attenzione si è spostata al giardino dell'Istituto agrario Gallini di Voghera, dove 32 cantine hanno esposto oltre cento etichette tra Pinot Nero Doc vinificato in rosso e Classese. Nelle degustazioni alla cieca su 57 Metodo Classico con millesimi dal 2012 al 2023, la prevalenza di 39 campioni tra Pas dosé, Brut Nature ed Extra Brut ha mostrato un orientamento netto verso dosaggi contenuti.
Questi i migliori assaggi
Bosco Longhino – "Casto" 2021 (Oltrepò Pavese Metodo Classico Bianco Pas Dosé)
Il calice si presenta con una veste paglierino scarico, anticipando un profilo olfattivo dinamico e fuori dagli schemi. Al naso si apre con un’originale nota di caramella alla menta, per poi distendersi su sentori di fiori bianchi, ribes bianco e pesca bianca, rifiniti da leggeri cenni vegetali. In bocca rivela una bella tensione sapida e una spiccata freschezza, sostenute da una materia piena, vibrante e di notevole persistenza.
Quaquarini – Classese 2019 (Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico Bianco Brut)
Si annuncia con una tonalità paglierino scarico e un bouquet subito invitante e reattivo, giocato su fresche scorze di lime e profumati fiori bianchi. Il sorso mette in mostra potenza e succosità, bilanciate da una naturale eleganza. Un assaggio distintivo, profondo e capace di allungarsi nel finale con grande precisione.
Conte Vistarino – "1865" 2017 (Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico Extra Brut)
Dal colore paglierino nitido e corretto, propone al naso un quadro complesso che parte da ricordi di nocciolina tostata e crosta di pane per poi evolvere verso sfumature di mela cotta. L'impatto al palato è caldo e di grande vitalità: la progressione è succosa, ritmata ed elegante, integrata in uno sviluppo in continuo crescendo che sfocia in un finale estremamente pulito.
Tenuta Travaglino – "Monteceresino" 2021 (Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico Rosé Extra Brut)
Un rosato leggero che sfoggia un'identità olfattiva del tutto particolare, segnata da un’interessante sfumatura ematica e minerale. La bocca è viva, piena e calibrata con estrema accuratezza, capace di coniugare precisione formale ed eleganza. La beva si distende con passo lungo, lasciando un ricordo finale di notevole equilibrio e persistenza.
La Travaglina – "Juliellae" D.T. 2012 (Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico Rosé Brut "Cruasè")
Si svela alla vista con un colore rosato dai caldi riflessi dorati. L'impronta olfattiva è intensa e singolare, dominata da marcate note affumicate e da un richiamo tostato di grande personalità. In bocca è strutturato, caldo e sodo, espresso attraverso una materia gustosa, vivace e di indiscutibile eleganza. Il sorso trova il suo punto di forza in uno sviluppo profondo, che culmina in un finale eccezionalmente lungo.