“Non ho mai visto un pasticcere milanese partecipare a un concorso sul panettone, è mai possibile?”. La voce, calma ma ferma, è di Iginio Massari, e risuona alla presentazione della Coppa del Mondo del Panettone, nelle sale del palazzo di Regione Lombardia, a Milano. Un’occasione perfetta, una presa di posizione dura ma incontestabile: i bravi e bravissimi artigiani milanesi, depositari dell’arte antica di confezionare il dolce-simbolo della città, latitano dalle competizioni. “O si sentono superiori, o non hanno le capacità per entrare in un campionato del mondo”, conclude il maestro. “Se lo dici tu… ma hai ragione” chiosa Giuseppe Piffaretti, ideatore e coordinatore della manifestazione, nata nel 2019. Intanto l’interrogativo-sfida resta aperto.
Nel frattempo si prepara alla quinta edizione. Si disputerà nuovamente a Milano l’ultima fase del concorso, che, come dice il nome, coinvolge soggetti di tutte le nazioni. Per la finale, che si svolgerà nelle giornate del 7 e dell’8 novembre, sono stati scelti questa volta gli spazi dell’hotel Melià, in via Masaccio. “Non perché è la sede del calcio-mercato”, precisa Piffaretti, “ma per rendere onore a quella che fu la sede di Alemagna, una delle aziende che resero popolare il panettone”.
Massari racconta la nascita di questo simbolo italiano, nel Quattrocento e dà un senso al valore simbolico del dolce: "La popolazione era analfabeta, ma capiva i segni: l’uvetta è il denaro, l’arancia candita l’amore, il cedro la longevità. Non c’è augurio più bello da fare a Natale”. Spiega poi che non assomigliava affatto a quello odierno, realizzato poer la prima volta da Angelo Motta, un secolo fa. “Però il merito era di Alemagna”, continua, “che aveva una visione commerciale completa, mentre Motta si concentrava solo sulla tecnica”.
Comunque sia, eccoci alla gara internazionale, che vede nuovi Paesi entrare nella fase finale, tra cui Taiwan. “Faccio notare” dice Piffaretti, “che quello che si mangia di solito in giro per il mondo non è panettone, è qualcosa che gli assomiglia o lo ricorda. Ma chi partecipa a questa finale fa il panettone vero, realizzato secondo il disciplinare, con ingredienti giusti”. Sottolinea poi che è un dolce in continua evoluzione, come lo sono le esigenze dei consumatori, per esempio per quel che riguarda il senza glutine o il vegano. E anche qui Massari lancia una frecciata: “Il disciplinare, creato nel 2005 e aggiornato nel 2019, prevede come obbligatorio l’uso del burro: mi dite come fa a chiamarsi panettone un dolce fatto con la margarina?”.
Tra le novità di questa edizione, l’inserimento nel programma di diversi incontri per indagare su vari aspetti, gastronomici e non solo. Compreso l’aspetto psicologico, quanto conta l’aspetto della confezione, come influisce sull’acquisto. A questo proposito, sarà allestita una mostra con le confezioni più belle e creative, Artecarta Capsule Collection. Nuovo anche il tema del panettone nell’hotellerie. Il pubblico potrà partecipare alle varie attività, previa iscrizione online.
In gara per il titolo, in due categorie (panettone tradizionale e al cioccolato), gli artigiani di venti Paesi, compresi – tra i più lontani dall’Italia – Ecuador, Messico, Singapore, Malesia, Thailandia, Filippine, Canada, Taiwan e Stati Uniti. Per il tricolore gareggeranno Riccardo Manduca di Solodamanduca, Aprilia (LT), Roberto Moreschi di Roberto Pastry & Bakery, Chiavenna (SO), Fiorenze Ascolese de La boutique dei lievitati, San Valentino Torio (SA), Luigi Vetrella di Visioni Lievitati per Eccellenza,(CE), Matteo Papanice di Cresci di Papanice, Castellana Grotte (BA). Verranno presentati anche i panettoni innovativi creati dai dei vincitori delle scorse edizioni di Coppa del Mondo del Panettone: Memmolo, Mascolo, Tortora, Ferrante, Poncini, Cortes e Iannelli.