Non appena la luce si fa più dolce e il calendario volta pagina, la Sicilia rivela il suo volto segreto. Sul far dell’autunno l’isola cambia ritmo: il mare resta tiepido, le giornate continuano a essere lunghe e luminose, mentre paesaggi, città d’arte e cucina acquistano una dimensione più intima. Scandita da piccole deviazioni che promettono sorprese.
Una terrazza sospesa sullo Ionio
Taormina, erede dell’antica Tauromenion, è una delle espressioni più godibili di questa Sicilia fuori stagione: un avamposto naturale affacciato sul Mediteranno con l’Etna sullo sfondo e si centellina salendo al Teatro Antico, esplorando vicoli e terrazze, fermandosi in spiaggia davanti all’Isola Bella per poi sedersi a tavola e scoprire che nella baia di Mazzarò - dal toponimo arabo “mazàr”, legato alla presenza di una fortezza o di un porto - il Mazzarò Sea Palace mette il mare al centro dell’esperienza come ingrediente di un’affascinante flânerie sensoriale.
Il cinque stelle lusso della collezione VRetreats, brand di hôtellerie di VOIhotels affiliato a The Leading Hotels of the World, ha inaugurato la stagione 2026 dopo il restyling firmato dallo studio De.Tales. Materiali locali, artigianato e dettagli su misura scandiscono gli spazi comuni fino alla spiaggia privata, mentre le 70 camere e suite, comprese otto suite deluxe con piscina, sono pensate come stanze affacciate sull’orizzonte.
Piatti d’autore che saziano tutti i sensi
Il cuore pulsante del Mazzarò Sea Palace è la proposta gastronomica di Riccardo Fazio, executive chef dell’hotel. Classe 1992, originario di Paternò, dopo la scuola alberghiera e alcune esperienze a Londra, fra Harry’s Bar e L’Anima, Fazio si è formato attraversando cucine e ristoranti italiani d’élite - compreso l’Arnolfo di Gaetano Trovato di Colle Val D’Elsa - prima di approdare al Mazzarò Sea Palace e diventarne il patron.Qui la cucina di Fazio ha diverse voci, che dialogano fra loro: al ristorante Armònia la Sicilia è riconoscibile, generosa, marina; al Blum, il fine dining ospitato su una piattaforma sul mare, lo chef si prende invece la libertà di lavorare per abbinamenti inediti, consistenze e intuizioni.
L’anima del territorio incontra la contemporaneità
È una differenza che si assaggia. Ad Armònia la materia prima autoctona resta in primo piano; al Blum, appena dodici coperti, l’ingrediente diventa invece il punto di partenza per un racconto dove la Sicilia non è una gabbia, ma una ricca dispensa. Nella carta di Armònia ci sono per esempio il tagliolino al gambero rosso di Mazara, che riunisce in sé la dolcezza del crostaceo e la ruvidezza della pasta fatta in casa, o il Cappellaccio amaro: un raviolo di pasta fresca ripieno di cicoriella selvatica, indivia e rucola servito con crema di tuma persa (storico formaggio a base di latte vaccino originario dei Monti Sicani), bottarga di muggine e miele d’ape nera. Per chiudere, valgono il peccato di gola le cassatelle dolci di Trapani: piccoli scrigni di sfoglia croccante profumati all’arancia e Marsala, con un cuore di ricotta di pecora e gocce di cioccolato.
Visione, ricerca e pura sostanza mediterranea
Al Blum (è la pronuncia italiana del termine inglese bloom, “fioritura”), i menu degustazione, disponibili anche in versione veg, sono in continua evoluzione: si spazia dall’antipasto di scampo, pere e caviale ai tagliolini con aglio nero e mandorla, fino all’agnello con patata, chutney di mango e senape. E prima del gran finale, chef Fazio raccomanda il pre-dessert: un intermezzo che si compone di una ganache al passion fruit, gelato alla cannella, gelée di lime e un crumble croccante al cioccolato modicano, e apre la strada alle delizie della carta dei dolci.
Ma ancora non basta. Perché nella geografia del gusto del Mazzarò Sea Palace ci sono anche il Velvet, il rooftop dove la pizza diventa una proposta gourmet, e Almarè, con cocktail costruiti su ingredienti locali e vini dell’Etna. La Sicilia non smette mai di stupire.