LA FORZA di volontà, il coraggio e l'incredibile serenità di Emma è stata premiata con un'eccellente risposta alle terapie che ha seguito fino ad oggi. La storia di Emma conferma quindi la mia convinzione che un atteggiamento psicologico costruttivo in reazione al trauma di una diagnosi di cancro gioca un ruolo importantissimo nella terapia. Chi decide di combattere la malattia con tutte la sua energia intellettuale e fisica, parteciperà consapevolmente alla cura e alle scelte che si presentano nella sua evoluzione. Chi ha lucidamente fiducia nel suo medico - e nella medicina - aderisce meglio alle terapie, è più rigoroso e motivato nel seguirne le indicazioni e di conseguenza aumenta le possibilità di successo. Per questo è fondamentale una solida relazione medico-paziente, basata sul dialogo e l'empatia. Va detto che di energia Emma ne mostra davvero tanta e capacità empatica, anche. E ce l'ha spiegato subito quando ha dichiarato di avere un tumore al polmone: "Io non sono la mia malattia. Resto la stessa persona... che sta affrontando una prova difficile della vita". Questo non vuol dire affatto che solo chi ha il carattere di Emma può reagire con forza d'animo a un tumore, ma piuttosto che il cancro non ci annulla come persone, e che ognuno può trovare dentro di sé, nella sua identità, le risorse per combattere la malattia senza perdere la speranza. Penso che dovremmo tutti esserle grati per la sua voglia di essere un esempio positivo anche in una situazione delicata, intima e complessa come l'esperienza di un tumore. Brava Emma, continua così, noi ti siamo vicini.