L'INSEGNA STRADALE avvisa che a trecento metri si trova il centro commerciale Lestrella di Latina. Una costruzione Lego gigante, fatta di mattoncini gialli e blu che conducono in corridoi dalle serrande abbassate. Un centro benessere con il pavimento ricoperto di calcinacci. Una scuola guida senza banchi. Scritte con spray testimoniano che qualcuno un giorno è passato di qui. Da lontano giungono voci di bambini, sembrano un’allucinazione uditiva ma, seguendole, portano all’unica saracinesca alzata, quella della ludoteca di Alessia e i suoi angeli.La storia di Alessia e di questa ludoteca ha inizio anni fa, a pochi passi da qui, quando Alessandro, un ragazzo di diciotto anni, chiede a un amico di presentargli quella ragazza “alta e appariscente”. Si chiama Amelia Vitiello, poi madre di Alessia e oggi presidente del Comitato Nazionale contro la Meningite. La sera del 18 ottobre 2007 Alessia ha diciotto mesi e una linea di febbre che la tachipirina può abbassare. Poche ore dopo la febbre sale a 41°, compaiono delle macchie rosse prima sul collo, poi su tutto il corpo. All’alba Alessandro e Amelia arrivano all’ospedale Santa Maria Goretti ed è come se tutti quanti fossero stati colti impreparati, non solo loro due, ma anche l’ascensore del pronto soccorso che non funziona, il telefono che squilla più volte nella sala rianimazione, la maschera dell’ossigeno per adulti troppo grande, così da coprire l’intero volto di Alessia. Amelia Vitiello ricorda quei momenti oggi nell’ufficio della ludoteca, mentre il sabato pomeriggio scorre lento, accompagnato dal suono di uno xilofono e dalle risate dei bambini che arrivano dalla sala. Il lutto non è indossare abiti scuri ma assumere tranquillanti per dormire. Leggere segni in tutto ciò che accade, come in una stella fluorescente attaccata al soffitto della cameretta di Alessia. Diventa cadente e indica che bisogna fare qualcosa. «Mio marito da subito cominciò a ripetermi che bisognava fare qualcosa, io ero talmente stonata, rispondevo sì, ma non capivo ». A fine novembre 2007 costituiscono l’associazione Alessia e i suoi angeli. «Bene, e ora che facciamo? », si dicono. Amelia scrive alla redazione di una trasmissione televisiva, vogliono raccogliere fondi per allestire una stanza che funga da Pronto Soccorso Pediatrico all’ospedale di Latina. Sono invitati in studio. «Si parlava di malattia rara, eppure dopo essere stati in tv siamo stati bombardati da mail di altri genitori che avevano vissuto la nostra stessa esperienza. Allora ci siamo detti che non doveva essere così rara». La meningite colpisce ogni anno in Italia oltre 1000 persone, fra queste una persona su due contrae la meningite meningococcica che provoca il decesso nell’8-14% dei pazienti ed è responsabile dell’80% dei casi in età pediatrica. «Le persone ci chiedevano informazioni. Noi abbiamo risposto a tutti, abbiamo detto facciamo rete, uniamoci, parliamo con le persone di scienza per avere delle giuste informazioni». Amelia intanto porta la sua testimonianza ovunque, anche in Senato; e il 24 aprile 2011 nasce il Comitato Nazionale contro la Meningite, la prima associazione di genitori e persone sopravvissute alla meningite. «Con gli altri genitori sei fratello e sorella di sventura. Si parla la stessa lingua. Nessuno può dire, Io soffro di più. No, io uguale. Ti dicono, voi siete ancora qui e state facendo delle cose belle, posso farcela anch’io». Da allora il Comitato ha istituito un numero verde cui rispondono dei pediatri, realizzato un’app per seguire il calendario dei vaccini, creato una rete di Centri Vaccinali con sportelli di counselling. «Il mio sogno è che non ci sia più bisogno di un Comitato contro la Meningite perché l’avremo sconfitta», dice.