Salute

Se prendi le pillole lo dirà il sudore

Se prendi le pillole lo dirà il sudore

La traspirazione dai polpastrelli è in grado di rivelare se stiamo seguendo correttamente la terapia antibiotica, senza ricorrere a prelievi di sangue. Con una grande accuratezza e meno invasività. Il futuro? Evitare gli aghi soprattutto in alcuni pazienti

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Presto il sudore dei polpastrelli potrà essere tutto ciò di cui un medico avrà bisogno per verificare se stiamo seguendo correttamente una terapia antibiotica. Secondo una ricerca pubblicata sull’International Journal of Antimicrobial Agents, guidata dall’Università di Surrey in Inghilterra, in collaborazione con l’Università di Groningen nei Paesi Bassi, questa traspirazione può essere usata per rilevare la presenza di antibiotici nell’organismo, con un’accuratezza quasi pari a quella di un esame del sangue, ma in modo molto meno invasivo e più rapido.

I vantaggi della raccolta del sudore

La raccolta del sudore è facile e veloce e può essere effettuata in qualsiasi luogo, senza necessità di personale o materiali specifici. A differenza dei campioni tradizionali questo metodo non presenta, infatti, rischi biologici, facilitandone trasporto e conservazione. Per valutare il test del sudore come strumento per il monitoraggio terapeutico dei farmaci, i ricercatori hanno analizzato 180 campioni di sudore prelevati da pazienti sottoposti a isoniazide, un antibiotico usato nel trattamento della tubercolosi, e li hanno confrontati con esami del sangue e della saliva.

I campioni sono stati raccolti sia prima della somministrazione dell’antibiotico sia a 1, 2, 3, 4 e 6 ore dall’assunzione del farmaco. È stato chiesto ai partecipanti di lavare accuratamente le mani con acqua e sapone e, dopo averle asciugate, di indossare per 10 minuti un guanto di nitrile per indurre la sudorazione.

Il test sugli antibiotici

I campioni di sudore delle dita sono stati quindi raccolti, premendo per alcuni secondi la punta dell’indice, del medio e dell’anulare su carta porosa e successivamente analizzati tramite spettrometria di massa, un metodo in grado di scomporre il campione per vedere che cosa contiene. I ricercatori hanno rilevato la presenza dell’antibiotico nel sudore delle dita con un’accuratezza del 96% e quella del suo metabolita, prodotto dall’assorbimento del farmaco e con un picco a 6 ore dalla somministrazione, con un’accuratezza del 77%.

Gli scienziati sono quindi riusciti a determinare il tempo di campionamento ottimale per eseguire questo test, oltre che a rilevare sia l’isoniazide sia il suo metabolita in almeno un campione di ciascun partecipante.

Un metodo non invasivo

“Si tratta di un metodo innovativo e promettente che, se messo a punto con ulteriori studi, potrà essere usato per tutti quei pazienti nei quali è difficile ricorrere all’analisi del sangue”, commenta Giorgio Sesti, professore di Medicina Interna all’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Medicina Interna. “Questo è il caso degli individui che hanno paura degli aghi, ma anche dei bambini, specialmente quelli sotto ai due anni, nei quali le vene sono molto piccole e, quindi, fare prelievi diventa difficoltoso.

All’estremo opposto, poi, ci sono individui molto anziani affetti da edema che provoca gonfiore e nei quali è complesso trovare le vene per l’analisi del sangue. Lo stesso vale anche per i pazienti con obesità, nei quali i vasi sanguigni spesso sono in profondità e nascosti e per cui è difficile avere un accesso venoso. In tutti questi casi – spiega l’esperto – la soluzione potrebbe quindi permettere di svolgere gli esami in modo non invasivo e assicurare una procedura meno dolorosa e fastidiosa ai pazienti”.

Non solo antibiotici

La metodologia potrebbe essere poi estesa anche alla valutazione della presenza di altri farmaci nell’organismo e non solo degli antibiotici. “Fondamentale è, però, poter misurare i metaboliti piuttosto che il farmaco assunto – sottolinea Sesti – in modo da poter efficacemente estendere questo tipo di test all’uso clinico, dove le condizioni non sono controllate come quelle riportate nello studio, ed escludere risultati influenzati da un contatto accidentale con il farmaco durante la sua assunzione e che possano tenere conto di dimenticanze o errori come, banalmente, non essersi lavati bene le mani prima del test. Inoltre – aggiunge – poter valutare il farmaco metabolizzato e, quindi, la molecola biologicamente attiva all’interno dell’organismo permette di verificare se la dose somministrata al paziente è efficace dal punto di vista terapeutico”.

L’esposizione insufficiente ai farmaci, ma anche la scarsa o la mancata aderenza alle prescrizioni mediche, sono, infatti, alcuni dei fattori di rischio più diffusi dietro al fallimento dei trattamenti terapeutici e la causa di possibili ricadute e di gravi eventi avversi.