Li abbiamo utilizzati male, sospendendoli ai primi miglioramenti, auto prescrivendoceli, prendendoli quando non erano necessari. E molti antibiotici non funzionano più. Si chiama antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance), ed è la storia di una categoria di farmaci molto potenti che però adesso non riescono a sconfiggere le infezioni più comuni.
I numeri
L’antibiotico-resistenza è la nuova emergenza sanitaria, e lo dimostrano i numeri: ogni anno 1,27 milioni di morti stimate attribuibili alle infezioni batteriche resistenti agli antibiotici, 7,7 milioni le morti collegate a infezioni, pari a 1 su 8 di tutti i decessi globali, rendendo le complicanze legate ai batteri tra le prime cause di morte a livello globale. E il Covid-19 ha accelerato il fenomeno dell'antibiotico-resistenza. L'uso globale di antimicrobici è aumentato del 46% negli ultimi due decenni e i Paesi ad alto reddito – tra questi anche l’Italia - che hanno un minor impatto di malattie legate a infezioni ne utilizzano invece più dei Paesi a basso reddito.
Prevenire
Ma oltre 750.000 decessi associati alla resistenza antimicrobica potrebbero essere evitate con una maggiore prevenzione. Di recente su Lancet gli esperti riunitisi per la 77esima Assemblea Mondiale della Sanità, hanno puntato sulla prevenzione delle infezioni, per fermarle prima ancora che servano antibiotici. Come? Con l'igiene delle mani, la regolare pulizia e sterilizzazione delle attrezzature nelle strutture sanitarie, la disponibilità di acqua potabile, di servizi igienici efficaci e l'uso di vaccini pediatrici: queste misure potrebbero infatti prevenire ogni anno oltre 750.000 decessi associati alla resistenza antimicrobica.
I microrganismi multi-resistenti possono causare malattie anche molto differenti, per sito
di infezione, per severità, per incidenza, possono essere sensibili a un numero più o meno elevato di chemioterapici e possono essere contrastati con diverse tipologie di strategie di prevenzione, inclusa la vaccinazione.
Perché la resistenza?
Perché siamo diventati resistenti, persino chi questi farmaci li ha utilizzati con parsimonia? I motivi sono molti: un uso maggiore del necessario e spesso non appropriato sia nella medicina umana che veterinaria, in agricoltura e zootecnia, un aumento dei ceppi resistenti dovuti a spostamenti e viaggi, la diffusione di infezioni non controllate. L’uso continuo degli antibiotici ha infatti aumentato la pressione selettiva favorendo l’emergere, la moltiplicazione e la diffusione dei ceppi resistenti. E più i patogeni diventano resistenti più si riduce la possibilità di trovare un trattamento efficace. Cosa che capita sempre più spesso in ospedale.
La ricerca
l numero crescente di infezioni batteriche che non rispondono più agli antibiotici disponibili indica l'urgente necessità di investire e garantire l'accesso globale a nuovi antibiotici, vaccini e test diagnostici. Il modello tradizionale di sviluppo dei farmaci, legato alla probabilità di ottenere profitti elevati per motivare gli investimenti, non funziona per gli antibiotici. Per questo si punta a nuovi modelli di sviluppo degli antibiotici, finanziati con fondi pubblici e basati su partenariati pubblico-privati. Anche perché stanno cominciando a non funzionare pù neppure le ultime molecole messe a punto per contrastare i patogeni resistenti.