Salute

La scienziata Grandin: “Vi spiego cosa vuole dire pensare per immagini. Così capirete l’autismo”

Temple Grandin (Foto Getty - 2025 David Benito)
Temple Grandin (Foto Getty - 2025 David Benito) 

Docente alla Colorado State University, è una delle più note personalità affette dalla sindrome di Asperger. E un punto di riferimento per gli studi sulle neurodivergenze

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Pensare per immagini, senza parole. Temple Grandin, professoressa della Colorado State University e una delle più note personalità affette dalla sindrome di Asperger, ha fatto fatica a trovare una strada perché il suo cervello, come quello di molte persone con un disturbo dello spettro autistico, funziona in modo particolare. Nel suo ultimo libro appena uscito in Italia: Pensare senza parole (edizioni Adelphi) cerca di aiutare il lettore a capire come si può essere intelligenti seguendo un cammino diverso. L’autrice, protagonista del libro Oliver Sacks, Un antropologo su Marte e al film Temple Grandin – una donna straordinaria, grazie alla sua esperienza, mette in evidenza aspetti che aiuterebbero molti autistici.

Professoressa Grandin, in cosa consiste pensare per immagini?

“Da giovane non ho potuto accedere alla facoltà di Veterinaria, a causa delle carenze in matematica. Il mio modo di pensare per immagini, correlato al disturbo dello spettro autistico, rende infatti difficile maneggiare concetti astratti, come i numeri. Tutti i miei pensieri sono in immagini e le parole li raccontano. I miei ricordi sono come tante foto su un cellulare. Nel mio libro Pensiero visivo, discuto tre tipi di pensiero: i visualizzatori di oggetti che pensano per immagini, i pensatori di schemi matematici che eccellono in matematica e i pensatori di fatti di parole”.

Temple Grandin con una delle sue amate mucche
Temple Grandin con una delle sue amate mucche 

Lei è riuscita comunque a diventare una progettista di macchinari zootecnici e un’autorevole esperta di comportamento animale. Nel 2010 è stata inserita nella classifica del Times delle 100 persone più influenti al mondo

“La mia forma mentis, riconosciuta e sviluppata grazie ai corsi pratici un tempo offerti dalle scuole, mi ha permesso di progettare macchinari complessi. Paradossalmente, insegno anche comportamento animale agli aspiranti veterinari. Le differenze fra il funzionamento del mio cervello e il mondo circostante, avvertito sin dalla più tenera età, mi ha convinta che gli essere umani hanno modi diversi di pensare. Al pensiero verbale, sequenziale e fondato sul linguaggio, si oppone infatti, in un continuum di gradazioni intermedie, quello visivo che procede per immagini e schemi, e che il sistema educativo e il mondo del lavoro sempre più spesso stentano a valorizzare”.

Come sollecitare l’interesse dei bambini autistici e aiutarli a sviluppare le competenze che saranno loro utili da grandi?

“Gli studenti autistici funzionano bene quando l’istruzione si basa sui loro punti di forza. I visualizzatori di oggetti, come me, sono bravi nell'arte, nella costruzione e riparazione di dispositivi meccanici e nel lavoro con gli animali. Ci sono poi studenti autistici che sono bravi in matematica. Loro devono frequentare lezioni di matematica più avanzate per essere ancora più stimolati nel calcolo”.

Lei è appassionata di mucche e lavora molto con gli animali. Cosa l’ha aiutata in questo lavoro il fatto di pensare ‘senza parole’?

“Essere un pensatore visivo mi ha aiutato nel mio lavoro a studiare in modo più approfondito il comportamento del bestiame. Ho cercato di osservare cosa vedessero le mucche. I bovini e i cavalli possono avere paura delle ombre e dei riflessi, che non hanno alcun effetto invece sulle persone. Ma la maggior parte degli esseri umani non percepisce questo aspetto. L'autismo mi ha aiutato a capire le sensazioni del bestiame e a raggiungere risultati importanti in questo campo. Gli animali vivono in un mondo basato sui sensi e non in un mondo basato sulle parole”.

In molti la definiscono ‘l’autistica che ama le mucche’. Che cosa hanno in comune gli individui autistici e gli animali?

“Rispondono agli stimoli esterni in modo diverso dalla norma. Seguono comunque regole precise, con un linguaggio interiore coerente e un’attenzione concentrata su particolari visivi, uditivi e tattili che sfuggono a chi non è neurodivergente”.

Da bambina sua madre ha lottato per farla seguire nel migliore dei modi. Quanto conta il lavoro dei logopedisti nei casi come il suo?

“È importante e io ho avuto un ottimo logopedista. Ero seguita già all'età di 2 anni e mezzo. I bambini piccoli che non parlano devono ricorrere immediatamente alla logopedia. Un'altra parte fondamentale della mia terapia iniziale è stata imparare a rispettare i turni nei giochi, cosa non facile per gli autistici”.

Esistono molti autistici famosi che hanno fatto grandi cose nella vita

“Alfred Einstein e Bill Gates sono entrambi autistici. Einstein non parlò fino all'età di 3 anni. Gates ha rivelato che il suo comportamento ossessivo da bambino oggi sarebbe considerato autistico. Ha approfondito questi temi nel suo libro Source Code, riflettendo sulla sua neurodiversità. Entrambi hanno fatto scoperte importanti”.

È considerata una delle più importanti attiviste per l’autismo. Cosa consiglierebbe ha chi si occupa di autismo oggi?

“Vorrei ricordare quanto sia fondamentale fare attenzione alle caratteristiche dei singoli pazienti. Altrimenti il rischio è quello di omologare le persone sotto etichette che, nella realtà, uniscono caratteri e competenze differenziate”.