Ci sono disturbi della vista che non dipendono dagli occhi, ma dal modo in cui il cervello elabora le immagini. È un aspetto poco conosciuto e spesso difficile da accettare per chi lo vive sulla propria pelle, perché la vista ‘sembra’ presente, eppure non arriva dove dovrebbe. Tra queste condizioni c’è l’emianopsia, che può comparire dopo interventi neurochirurgici, ictus o altre lesioni e che sottrae porzioni del campo visivo in entrambi gli occhi. Quando il danno è più esteso e coinvolge le aree cerebrali deputate alla percezione, si parla di cecità corticale. Sono diagnosi che portano con sé paura, frustrazione, senso di smarrimento, soprattutto quando ci si sente dire che “non c’è nulla da fare”. In realtà, oggi sappiamo che il cervello mantiene una sorprendente capacità di adattamento, e che esistono percorsi riabilitativi mirati in grado di migliorare l’autonomia e, in alcuni casi, anche la percezione visiva residua. Parliamo di questo tema complesso rispondendo alla lettera di una lettrice che sta affrontando proprio questa situazione e che chiede, comprensibilmente, se esistono possibilità di recupero. Risponde il professor Stanislao Rizzo, direttore della UOC di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e professore ordinario di Oculistica presso l'Università Cattolica di Roma.
Domanda. Buonasera, soffro da anni di emianopsia ad entrambi gli occhi per la rimozione di una malformazione artero-venosa cerebrale. Volevo sapere se nella mia condizione è possibile ripristinare la vista poichè che mi hanno detto che è cecità corticale: sto impazzendo, per favore aiutatemi.
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Risposta. La cecità corticale rappresenta una particolare forma di deficit visivo in cui la perdita della vista non dipende da un problema degli occhi stessi, ma da un danno alle aree della corteccia cerebrale deputate all'elaborazione delle informazioni visive. Quando la lesione cerebrale è circoscritta e interessa solo una porzione della corteccia visiva, si verifica l'emianopsia, una condizione in cui il paziente perde la visione nella stessa metà del campo visivo in entrambi gli occhi. Queste condizioni possono insorgere a seguito di ictus, interventi neurochirurgici come la rimozione di malformazioni artero-venose, o altre lesioni cerebrali. La buona notizia è che non si tratta sempre di situazioni irreversibili: studi recenti dimostrano che la riabilitazione visiva può portare a miglioramenti significativi. I percorsi riabilitativi includono approcci compensativi, come il training multisensoriale visuo-acustico che stimola i movimenti oculari verso il campo compromesso, e approcci restitutivi che mirano a recuperare la funzione nelle zone di transizione. Tecniche innovative combinano l'allenamento percettivo con la stimolazione elettrica transcranica non invasiva, sfruttando la plasticità cerebrale residua. È fondamentale rivolgersi a centri specializzati in neuroftalmologia e riabilitazione neuropsicologica, dove équipe multidisciplinari possono valutare il caso specifico attraverso esami strumentali come la perimetria e i potenziali evocati visivi. Il follow-up regolare presso questi centri permette inoltre di monitorare i progressi e adattare il programma riabilitativo alle esigenze individuali. La tempestività nell'intraprendere la riabilitazione è cruciale per massimizzare le possibilità di recupero.