“I lati fragili di noi stessi possono diventare, a volte, se trattati con la giusta metodologia, punti di forza”, spiega Dario Aquilina, psicologo e psicoterapeuta, uno dei protagonisti, il 18 dicembre, dell’evento “Fragile”, a Palazzo Donn’Anna, a Napoli, presso la Fondazione De Felice: una kermesse ibrida tra convegno e mostra, che riunisce medici e artisti, psicologi e designer, ed esplora un aspetto sempre più dibattuto e problematico.
“L’altra faccia della fragilità è la resilienza – spiega Aquilina, che nella manifestazione napoletana affronta la fragilità psicologica -. Se la prima è trattata in tempo e nel modo giusto, poi si attiva la seconda”. È proprio la scoperta della propria fragilità psichica che permette d’innescare il processo della resilienza. La resilienza, infatti, presuppone una sufficiente conoscenza del sé. E la consapevolezza della fragilità può aiutare a scoprirsi. Lo conferma anche un dettagliato studio pubblicato su “Lancet Longevity”: è diventato fondamentale identificare la fragilità, soprattutto psicologica, nei giovani adulti. Solo così diventa possibile affrontare invertire il processo.
Processo di recupero
Sulla fragilità si sta concentrando il lavoro di molti specialisti, come gli psicoterapeuti Caterina Arcidiacono e Fortuna Procentese: è importante – sottolineano – essere consapevoli del contesto in cui si vive per trasformare i disturbi psichici, derivati non solo dalla fragilità, ma anche dalla depressione e dall’Adhd (il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività motoria), in un processo di recupero e poi di riconquista della propria vita. E se il contesto sociale alimenta un processo virtuoso, i fragili diventano resilienti e a beneficiarne è l’intera comunità.
“È successo con alcuni laboratori di creatività che ho curato – dice Aquilina -. Ideati per aiutare gli individui fragili, soprattutto bambini e giovani adulti, hanno portato un giovamento anche alla comunità allargata”, aggiunge lo psicoterapeuta, che usa spesso la teatro-terapia per ribaltare la fragilità in resilienza. Ma che cosa si intende con “contesto allargato”? “Vuol dire andare oltre l’individuo fragile e i suoi legami più stretti: i familiari, gli amici, lo stesso psicoterapeuta. Fino alla scuola, per i ragazzi, e a un intero quartiere. Il fragile – sottolinea – ha bisogno di essere riconosciuto per riconoscersi”.
Scoprirsi vulnerabili
I confini della psiche sono, a loro volta, labili. Spesso nel linguaggio comune si confonde vulnerabilità e fragilità. In realtà, in psicologia le due condizioni sono distinte, ma legate tra loro. “Siamo tutti vulnerabili. Quando ci esponiamo, la vulnerabilità ripetuta può diventare fragilità, se si è predisposti. E l’iterazione del vulnus genera isolamento. Ma anche aggressività verso sé stessi e gli altri. Intendiamoci, la fragilità è una macro-categoria, include i depressi, i dislessici, gli schizofrenici – spiega Aquilina -: un isolato può trasformarsi alla lunga in un catatonico. Vanno quindi riconosciute in tempo le fragilità e prese per mano: si recupera molto lentamente, un cucchiaino alla volta, come quando si dà da mangiare a una persona denutrita”.
Esempi famosi
Oltre la quotidianità, ci sono gli esempi dell’arte e della letteratura. In questi casi la fragilità può diventare una marcia in più. Vincent Van Gogh produsse i suoi quadri più visionari durante i mesi dell’autoreclusione, dopo ripetuti attacchi psicotici. Le ossessioni di Antonin Artaud hanno influenzato il suo teatro della crudeltà. È stata ipotizzata la dislessia per Albert Einstein e per una scrittrice di best-seller come Agatha Christie. Le fragilità, quindi, contengono spesso riflessi creativi. L’importante è nutrirli.
“E poi si deve saper sviluppare la fiducia - dice Aquilina -. È un elemento essenziale per aiutare il fragile a trovare la sua resilienza; altrimenti la forza che la fragilità può dare alla pratica creativa negli individui di genio o di talento non sarà utile nella vita quotidiana”.