Salute

Perché a stomaco vuoto si diventa aggressivi

Perché a stomaco vuoto si diventa aggressivi

Lo hanno battezzato “hangry”, una parola che è la sintesi di “affamato” e “arrabbiato”. Perché la sensazione di fame accende l’aggressività e annebbia anche la capacità di decidere

3 minuti di lettura

Sarebbe l’ora di pranzo, ma la riunione sta andando per le lunghe. Oppure siamo in casa di amici, pronti per festeggiare insieme, ma l’ora di mettersi a tavola non arriva mai. E il nostro umore peggiora, siamo sempre più irritabili e finiamo per vedere tutto nero. Non è una nostra impressione, ma il modo in cui il nostro organismo reagisce alla fame. I ricercatori che studiano il fenomeno hanno inventato anche una parola per definirlo: i dizionari di lingua inglese segnalano il neologismo “hangry”, un termine nato dall’incrocio tra “hungry”, affamato, e “angry”, arrabbiato. "In italiano un termine analogo non esiste, però il fenomeno è reale", conferma Livio Luzi, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche del Gruppo Multi Medica. "Sappiamo da tempo che la fame aumenta l’aggressività", spiega. "Anche per questo motivo saltare i pasti per cercare di dimagrire non è affatto una buona idea".

Variabili biologiche ed emozioni

"Solo da poco la ricerca ha cominciato a studiare come queste variabili fisiologiche influenzino le emozioni e contribuiscano a determinare il nostro comportamento", aggiunge Antonio Cerasa, direttore del dipartimento di Scienze Biomediche del Cnr. "Anche se intuitivamente ce ne rendiamo conto: da sempre, infatti, gli incontri importanti prevedono di condividere cibo e questa abitudine non ha soltanto un valore simbolico, ma aiuta a predisporre favorevolmente l’umore dei partecipanti".

Come cambia la sentenza se il giudice è affamato

Gli studi che lo confermano sono sempre di più. Nel 2011, per esempio, i ricercatori dell’Università di Tel Aviv avevano analizzato la relazione tra l’orario di un’udienza in tribunale e la durezza della sentenza, scoprendo che i giudizi diventavano più severi quando si avvicinava l’ora del pranzo per poi tornare decisamente più clementi dopo la pausa: un fenomeno subito ribattezzato “effetto del giudice affamato”, anche se, con ogni probabilità, pesano anche molti altri fattori, a cominciare dalla stanchezza. E, più di recente, nel 2022, una ricerca austriaca ha monitorato per tre settimane lo stato d’animo di un gruppo di soggetti, riscontrando che i momenti in cui dichiaravano di avere fame erano anche quelli in cui erano più arrabbiati e preda di sentimenti negativi.

Ci sono, poi, gli esperimenti realizzati dalla psicologa Kristen Lindquist della Ohio State University, negli Usa, che mostrano come la fame non stimoli solo l’aggressività, ma generi anche una forma di pessimismo, inducendoci a vedere le cose negativamente. "In realtà, l’effetto è bidirezionale", osserva Luzi. "È vero che la fame ci induce al pessimismo, ma al tempo stesso, se siamo depressi o le cose vanno male, tendiamo a gratificarci mangiando, perché così si attivano i circuiti della ricompensa a livello corticale".

Il problema non riguarda soltanto noi umani: esistono studi che mostrano gli effetti del digiuno su ratti, manguste, scarafaggi e perfino moscerini. "Anche noi, quando abbiamo bisogno di mangiare, ci attiviamo, anche se non abbiamo più bisogno di andare a caccia, e questo ci porta a velocizzare i processi decisionali", spiega Cerasa. "Ecco perché sarebbe utile pianificare le giornate tenendo presenti i propri ritmi circadiani, inclusi quelli legati all’alimentazione, evitando, quindi, di svolgere attività impegnative dal punto di vista cognitivo proprio nel momento in cui sentiamo i morsi della fame".

Non è colpa del calo degli zuccheri

Che cosa succede nell’organismo dal punto di vista fisiologico? Fino a qualche anno fa si pensava che l’elemento determinante fosse il calo degli zuccheri, un processo che rende difficile svolgere compiti impegnativi come regolare le emozioni. Ma studi successivi mostrano che a giocare un ruolo fondamentale, in realtà, è la grelina, un peptide prodotto dallo stomaco e che attiva il rilascio di cortisolo e adrenalina.

"Nei vertebrati la fame induce un comportamento più aggressivo, che serve a procurarsi il cibo: è un meccanismo evolutivo positivo, anche se può metterci in difficoltà", spiega Luzi. "Il digiuno attiva il sistema simpatico e l’adrenalina ci spinge all’azione, mentre, mangiando, attiviamo il sistema parasimpatico che ci predispone alla calma". Una serie di studi sugli animali mostra che proprio la sovrapproduzione di grelina aumenta l’aggressività e questa diminuisce quando lo stomaco si riempie di cibo. Anche se non sempre le cose sono così semplici. "Negli umani le emozioni giocano un ruolo fondamentale – osserva Luzi – e questo meccanismo, poi, è meno efficace in chi fa molta attività fisica ed è esposto all’incremento di ormoni, come endorfine e adrenalina, e negli individui obesi: è un elemento di cui bisogna tenere conto quando si prescrivono diete".

Una soluzione semplice

Per prevenire la rabbia da fame, perciò, è meglio evitare di affamare i propri ospiti o di saltare il pranzo per concludere una riunione importante. "Può essere utile mettere a disposizione dei partecipanti piccoli snack, come frutta secca o cioccolato, che in piccola quantità influisce anche positivamente sull’umore", suggerisce Cerasa. Kristen Lindquist, d’altra parte, propone, in mancanza di alternative, di riflettere sulle proprie emozioni: "Se ci rendiamo conto che siamo irritabili perché abbiamo fame, possiamo giudicare la situazione in modo più obiettivo".