Salute

Lancini: “Ragazzi sempre più violenti, aiutiamoli a costruire un futuro che sia davvero loro”

(Foto Ansa)
(Foto Ansa) 

L’ultimo episodio a La Spezia, dove uno studente è stato accoltellato in classe da un coetaneo. L’esperto: “I giovani non sanno esprimere le loro emozioni, serve ascolto da parte degli adulti”

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Un accollamento in una scuola di La Spezia. Un ragazzo di 18 anni ferito in modo grave da un altro alunno, in un luogo in cui non si dovrebbe rischiare la vita ma prepararsi ad affrontarla. Le cronache sono piene di racconti sempre più preoccupanti. Poco più di un mese fa, a Treviso, quattro amici tra i 17 e i 19 anni sono stati picchiati selvaggiamente senza motivo da una decina di giovani mai visti prima.

Episodi privi di senso, che parlano di rabbia e aggressività fra giovanissimi in una società che, secondo gli esperti, sembra dialogare sempre meno con loro, come ricorda Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, docente all’Università Milano-Bicocca e alla Cattolica di Milano, autore di: “Chiamami adulto” (Raffello Cortina ed.), fra i massimi esperti di disagio giovanile.

Professor Lancini, come si spiega quest’ondata di violenza fra i giovanissimi?

“Ci sono dei comportamenti fra gli adolescenti che esistono da sempre ma cambia la trama affettiva. Oggi la qualità della violenza è nuova e del tutto particolare. Anche quella di genere non può essere attribuita esclusivamente al patriarcato. Le nuove forme di violenza giovanile sono legate a una disperazione profonda, a emozioni non espresse. Quando le emozioni non vengono espresse, in adolescenza diventano agito. A volte sono atti di autolesionismo e se ne parla di meno. Altre violenza contro gli altri che leggiamo nella cronaca dei giornali”.

Nei centri urbani ci sono anche gang di ragazzini che si fanno avanti

“Spesso vengono dalle periferie e si impossessano dei luoghi, a volte in centro, per ottenere quella visibilità che non hanno avuto. Non siamo abituati ad ascoltarli ma solo a controllarli. Siamo nella società del controllo, della geolocalizzazione e del registro elettronico. Molte cose andrebbero cambiate”.

E come contrastare quest’ondata di violenza di genere?

“Bisogna lavorare sulla manutenzione della fine del rapporto di coppia. Servono iniziative per dare un’educazione ai ragazzi. Ne stiamo già facendo ma bisogna lavorare in questa direzione. Oggi molte cose sono cambiate. I giovani fanno meno sesso, c’è il fenomeno del ritiro sociale. Non possiamo ignorare queste novità identitarie così significati

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Non siamo capaci di ascoltare i nostri ragazzi?

“Li ascoltiamo di più di quanto lo facevano con noi i nostri genitori ma tutto dipende da come lo si fa. Le loro ansie e paure ci disturbano. Abbiamo chiesto loro di non provare quelle emozioni che ci disturbano. E, dopo averli privati delle emozioni, vogliamo anche togliere loro internet. Diamo ogni colpa delle loro fragilità ai Social e al web. Ma dire questo sfiora il bullismo. Abbiamo punito i giovani che si ritiravano alla maturità, perché non accettiamo che esprimano un disagio. Anche qui non si accettano le loro manifestazioni di dissenso sulla proposta adulta”.

Eppure, nelle piazze, per protestare contro la guerra, abbiamo visto ragazzi capaci di mostrare interesse in quello che accade. Non una generazione passiva, come quella che potrebbe apparire

“Si è trattato di una protesta relativa ad avvenimenti clamorosi, ma non credo evolverà in una contrapposizione duratura nei riguardi del mondo adulto. I ragazzi cercano piuttosto l’ascolto autentico di genitori e insegnanti. Non c’è contrapposizione. Eppure, la scuola dovrebbe chiedere loro scusa perché non faranno la maturità con l’Intelligenza Artificiale. Quando abusano di farmaci o sostanze, vogliono anestetizzarsi, non c’è trasgressione”.

A questo punto cosa devono fare gli adulti?

“La nostra è una società che ha fatto mille promesse ai ragazzi e non le ha mantenute. E ora pensa che per aiutarli sia necessario togliere loro internet. Un errore. Il nostro è un mondo che non ha saputo ascoltare in modo autentico i giovani. Ora gli adulti devono costruire un mondo con i ragazzi. Alcune pastorali giovanili e aziende lo stanno già facendo. Bisogna imparare a fare le domande giuste per coinvolgerli. Serve un patto tra generazioni che faccia sentire gli adolescenti al centro degli interessi della società e che li renda protagonisti. Per un futuro che sia davvero per loro”.