Per ora in Italia ha provocato 10 milioni di infezioni e minaccia di farle lievitare a 14-16 milioni. Dunque, quando si abbasserà il sipario sull’influenza stagionale, intensa ma ora in discesa, il bilancio sarà corposo. Raggiunto il picco a fine gennaio scorso, l’influenza in cui predomina la variante K, dovrebbe arretrare ulteriormente a termine febbraio e inizio marzo lasciando dietro di sé uno strascico di contagi.
Lo conferma il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’istituto Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Che sottolinea: “Anche se le infezioni sono in calo, non escludo un colpo di coda nei prossimi giorni. La circolazione dei virus respiratori potrebbe proseguire in modo disomogeneo perché in gioco ci sono fattori anche ambientali e climatici, come gli sbalzi di temperatura”.
Il quadro dei contagi
La curva delle infezioni provocate principalmente dal virus A/H3N2 dunque è in discesa. L'incidenza totale, nella settimana dal 19 gennaio al 25 gennaio scorsi, è stata di 10 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alle 11,3 di sette giorni prima. Questo lo dice l’ultimo rapporto della sorveglianza RespiVirNet dell’Iss (Istituto superiore di sanità), pubblicato il 6 febbraio. “Sono stati stimati circa 551mila nuovi casi, con un totale dall'inizio della sorveglianza di circa 10,4 milioni - spiega l’Iss –. L'incidenza è in diminuzione in tutte le fasce di età, tranne in quella da 0 a 4 anni, per cui è stabile rispetto alla settimana precedente con circa 40 casi per 1.000 assistiti”. Il tasso di positività ora è del 14,1%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 14,7%.
I virus respiratori in circolazione
Tra i virus respiratori circolanti, i più diffusi sono Virus respiratorio sinciziale, Rinovirus e quelli influenzali. Se guardiamo agli ospedali, sempre tra i virus respiratori, i tassi di positività più elevati nei pazienti sono stati rilevati per Rinovirus, coronavirus diversi da Sars-Cov-2 e virus sinciziale. Quanto all’influenza, il rapporto Iss segnala che “nelle forme gravi è prevalente il tipo A(H1N1) pdm09”. E aggiunge il fatto che “la maggior parte dei casi gravi e complicati riguarda persone non vaccinate”. Infine conferma ancora oggi che “le analisi di sequenziamento condotte sul gene HA dei virus influenzali A(H3N2) evidenziano che la variante K rimane prevalente”.
Pregliasco: “Aspettiamoci il colpo di coda”
Secondo Pregliasco, se il peggio è passato, non si può ancora chiudere la partita. “Dobbiamo premettere che la stagione sta seguendo un andamento nel suo complesso atteso, con una presenza contemporanea di più virus respiratori – dice il virologo, che è anche direttore scientifico dell’Osservatorio Virusrespiratori. L’influenza resta il principale determinante dei quadri clinici più impegnativi, soprattutto negli anziani e nei più fragili, mentre nella popolazione generale l’infezione decorre nella maggior parte dei casi in modo gestibile".
È possibile dunque un colpo di coda. “Dobbiamo aspettarcelo viste le basse temperature stagionali - prosegue Pregliasco – la circolazione dei virus respiratori potrebbe proseguire in modo disomogeneo, proprio perché nel contesto giocano un ruolo importante fattori ambientali e climatici”. Come comportarsi per evitare il contagio? “La co-circolazione di più virus respiratori è una caratteristica stabile delle stagioni invernali – insiste il virologo –. Per questo è importante mantenere un approccio di buon senso: proteggere i più vulnerabili, ricorrere alla vaccinazione quando è indicata e adottare comportamenti responsabili in presenza di sintomi respiratori”.
Lopalco: “Cautela per i più fragili”
Anche l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco conferma la che “curva è ormai stabilmente nella fase calante”. E aggiunge: “La circolazione in queste settimane si attesta sui livelli bassi. E anche gli accessi ospedalieri, come quelli in Pronto soccorso, sono in calo, giunti ai livelli precedenti il picco”. Ma l’esperto avverte: “Resta sempre un invito alla cautela per i pazienti più fragili, perché un basso livello di circolazione non vuol dire nessuna circolazione. I virus influenzali ancora si muovono, non al punto da mettere in difficoltà il sistema, com’è avvenuto durante il picco, ma sempre rischiosi a livello individuale se esistono condizioni di fragilità”.
Quando l’influenza colpisce in modo pesante
È questo il caso dell’influenza che colpisce in modo pesante. Avviene soprattutto nei più fragili, negli anziani e nei bambini. Ma pure ad altri può portare sintomi che durano giorni o che addirittura sembrano non passare. A chiarire perché bisogna guardare al nostro sistema immunitario, e a cosa avvenga al primo contatto con il patogeno, è ancora Pregliasco. “Un concetto che si sta studiando è questo: ci sono persone in cui è prevalente la risposta immunitaria T1 (con anticorpi) e in altre la T2 (cellulare) - spiega –. Parlo dunque di individui in cui esiste un equilibro diverso tra T1 e T2. Chi possiede una buona risposta T2, ossia cellulare, reagisce meglio e velocizza la risoluzione della malattia. Chi invece ne è carente, fatica a guarire”.Tutto questo avviene perché, quando il virus dell’influenza, o un altro virus respiratorio, entra nel nostro organismo, scatena appunto una risposta cellulare e immunitaria. E se la prima non è sufficiente, la malattia prosegue.
Ecco perché non passa
In genere, comunque, se l’influenza non passa, o può arrivare anche a fine stagione come colpo di coda, c’è anche un altro motivo. “Se non c’è una sovrainfezione batterica, l’influenza si risolve normalmente in 5 giorni - sottolinea l’esperto –. E si distingue da altre forme respiratorie, come rinovirus e coronavirus, che sono meno intense nella risposta e danno un effetto più prolungato nel tempo”.
La vera influenza si riconosce per la peculiarità dei sintomi. “Febbre elevata, dolori articolari e muscolari e almeno un sintomo respiratorio - conclude Pregliasco -. Quindi, ripeto, bisogna tenere presente questo concetto: la vera influenza dura non più di una settimana. In caso contrario si è venuta a creare una sovrainfezione batterica, oppure sono intervenute altre forme respiratorie che si protraggono nel tempo. E bisogna subito interessare il medico di famiglia”.